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domenica, 3 Luglio 2022

100 anni di “Lost Generation”: scrittori espatriati e poi rinati nella Parigi degli anni ’20

19.06.2020 – 07.30 – A partire da questa settimana, vi proporremo cinque incontri su Centoparole Magazine, (e dei quali daremo un’anticipazione su Triesteallnews), per onorare il centenario della Lost Generation di Parigi, che ha visto come protagonisti alcuni dei più importanti scrittori e pittori presenti ancora oggi nell’immaginario collettivo.
Per citarne solo alcuni, ricordiamo il grande maestro Ernest Hemingway, F.Scott Fitzgerlad, T.S. Elito, Ezra Pound, James Joyce, Jogn Dos Passos, Sherwood Anderson, William Faulkner, John Steinbeck, Henry Miller, Sylvia Beach e la sua Shakespeare and Company, Amedeo Modigliani, Kiki di Montparnasse, Man Ray, Picasso, Brancusi, Gertrude Stein e moltissimi altri.
Dedicheremo loro un articolo alla settimana per le prossime cinque settimane con l’obiettivo di far conoscere questo meraviglioso movimento del primo dopoguerra che si è reso simbolo indelebile di tutte le generazioni seguenti tra scrittori e artisti. Per chi lo conoscesse già, invece, daremo la possibilità di rivivere alcuni passaggi spesso tralasciati dalla storia più commerciale, per mettere in luce aspetti e personaggi che hanno segnato la storia della Lost Generation, ma purtroppo lascati spesso in disparte.
Il primo appuntamento si apre con Sylvia Beach e la sua Shakespeare and Company, la libreria che ha accolto tutti gli scrittori espatriati e ne è diventata la madre sostenitrice, a cui soprattutto James Joyce deve tutto.

Siete tutti una generazione perduta”. È così che Gertrude Stein, inconsapevolmente, segnò in modo indelebile quella che sarebbe stata la partita più intensa degli scrittori che hanno segnato la modernità della letteratura e l’abbandono dei vecchi schemi stilistici, in un periodo storico di totale perdizione come gli anni ’20 e il proibizionismo in America.
Uno fra i primi fu Ernest Hemingway con il suo primo romanzo Fiesta: the sun also rises, pubblicato nel 1926 a Parigi, a fissare sulla carta la memoria di questa etichetta: “you are all a lost generation” è l’epigrafe del romanzo, che dimostrò lo svolgersi di tutta la storia del libro.

Ma non è dell’opera di Hemingway che parliamo oggi, bensì del luogo che la ospitò insieme a tanti altri capolavori d’avanguardia: la libreria Shakespeare and Company di Sylvia Beach. Un’americana con il sogno di aprire una libreria a New York per pubblicare e vendere tutte le opere di avanguardia degli scrittori in nascita, si ritrova a dover realizzare il suo sogno a Parigi il 19 novembre del 1919 in rue de l’Odeon 12, dove gli affitti costavano pochissimo e si respirava un’aria di libertà e concessione.

Nel giro di poco tempo, la libreria di Sylvia Beach oltre a riempirsi di libri tra i più sconosciuti, divenne la casa di tutti gli scrittori d’avanguardia degli anni ’20 a Parigi, i cosiddetti “espatriati”: americani, inglesi e irlandesi allontanati dalla loro terra per cercare sollievo, fortuna, pace in terra straniera. Quale posto migliore di Parigi per accogliere questi animi stanchi e “perduti”, che passavano le loro giornate producendo vita dentro fogli di carta, su tele da pittore, in scantinati per recitare e si riunivano, senza nessun preavviso, tutti negli stessi caffè parigini, ballando swing e bevendo fiumi di alcol, la medicina dell’epoca per assordare i ricordi dei bombardamenti e di tutti gli affetti persi.

Con animi così sradicati, era necessario il bisogno di trovare un posto al sicuro, e Sylvia Beach lo creò con tutta la sua determinazione, aiutata dall’amica Adrienne, anche lei libraia di libri francesi dall’altra parte della strada. In men che non si dica, la voce si sparse per tutta Parigi, fino ad arrivare negli Stati Uniti, e moltissimi scrittori accorsero per vedere questa libreria “straniera” per scrittori “stranieri”, espatriati, in cerca di qualcosa che non sapevano ancora distinguere, ma che li avrebbe eretti a maestri di tutte le generazioni future. (Leggi l’articolo completo)

f.s

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