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lunedì, 4 Luglio 2022

29 Maggio 1985, 35 anni fa, la tragedia dell’Heysel

29.5.2020 – 15:00 – Bruxelles, 29 Maggio 1985, ore 19:20, allo Stadio Heysel sta per andare in scena il momento più atteso dell’anno per migliaia di tifosi e appassionati di calcio, la finale della Coppa dei Campioni. Sul campo, a completare l’allenamento pre partita, le formazioni di Juventus e Liverpool. Sugli spalti, il pubblico sta prendendo posto. Ai molti tifosi italiani giunti in ”pellegrinaggio” per assistere a quella che sarebbe dovuta essere una memorabile serata di sport, sono stati assegnati i settori M-N-O della curva opposta a quella dei tifosi inglesi, ma altri nostri connazionali, organizzatisi autonomamente, come coppie e famiglie con bambini, hanno trovato spazio nel settore Z, estremo settore della tribuna distinti, separato dalla curva dei tifosi del Liverpool. A quest’ultimi si è unita la frangia più facinorsa degli Hooligans del Chelsea, gli ‘’Headhunters’’, cacciatori di teste, noti per la loro estrema violenza.

Ad un tratto, quando il settore Z iniziò a popolarsi di tifosi italiani, le tifoserie britanniche cominciarono a spingersi in massa verso l’irrisoria rete metallica protettiva che divideva la curva dalla tribuna, caricandola con forza fino ad abbatterla.

(”Ci divideva una rete che oggi non andrebbe bene nemmeno per un pollaio” racconterà 30 anni dopo, Erik Zampieri, tifoso friulano, allora diciassettenne, uscito miracolosamente indenne dalla tragedia).

Gli Hooligans, i quali si aspettavano un’adeguata risposta al loro gesto intimidatorio da parte dei tifosi bianconeri, iniziarono a massacrare con forza gli spettatori italiani del settore Z, ignari del fatto che gli ultras juventini erano invece stati fatti confluire allo stadio nella curva opposta.

Nel caos più generale, uomini, donne e bambini italiani iniziarono a fuggire verso il campo ma la polizia belga, intervenuta per sedare i tumulti (anch’essa non curante di quanto stesse accadendo), iniziò a prenderli a manganellate, costringendoli ad ammassarsi spalle al muro alla parete in cemento della tribuna; molti rimasero feriti nel tentativo di scavalcare la recinzione, altri, rimasero schiacciati dal crollo della fatiscente muratura. Per il troppo peso, infatti, il muro di cinta crollò di sotto schiacciando con i suoi detriti decine di tifosi italiani; molti di loro, inoltre, persero la vita calpestati dalla folla in completo stato di panico la quale cercava disperatamente una via d’uscita.

Dall’altra parte dello stadio i tifosi juventini del settore N e tutti gli altri sportivi accorsi allo stadio sentirono le voci dello speaker e dei capitani delle due squadre che invitavano alla calma, senza tuttavia capire quanto fosse realmente appena accaduto. Un battaglione mobile della polizia belga, a un chilometro di distanza dallo stadio, dopo oltre mezz’ora dal crollo, giunse sul posto per ristabilire l’ordine, trovando il campo e gli spalti nel caos più totale. Il panico imperversava, i tifosi correvano fuori, dentro lo stadio e in mezzo al campo, alla disperata ricerca d’aiuto o per riabbracciare i propri cari persi nel marasma generale.

Dopo quasi un’ora e mezzo di rinvio, alle 21.40 le due squadre entrarono in campo. Si decise di giocare ugualmente la partita, poi vinta dalla Juventus. La decisione fu presa dalle forze dell’ordine belghe e dai dirigenti UEFA, per evitare l’insorgere di ulteriori tensioni, nonostante l’iniziale richiesta della società torinese di non disputarlo. La partita passerà alla storia con l’appellativo de ‘’La Coppa Insanguinata’’.

Si contarono 39 morti: 32 Italiani, 4 Belgi, 2 Francesi e 1 Irlandese. La più anziana delle vittime aveva 58 anni, la più giovane appena 10.

È alla loro memoria che oggi, come ogni giorno, dedichiamo il nostro raccoglimento, e il nostro dolore – ha commentato la Juventus sui propri canali social – perché passano gli anni, ma quella parola continua a evocare in noi, lo stesso, immutato, dolore. Heysel.

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