22.05.2020 – 15.29 – È di moda, in questi giorni, prendersela con l’OMS, ricordando che molte vite avrebbero potuto essere salvate, che i ritardi sono stati molti e che i denari non vanno dati a quelle organizzazioni internazionali che poi non svolgono il loro compito in maniera adeguata. Lo fa Donald Trump, lo fa la politica italiana, lo fanno alcuni fra i governatori regionali. Che cos’ha sbagliato, l’OMS, nella gestione dell’epidemia di Covid-19?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità è l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata e responsabile delle azioni rivolte alla tutela della salute pubblica mondiale; è finanziata, in forma non obbligatoria, dagli stati che hanno deciso di aderirvi e da privati e il suo scopo statutario è quello di raggiungere l’obiettivo del “maggior livello possibile di salute di tutti i popoli”: dall’Africa equatoriale, all’Oceania, all’Europa, Cina, Giappone e Stati Uniti. Da un punto di vista finanziario è il caso innanzitutto di ricordarlo, ha un budget molto piccolo: circa due miliardi e mezzo di dollari, che deve coprire le sue spese in tutto il mondo. L’80 per cento dei fondi che arrivano all’OMS è obbligatoriamente indirizzato verso progetti specifici; negli ultimi 30 anni, non è aumentato in maniera rilevante, rimanendo grossomodo sempre costante nel momento in cui il fatturato di Google è di 160 miliardi di dollari e quello di Apple 260 miliardi, mentre quello di Raytheon (settore difesa USA) di 27 miliardi (più vicino a noi, quello di FCA è di 108 miliardi e quello di Alitalia 2,9 miliardi; lasciamo a parte le considerazioni su attivi e perdite, l’OMS per definizione dovrebbe essere sempre in pareggio e sarebbe ammissibile anche una costante perdita). In pratica, il denaro che l’OMS può utilizzare per la salute mondiale equivale al bilancio di un singolo, grosso ospedale. Trump minaccia di chiudere i rubinetti, ma i pagamenti degli Stati Uniti, che sono sempre stati (prima di Trump) oggettivamente uno dei maggiori sostenitori, sono già in arretrato (mancano all’appello 200 milioni di dollari che avrebbero dovuto già essere versati prima del Covid): le priorità, piuttosto che alla sanità, stanno andando al militare con il ‘super-duper missile’, alle Forze Stellari e alla tecnologia tesa a colmare il divario Cina-USA sul 5G. Per il Covid-19, l’OMS non ha certo potuto contare su fondi USA; gli Stati Uniti donano all’OMS molto più della Cina, indubbiamente, però non sono il maggior finanziatore dell’organizzazione, e i suoi contributi sono anch’essi sempre stati indirizzati, piuttosto che a un sostegno generale, a progetti specifici per i quali l’amministrazione americana stessa ha interesse.
Gli analisti hanno in realtà sottolineato come la reazione dell’OMS allo scoppio dell’epidemia provocata dal virus Sars-CoV-2 sia stata, nel contesto, molto buona. Donald Trump ha attaccato l’organizzazione internazionale e il suo direttore, Tedros Adhanom Ghebreyesus, già nei primi giorni di crisi statunitense, accusandola di avere gestito in modo fallimentare l’approccio iniziale, e dimenticandosi di essere stato egli stesso uno dei capi di stato che ha minimizzato di più i rischi del virus proprio nella fase iniziale; secondo l’amministrazione USA, l’OMS sarebbe sino-centrico e avrebbe addirittura nascosto informazioni alla comunità internazionale.
Tornando ai parametri di riferimento, appare difficile poter criticare l’OMS per quello che ha fatto rispetto a quello che non ha fatto nella crisi della pandemia Covid; questo una volta evidenziato come il denaro che ha a disposizione sia assolutamente e drammaticamente una frazione di quello di cui avrebbe bisogno di fronte alle responsabilità che secondo i governi dovrebbe avere. Come minimo, andrebbe raddoppiato, non sicuramente ridotto.
I principali istituti di ricerca internazionali e le comunità mediche hanno dato pieno supporto alle azioni di Tedros Adhanom Ghebreyesus, sia per la trasparenza che per la velocità, naturalmente relativa (tutto si può fare meglio) ma per niente carente secondo la comunità scientifica, con cui l’OMS ha reagito: una risposta, quella al Coronavirus, ritenuta estremamente più rapida e migliore di quella avuta nella crisi dell’Ebola in Africa occidentale nel 2014, a suo tempo definita dalla comunità medica come ‘catastrofica’. Nella crisi Covid-19, di fronte a un’innegabile iniziale mancanza di informazioni precise da parte della Cina, l’OMS ha emesso comunque raccomandazioni, molto chiare e per nulla successivamente smentite dai fatti, in materia di misure di prevenzione e severità dei rischi, e su come la comunità globale avrebbe dovuto rispondere, mantenendo successivamente aggiornamenti quotidiani e coinvolgendo molti dei responsabili internazionali dell’emergenza: Anthony Fauci, che è stato a capo della task force di Trump stesso, e Robert Redfield, direttore del CDC, fra gli altri. L’OMS ha dichiarato l’epidemia di Sars-CoV-2 una “emergenza pubblica internazionale” il 30 di gennaio, raccomandando ai governi di rafforzare le misure di distanziamento (ma mai raccomandando un ‘lockdown’ totale: Ghebreyesus stesso ha sottolineato come i potenziali effetti distruttivi del virus avrebbero potuto, di fronte a misure eccessive, essere letali per le economie e la struttura sociale delle nazioni piuttosto che per la salute, cosa che si sta puntualmente verificando), di aumentare il più possibile i test e l’individuazione puntuale dei focolai (cosa che non è stata fatta dappertutto; nei paesi europei, e nelle regioni italiane dove questo è stato fatto, i risultati sembrano essere stati molto buoni rispetto alle altre che si sono limitate alla sola quarantena), e di utilizzare come protezione il lavaggio frequente delle mani e l’igiene personale piuttosto che l’uso generalizzato di mascherine (tranne nei contesti sanitari specifici e in presenza di malati), l’efficacia delle quali negli spazi aperti non è stata ancora scientificamente dimostrata. Agli stati, l’OMS non ha inviato raccomandazioni più specifiche su come mettere in pratica le misure di isolamento e quarantena, e si è limitata a quelle generali e a osservare lo sviluppo dell’epidemia (in situazioni diverse come quella italiana e quella svedese), spiegando che allo stato attuale, in mancanza di studi consolidati e di una conoscenza più approfondita del virus stesso, poco altro si poteva fare se non cercare di dare supporto. E anche qui accuse di essere stati tardivi, e di aver mancato in febbraio (mese in cui Trump dichiarava pubblicamente che il ‘virus non costituiva un rischio serio’ e che ‘sarebbe andato tutto molto bene’) di avviare un’azione effettiva senza raccomandare il blocco dei voli fra nazione e nazione. Ancora una volta occorre tornare al punto iniziale: del virus non si sapeva quasi nulla, e per quanto riguarda il blocco dei voli (cosa che comunque l’OMS non ha competenza per fare), che il premier irlandese Leo Varadkar (che è medico), ad esempio, ha ricordato essere di bassissima efficacia, l’effetto ottenuto da alcune nazioni è stato, come aveva predetto l’OMS, il contrario a quello voluto: bloccando i voli diretti provenienti solo da alcuni paesi si è perso il tracciamento degli arrivi, e il virus ha seguito altre e insospettabili rotte. E ormai si sa che anche prima di quei voli era già presente nei paesi stessi, come in Italia o in Germania: forse già da settembre o ottobre (e in ogni caso, anche dopo il cosiddetto ‘blocco dei voli’, dagli Stati Uniti alla Cina ce ne sono stati, secondo un’indagine televisiva di ABC, almeno 3000), senza che nessun caso sospetto fosse denunciato all’OMS in quanto attribuito a una seria influenza seguita da polmonite. Secondo i ricercatori attualmente al lavoro sui vaccini, se le nazioni avessero seguito le raccomandazioni dell’OMS già da gennaio (identificazione dei casi, isolamento immediato di quei casi, tracciamento dei contatti e aumento immediato dei test in tutte le aree di focolaio), la situazione non sarebbe diventata quella che è diventata poi in marzo, al termine di errori su errori come quello di ricoverare persone già malate in ospedale o dimenticarsi delle case di riposo lasciandole da sole a decidere cosa fare.
L’OMS ha quindi sottostimato la capacità del Sars-CoV-2 di diffondersi, indicando un R0 (il noto parametro, che non è il Santo Graal così come non lo è RT diventato famoso questa settimana) più basso di quanto fosse e una letalità inferiore al reale? È certamente vero che la rapidità con cui il Coronavirus si è diffuso ha sorpreso tutti, compresa l’OMS; ed è un fatto che il fattore di letalità sia stato innalzato da una previsione inizialmente fra 1,8 e 2,3 ad addirittura quasi 5 per cento. Questo però è avvenuto dopo il disastro italiano e spagnolo (e successivamente, inglese e statunitense), e rimane ancora molto da capire sia per quanto riguarda gli errori fatti sul fronte sanitario e gestionale, sia per ciò che concerne l’impatto degli asintomatici sul calcolo e le reali cause di morte. La stragrande maggioranza delle persone morte in Italia è risultata molto anziana, e con altre patologie, spessissimo gravi; il ricalcolo finale dei parametri, reali, tipici dell’epidemia di Covid-19 (dati che si potranno conoscere l’anno prossimo) potrebbe riportare sia infettività che letalità molto vicini proprio alla stima iniziale dell’OMS.
E Taiwain, le informazioni ignorate perché la Cina si oppone all’ingresso di Taiwan stessa (isola cinese ma con governo indipendente) nell’OMS? Leggendo con attenzione si nota che la querelle fra Stati Uniti, Giappone (tradizionalmente non amico della Cina) e alcuni paesi del blocco occidentale, e l’OMS, ha toccato anche i fatti relativi a Taiwan, ex Cina nazionalista e aerea di forte interesse statunitense e anglosassone. Lo scambio di accuse fra Taiwan e OMS riguarda la sottovalutazione, da parte dell’OMS stessa, di un’allerta relativo alla possibilità di trasmissione del virus fra esseri umani, con conseguenze scarsa o nessuna attenzione da parte dell’organizzazione internazionale nei confronti degli sforzi dei ricercatori taiwanesi. Taiwan è una delle aree geografiche che comunque ha ottenuto maggior successo nel contrasto all’epidemia; l’accusa di aver sottovalutato l’allarme proveniente da Taiwan è stata rilanciata dall’amministrazione USA come prova dell’inefficienza dell’OMS. In merito a questo batti e ribatti d’accuse, Taiwan ha ufficialmente dichiarato, nella seconda settimana d’aprile, che il TCDC (centro per il controllo delle malattie locali) aveva appreso attraverso Internet, a fine 2019, di alcuni casi di ‘polmonite atipica’ in Cina, definizione tipicamente attribuita alla Sars, molto temuta in oriente (e anch’essa un Coronavirus). Di conseguenza, aveva tenuto sotto controllo la situazione e inviato il 31 dicembre 2019 un email all’OMS, richiedendo informazioni in proposito viste le numerose informazioni contrastanti circolanti, senza poter però riferire di nessun episodio fattuale di trasmissione fra esseri umani ma ricordandone la possibilità; come unica risposta, secondo Taiwan, l’OMS aveva dato indicazioni di aver informato gli esperti e di essere in attesa di un responso. Successivamente, a metà gennaio, il TCDC aveva inviato esperti a Wuhan e determinato che la trasmissione fra esseri umani poteva effettivamente avvenire. Taiwan non lamenta quindi, in effetti, un’esclusione dai canali di comunicazione dell’OMS, ma contesta il fatto che l’OMS abbia dichiarato di non aver ricevuto allarmi; e, verificando la linea temporale di reazione dell’OMS, le attività di ricerca di Taiwan e dell’OMS stessa risultano quasi sovrapposte, con eventualmente scostamento di una decina di giorni da parte dell’organizzazione internazionale nel recepimento delle informazioni da Taiwan. Non sufficienti a mutare il quadro della situazione generale. Pare più una questione di chi ha detto e fatto cosa (quindi, di prestigio politico) più che una mancanza di azione: sia Taiwan che OMS sembrano essersi mosse parallelamente e contemporaneamente.
Certo, non è un mistero che l’OMS e il suo direttore abbiano accolto con favore, prima dello scoppio della crisi, manifestazioni di interesse cinese in un aumento della partecipazione alle attività dell’organizzazione; il Giappone definisce, con spregio, l’OMS come “Organizzazione Cinese della Sanità”. Quasi sicuramente le lodi, molto aperte, nei confronti della Cina non erano necessarie, e Taiwan avrebbe potuto essere coinvolta prima. Questo comportamento ha però una spiegazione abbastanza facile, considerato il riallineamento degli equilibri globali in un’epoca in cui un declino (e bisognerà vedere fino a quale punto) degli Stati Uniti come potenza internazionale è evidente, e in cui invece la Cina sembra determinata a raggiungere l’obiettivo prefissato di diventare la nazione più potente del mondo nel 2030, anche ai danni del Giappone (l’avversario di Donald Trump è diventato invece l’Europa, e tutti questi aiuti all’Italia, promessi a ‘Giuseppi’, per ora non sono arrivati). Anche l’OMS cercava, e cerca, denaro e appoggio nel momento in cui a occidente il supporto e consenso stanno calando. Allo stesso modo si sottolinea come l’OMS sia uno dei tipici carrozzoni internazionali di dimensioni molto grandi, nei quali parcheggiare funzionari a paga altissima e operatività bassa è cosa normale; c’è un consistente fondo di verità, anche se la stessa cosa potrebbe essere detta dell’Onu, della Nato, della stessa Unione Europea (e, a livello politico, c’è chi non fa mistero di questa opinione, salvo che proposte diverse vanno ancora poi messe sul tavolo e trasformate da slogan a progetti concreti). L’OMS, così come le altre grandi organizzazioni nate in epoche d’ideali, andrebbe ripensata in ottica 2020 e non più 1960; questa è però politica internazionale, non ricerca (nella quale continuiamo, noi italiani, a investire il nulla) o salute.
Ma criticare l’organizzazione mondiale della sanità per aver rispettato, come deve fare, le leggi internazionali, e aver utilizzato, come sta facendo, un metodo scientifico (assolutamente allineato con le consuetudini e con gli strumenti di verifica delle comunità mediche), con verifiche, pubblicazioni e contro-verifiche, come base per le sue direttive e raccomandazioni alle nazioni, concentrandosi solo sui suoi difetti, suona come una grande ipocrisia, da qualsiasi parte arrivi. L’OMS sembra essere diventata a più livelli il bersaglio del benaltrismo e un capro espiatorio della politica per distrarre dalle responsabilità relative a decisioni contraddittorie, o non prese, o prese senza un passaggio parlamentare, di fronte alle conseguenze economiche che stanno per arrivare (e poter dire che è colpa di qualcun altro è, purtroppo, sempre comodo). Le nuove sfide in tema di salute, per il mondo, devono ancora arrivare: e questo potrebbe essere il momento sbagliato per fare ciascuno per conto proprio, tagliando i rubinetti delle organizzazioni internazionali e cercando di improvvisare e inventare altro a livello nazionale, come l’ospedale da 21 milioni di euro per 20 pazienti, di cui non si parla più. A Milano e Bergamo fare da soli non ha funzionato per niente; e se preferiamo delegare ad Apple, Facebook e Google, piuttosto che all’OMS, le decisioni su come monitorare la salute degli italiani, potremmo avere delle spiacevoli sorprese in futuro.
[r.s.]


