28.04.2020 – 10.00 – Adesso basta! Abbiamo assistito in silenzio per quasi due mesi alla chiusura forzata dei nostri pubblici esercizi, rispettando ogni limite imposto, ma ora è arrivato il momento di alzare la voce e pretendere dalle istituzioni lo stesso rispetto che noi abbiamo riservato loro dando, con rigore, alle disposizioni contente nei DPCM e nelle ordinanze”. A dichiararlo in una nota, il comitato regionale della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, in relazione all’annuncio del Premier Giuseppe Conte sulla possibile riapertura di bar e ristoranti a giugno.
“Il trattamento riservatoci in queste ultime settimane è offensivo, per nulla rispettoso. Fissare la nostra riapertura al 1 giugno significa mettere in conto senza scrupoli il fallimento di molte delle nostre aziende. Perché ad oggi, l’unica soluzione che ci è stata avanzata concretamente è la possibilità di fare dei debiti, tra l’altro ancora non disponibili. I debiti li avevamo già, non serviva che il Governo ce ne proponesse di altri. Servono risorse vere, a fondo perduto in linea con la perdita del fatturato.
“Dove è finita la grandezza di questo Paese?” Scrive FIPE FVG, “Se ce la faremo a ripartire sarà grazie al sudore e allo spirito di iniziativa di molti piccoli imprenditori, non certamente con gli aiuti di uno Stato assente, lontano anni luce dalle esigenze di un imprenditore”.
“I nostri dipendenti non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione, li abbiamo noi sulla coscienza, chiamano noi per gridare le loro difficoltà. Alcune tasse locali sono state per ora solo posticipate e non cancellate. Le spese per la locazione dei fori commerciali che occupiamo corrono, non riusciremo a sostenerle e i proprietari degli immobili non porteranno pazienza a lungo”.
“Per noi non ci sarà alcuna fase 2, perché senza turismo e con le limitazioni che ci verranno imposte non sarà possibile lavorare. Se non volete che un’intera classe imprenditoriale sparisca, che attività anche storiche falliscano, serve liquidità, serve supportare le imprese concretamente”.
“Chiediamo di riaprire le nostre attività, di lavorare in tranquillità, usando ogni strumento utile a garantire sicurezza ai nostri dipendenti e ai nostri clienti. Chiediamo chiarezza, condivisione e lo stesso rispetto che state riservando alle grandi industrie che avete già fatto ripartire. Meritiamo meno fiducia di chi gestisce il già riaperto ristorante di Montecitorio?”


