#StorieDiSport: Un goriziano ad Atene, l’argento di Pozzecco nel 2004

14.05.2020  – 21.16 – Fu il punto più alto della carriera di Gianmarco Pozzecco, a suo dire: l’argento olimpico di Atene 2004. Un sogno di una notte di mezza estate: inatteso, bellissimo e rivelatore. Quella spedizione, guidata da Carlo Recalcati, era arrivata in Grecia dopo aver battuto poche settimane prima gli americani in amichevole, non poteva essere un caso. Eppure quella competizione era cominciata col freno a mano: vittoria stiracchiata con la Nuova Zelanda, sconfitte con Spagna e Serbia. Andiamo ai quarti perchè strabattiamo la Cina ma qualche riserva rimane, da lì in poi l’Italia però è un crescendo: 83-70 a Portorico, poi la vittoria in semifinale contro la quotata Estonia, che spezza il sogno di una generazione intera. Contro diversi pronostici (e qualche prestazione deludente) siamo in finale, ad aspettarci c’è l’Argentina.

E gli Stati Uniti? Dopo un girone così così si erano fermati nell’altra semifinale, proprio per mano degli argentini. Guadagneranno il terzo posto, ma dopo il nostro 95-78 agli yankee di due settimane prima è cerchio che si chiude.

Già, l’Argentina. L’albiceleste arrivata nell’Attica era farcita di talento: Montecchio, Scola e, soprattutto, Manu Ginobili. Eppure l’Italia quella squadra l’aveva già affrontata nel girone, e l’aveva anche battuta, di un puto, evitando così la parte di tabellone con gli statunitensi. In finale però è un’altra storia, perdiamo 89-64 senza mai dare l’impressione di poterli impensierire.

“Abbiamo perso l’oro? No, abbiamo vinto l’argento” dirà poi Recalati, e qui entra in gioco Pozzecco. Il regista arrivò all’Olimpiade ormai ultratrentenne e nella fase discendente della propria carriera di club. I fasti di Varese erano un ricordo e anche l’immortale tinta rossa ai capelli, fatta in occasione della gara scudetto 1999 contro la Benetton Treviso, era passata.

Il Poz ad Atene non ci doveva nemmeno andare perchè un anno prima, convocato per l’Europeo, era stato cacciato, proprio da Recalcati, perchè durante il claustrale ritiro di Bormio aveva deciso una sera di uscire a riveder le stelle.

Cose da Poz, play tanto dinamico e fantasioso in campo quanto eccentrico fuori. “Charlie” però in lui credeva davvero e infatti un anno dopo lo richiama. Il goriziano lo ripagherà con prestazionni da trascinatore e una presenza carismatica sismica sul parquet. Con l’argento al collo sarà uno dei primi ad allinearsi al coach e a togliersi un sassolino: “Giocare una finale olimpica quattro anni dopo che qualcuno non mi aveva voluto a Sidney, è proprio un bella soddisfazione, alla mia età”. La formica atomica non esitò a definire quella cavalcata greca “Il momento più bello della mia carriera. La mia positiva metamorfosi in nazionale si deve un poco a me stesso ma molto a Recalcati, che mi ha dato modo di esprimermi al meglio, dandomi fiducia e infondendomi tranquillità”.

Fiducia e tranquillità, due cose di cui Pozzecco sentirà la mancanza al ritorno alla Fortitudo Bologna, dove gioca sempre meno. Non vivrà più una luna di miele come in quell’estate ateniese. In una partita nell’aprile 2005 strappa dalle mani dell’allenatore la lavagna degli schemi, gli verrà risolto il contratto.

Il resto del percorso pozzecchiano si sta illuminando anche sulla panchina. A Sassari è arrivato l’anno scorso, conquistando subito il primo trofeo europeo della società, inanellando una serie impressionante di vittorie che hanno portato i sardi a giocarsi i playoff prima e poi la finale scudetto contro la Reyer, persa ma con l’onore delle armi. La storia del vulcanico Poz è stata finora un saliscendi nel grande basket italiano ma soprattutto è ancora da scrivere.