Prenotano un tavolo col nome “Centro Stupri”: 7 ragazzi nei guai

24.06.2020 – 13.45 – Un gruppo di sette ragazzi, appena maggiorenni, prenota un tavolo per una festicciola di compleanno presso Lignano Sabbiadoro. Il nome per la prenotazione? “Centro Stupri“.
Il gestore l’ha trascritto sul libro delle prenotazioni, l’ha riportato sul cartellino sopra il tavolo; successivamente la festa si svolge normalmente e il gruppo posta sui Social una foto dove chiaramente leggibile è il nome scelto per la prenotazione.
Il fatto però non passa inosservato agli occhi di alcuni clienti che non apprezzano la denominazione; e successivamente si viene a scoprire come foto e video del gruppo col nome “Centro Stupri” fossero stati postati sui Social, accompagnati da commenti dei ragazzi piuttosto pesanti: si va dall’istigazione di “La parte divertente è proprio lo stupro, vuoi mettere quanto è divertente”, al razzismo di “La parola negro è molto raffinata e ricorda bei tempi” all’antisemitismo di “Riapriamo i lager?”. I giovani già nei giorni scorsi avevano diffuso online alcune loro foto dove indossavano t-shirt con la stessa scritta.
Com’è prevedibile in questi tempi di straordinaria sensibilità mediatica, le parole vengono riprese e fanno il giro dei giornali online, ad opera soprattutto della giornalista Selvaggia Lucarelli.

Innocua goliardata o azione criminale? Certamente il gestore della discoteca rischia ora un provvedimento amministrativo, mentre la Questura di Udine – i ragazzi sono friulani – valuta l’ipotesi di reato di istigazione allo stupro.
I giovani, a loro volta, hanno concesso le proprie scuse formali: “Non ci sono giustificazioni. Chiediamo scusa a tutti quelli che si sono sentiti offesi”.
Se la scelta del nome e lo stesso comportamento sui Social e nella vita reale rimangono ingiustificabili, andrebbe però considerato come epiteti ed esternazioni misogine/razziste siano la norma in tante “tribù” sociali, dagli adolescenti, alle caserme, alle associazioni sportive più elitarie e/o competitive. Questo non li giustifica, né rende meno grave l’atto; ma andrebbe inserito in una riflessione generale su un certo tipo di mascolinità “tossica” e sulle sue diramazioni nella società. In questo contesto la gogna mediatica esercitata sui sette ragazzi non risolve certo la problematica, se non assolvendo a un desiderio di vendetta.