09.03.2020 – 16.26 – “In questi giorni di emergenza Coronavirus, la segreteria territoriale Fsi-Usae Giuliana Isontina che rappresento ha seguito con particolare attenzione il susseguirsi delle notizie ed ha veicolato le comunicazioni degli enti istituzionalmente preposti verso i cittadini ed i colleghi della sanità, ma desidero sviluppare alcune osservazioni. Le politiche di riduzioni e di tagli, di accorpamenti e di razionalizzazioni messe in atto negli ultimi anni hanno determinato un abbattimento dei posti letto disponibili e come già più volte denunciato, anche un ridimensionamento del personale e gravato di criticità molti servizi, ed è plausibile pensare che bisogna rivedere questi standard per garantire da un lato il corretto funzionamento del sistema salute anche e in previsione di possibili futuri scenari epidemici, e dall’altro, prevedere di aumentare l’offerta di prestazioni che consentirebbe di abbattere i tempi delle liste di attesa di esami ed interventi. Ed in questo contesto, poi, si dovrebbe pianificare un’accelerazione dell’iter necessario all’attivazione del numero 116117 e della riattivazione della centrale operativa del 118 di Trieste, che se già attivate e funzionanti avrebbero potuto alleggerire il carico di lavoro delle sale operative garantendo sicurezza e tempestività nelle risposte”.
“Provvedimenti questi che, contestualizzati in un più ampio progetto di rete, che Trieste già possedeva, unitamente ad un investimento in termini di risorse, tecnologie e personale, idonei a gestire la presa in carico del paziente al proprio domicilio garantirebbe risparmi in termini di costi di ospedalizzazione perché l’utente che trova risposta sul territorio evita di recarsi all’ospedale e gravare poi sulle statistiche degli accessi cosiddetti impropri, ed anche risparmi in termini di tempi di attesa nei pronto soccorsi.
Un impegno, quello della riapertura della centrale operativa del 118 di Trieste, che questa Segreteria ha assunto congiuntamente al progetto di creare la nuova sede all’interno del porto vecchio già da parecchi anni e che si è sviluppato grazie alla condivisione delle idee e dei progetti con la politica.
In queste giornate in cui le notizie sul corona virus tengono banco, fa specie, il susseguirsi di post sui social media, di elogio al personale sanitario anche se le statistiche denunciano invece un trend in crescita di aggressioni nei confronti di medici, infermieri e personale addetto al pronto soccorso e/o dei servizi di emergenza territoriale; e meriterebbe un’ analisi approfondita anche il fatto di aver delle sale d’aspetto del triage vuote con tanto di fotografie postate un po’ ovunque anche con commenti, in certi casi, sarcastici.
È opinione del sottoscritto che bisogna perseguire politiche volte a ridare davvero dignità ed orgoglio ai lavoratori della sanità pubblica troppo spesso vittime di aggressioni fisiche e verbali, di smarrimento e scarsa valorizzazione, di stress che determinano perdita di fiducia, frustrazione e nei casi più gravi anche la sindrome di burn-out.
È quindi necessario valorizzare per davvero i gli operatori mediante la sottoscrizione di contratti migliori a livello economico ed anche e soprattutto di welfare, adottare i provvedimenti necessari alla tutela del personale a fronte di casi di violenza, acquisire e valorizzare tutte le professionalità che poi vanno ad interagire in equipe multi-professionali e multi-disciplinari che sono il vanto del nostro servizio sanitario.
Ed in questi giorni, per il tramite della segreteria regionale abbiamo richiesto al Presidente della Regione ed all’ Assessore Riccardi affinché si possa metter in atto nuove acquisizioni di personale, e nuovi strumenti per le famiglie degli operatori della sanità quali bonus baby sitter fino a 600 euro, copertura economica del 100% dei congedi parentali (siano essi al 30% che senza assegno) ed un nuovo permesso retribuito per motivi inerenti all’emergenza COVID-19”.
“Al posto dei like, dei selfie, alla politica chiediamo azioni concrete di salvaguardia del servizio sanitario pubblico che ha dimostrato e che dimostra sempre di esser il baluardo su cui si fonda l’articolo 32 della Costituzione. Lavoratori e lavoratrici hanno il diritto che il loro lavoro venga riconosciuto ogni giorno”.
[c.s.]


