Telelavoro ai tempi del virus; suggerimenti e buone possibilità, con luci e ombre

09.03.2020 – 12.44 – La limitazione nella libertà di spostamento e di svolgimento delle attività professionali fa tornare protagonista, in questi giorni, la possibilità di lavorare da casa grazie alla tecnologia e a Internet. Il telelavoro, lanciato all’inizio degli anni 2000 da un accordo quadro fra le parti sociali europee, ha coinvolto negli ultimi anni via via sempre più persone, diffondendosi normalmente fra chi ha un impiego che richiede competenze specifiche e un livello di reddito elevato: un esempio tipico, l’informatica e l’ingegneria. È adatto anche ai servizi avanzati e ai settori educativi; in Italia, però, per quanto riguarda questi ultimi, c’è una forte impreparazione derivante dalla mancanza di investimenti in infrastrutture e, cosa non trascurabile, formazione specifica fatta ai docenti. L’agenda digitale della scuola è rimasta spesso una parola scritta su direttive ministeriali, ma poco applicata: l’emergenza Coronavirus l’ha ora rilanciata come possibilità, scoperchiando però un vaso di Pandora fatto di eroismo dei docenti stessi – che in molte situazioni, fra un Google Classroom e una lezione preparata in Powerpoint, si stanno inventando un modo per fronteggiare l’emergenza – e una carenza profonda del ‘sistema scuola’ italiano nei confronti della tecnologia e delle metodologie di apprendimento a distanza. A nozze coi fichi secchi, come sempre, è difficile andare: nel frattempo, si cerca di fare del proprio meglio.

Al di fuori della scuola e tornando all’azienda e alla libera professione, sono gli uomini, più delle donne, a ‘telelavorare’, e in Italia il telelavoro e lo Smart Working – i cosiddetti spazi di lavoro variabili, ovvero uffici aperti dove il personale lavora a rotazione e senza orario rigido – riguarda quasi esclusivamente il settore privato. ‘Telelavorare’ è chiaramente molto diverso da prestare la propria opera in una sede di lavoro, e proviamo a dare alcuni consigli.

  • Per prima cosa, concordate con il datore di lavoro che cosa si può effettivamente fare in telelavoro, e come può esser fatto. È un passo fondamentale, perché con il lavoro fatto via Internet, in Italia, non siamo per niente familiari: mancano i dispositivi, e mancano effettivamente le infrastrutture (il 5G potrà renderci più ‘Smart’, quando sarà diventato operativo), ma più di esse manca la cultura e lo Smart Working non è mai stato veramente incentivato dalle aziende tranne nei casi di quelle più grandi. Gli obiettivi di un lavoro ‘Smart’ vanno definiti giorno dopo giorno, tenendo presente la realtà, ed è necessario tenersi in stretto contatto con superiori, colleghi e clienti, creando una rete di relazioni di nuovo tipo;
  • Se si lavora da casa, non lavorate dal divano, e neanche dal tavolo della cucina. È molto importante creare una postazione di lavoro adatta, adeguatamente illuminata, con una seduta ergonomica e lontana dal rumore e dalla confusione della giornata. Pensare di poter far tutto standosene seduti in terrazzo e sorseggiando un drink è una bella visione da film: la realtà è diversa. È molto importante, inoltre, avere anche a disposizione un dispositivo audio viva voce di buona qualità, che permetta il lavoro a mani libere e anche di alzarsi e muovere un po’ le gambe pur continuando a parlare al telefono con i colleghi; la cuffia isola troppo dall’ambiente
  • Obbligatevi a definire e seguire una routine: mantenere buone abitudini vi aiuterà. Svegliatevi e alzatevi alla solita ora. Il caffè e la colazione, alla solita ora; il pranzo alla solita ora, come se foste in ufficio: è un rituale a cui molti sono abituati, rinunciarvi vuol dire, dopo un po’, ‘sballare’ e ritrovarsi con lavoro arretrato fatto alle nove di sera, pranzo fatto alle tre di pomeriggio, caffè bevuto alla scrivania in quantità industriali e una sensazione addosso che tutto sia diventato insolito e straniero. E non dimenticate di fare quattro passi: anche ai tempi del Coronavirus, una bocca d’aria e la luce del sole sono importanti; ‘restate a casa’ va letto nel modo giusto, significa limitate i contatti fisici e i viaggi alle strette necessità, e non andate in luoghi affollati, non vuol dire chiudetevi in cantina;
  • Vestitevi: non sedetevi di fronte al computer in pigiama. Può capitare, soprattutto all’inizio, ma ricordatevi che distinguere il lavoro dalla vita familiare è importante e l’abito fa un po’ il monaco. Vestirvi come se doveste andare in ufficio vi aiuterà nell’arco della giornata;
  • Non confondete il fatto che state lavorando da casa con l’essere a casa. Se i figli hanno bisogno di attenzione, è il momento dei figli; se vi sentite stanchi, è il momento di staccare dal lavoro. Il telelavoro da casa va concordato e gestito assieme alla famiglia proprio come se si trattasse di lavoro normale. Condividete le vostre preoccupazioni con amici e colleghi; se state lavorando da casa a causa del Coronavirus, si tratta di una situazione eccezionale, che non durerà a lungo e che non deve diventare il centro dei vostri pensieri, meno che meno un’ossessione da Facebook;
  • I contatti con le altre persone sono fondamentali per evitare la sensazione di isolamento, lo stress e la depressione che potrebbero purtroppo presentarsi. In tutte le forme di telelavoro, e più in generale lavorando da soli e senza colleghi, la sensazione di isolamento prima o dopo colpisce, ed è necessario fare grande attenzione. Parlatene con i vostri colleghi, parlate con il vostro superiore, con i vostri amici. In ufficio o in negozio lo fareste continuamente, magari solo per una battuta che riesce a sdrammatizzare una situazione altrimenti complessa: fatelo lo stesso. Telefonate. Fate una video chiamata: anche per questo è importante essere vestiti e non in pigiama, e in una stanza dedicata al lavoro, sullo sfondo della quale non ci sia Winnie The Pooh che vi fa tanta compagnia ma che può mettervi in imbarazzo in una chat video su Skype

Le buone abitudini del telelavoro possono mitigare, ma non eliminare, purtroppo, due rischi molto concreti: che il lavoratore da remoto si senta alienato dalla comunità degli altri lavoratori, e che la visibilità del proprio lavoro diminuisca, di fatto riducendo o eliminando le sue possibilità di carriera, formazione e avanzamento compresi i premi economici e i benefit: chi ‘telelavora’, alla lunga tende a guadagnare di meno. Ogni uomo e ogni donna hanno una personalità complessa e diversa da quella degli altri e se è vero quindi che il telelavoro potenzialmente migliora le prestazioni e il risultato per l’azienda, può essere utilizzato in situazioni di emergenza di breve durata e permette al lavoratore di gestire in maniera più flessibile il carico delle attività facilitando anche il ritorno al lavoro dal congedo di maternità, dall’altra è stato causa diretta o indiretta di numerosi casi di sindrome da Burnout e di depressione. Per fare un bilancio è ancora molto presto.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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