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venerdì, 1 Luglio 2022

Le Olimpiadi di Tokyo del 1964 e la nascita del Judo a Trieste

21.04.2020 – 07.30 – La pandemia di Covid-19 ha obbligato a rinviare tanti appuntamenti internazionali che si ritenevano improrogabili: tra questi le Olimpiadi di Tokyo 2020, traslate in via eccezionale al 2021.
Molti ricordano tutt’ora le Olimpiadi di Tokyo del 1964: un trionfo di sport&tecnologia per lo stato del Sol Levante, il quale dopo il “trauma” della Seconda Guerra Mondiale aveva saputo rialzarsi più forte di prima.
I giochi della XXVII Olimpiade ebbero un ruolo determinante anche per la Società Ginnastica Triestina e le sue discipline marziali; perché proprio in quest’occasione il Giappone accettò di considerare il Judo quale disciplina sportiva, trasformandolo in quel genere di competizioni nelle quali la SGT ha dato grande prova di sé.

Le origini del Judo a Trieste risalgono agli anni del Governo Militare Alleato, con una “comparsata” sul giornale “Eco della Polizia” (1952). I primi gruppi di appassionati erano autodidatti che accorrevano all’arrivo dei pescherecci giapponesi, con la speranza d’incontrare un marinaio che sapesse correggere posture, movimento e – perché no? – svelare qualche nuova mossa.
Ricordiamo tra queste prime associazioni una sezione del Circolo Aquila (1955) a Muggia; il Judo Club Akiyama (1956) all’Ippodromo di Montebello; il Judo Club Trieste all’Università (1959).
Quest’ultimo, dopo aver ottenuto dal CONI la promessa di un “tatami” e aver guadagnato l’adesione del CUS, propose alla Società Ginnastica Triestina di unire le forze.
La “lotta giapponese”, come veniva chiamata allora, entrò ufficialmente nella storia della SGT con il saggio annuale del 25 maggio 1960. Il primo capo della sezione fu Vittorio Gasparini; l’anno successivo, nel 1961, l’allenatore Carlo Mazza introdusse i primi corsi per i bambini.
Nell’occasione del centenario della Società (1863-1963), la sezione Judo, ormai riconosciuta e apprezzata grazie alle vittorie di Carlo Mazza e Riccardo Stradi, acquistò un tatami; due anni dopo (1965) Norbert Ackerman, “austriaco di Villaco”, conquistò la prima cintura nera dell’associazione; seguito nel 1968 da Alessandro Kramar, primo triestino “patoco” giunto a questi livelli.

Dietro il Maestro Palmiro Gaio, sono schierati da sinistra: Claudio Novajolli, Carlo Colombo, Luciano De Carli, Nevio Valle, Caludio Casini Paolo Pocecco, Carlo Canciani, Guglia, ?, Pierpaolo Lucchina, luglio 1963
Dal volume Claudio Novajolli, “Il Judo a Trieste. Storie dell’altro secolo”, p. 55

A partire dagli anni Sessanta, specie dopo le Olimpiadi, il Judo iniziò a essere considerato una disciplina sportiva anche per le donne; il primo campionato femminile in Italia risale al 1966, a Milano; mentre la consacrazione ufficiale avverrà con le Olimpiadi di Seul (1988).
Si tratta di un dato significativo per la Ginnastica Triestina, la quale proprio a partire dagli anni Ottanta con Erica Baroncini inizierà una fortunata carriera.
Il 1970 è un anno simbolico di svolta: la SGT infatti bandisce il TrofeoCittà di Trieste” destinato a entrare nella storia sportiva del Friuli Venezia Giulia.

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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