Regno Unito, lavoratori autonomi: fino all’80 per cento pagato per tre mesi dallo Stato

26.03.2020 – 20.29 – Mentre discutiamo di App per tracciare i cittadini e rinforzare così le misure (prive di ‘piano b’ di qualsiasi tipo) del “io resto a casa”, trascurando però la mediazione culturale, forse dimenticando che il cittadino italiano (abituato al contante, alla coda alle poste, al biglietto dell’autobus di carta, alla prenotazione fatta al telefono) è molto diverso dal coreano (dove tutto, quasi anche l’aria che si respira e l’acqua che si beve, è elettronico), e rischiando così di vanificare mesi, lavoro e denaro speso per queste nuove App del cellulare semplicemente perché il cellulare è rimasto in ufficio o in appartamento, il premier Giuseppe Conte torna dall’Europa senza buone notizie e senza firmare la bozza d’accordo: ultimatum di 10 giorni, “Se è così, facciamo da soli”. Magari fino al prossimo decreto, o al nuovo passaggio del furgone con gli altoparlanti – quello che dice di restare in casa (chiedendoci quanto potremo durare: ma non per paura del virus, per timore di non trovare più un lavoro una volta usciti). Mancano protocolli e indicazioni di comportamento, mancano misure che siano una valvola di sfogo e che consentano di uscire – in maniera regolamentata, ma almeno in qualche maniera; mancano i dispositivi di protezione per gli addetti alla sanità, mancano i tamponi fatti a tutti i soggetti a rischio, e manca per ora l’ipotizzato calo della curva di crescita dei contagi, le famose 2 o 3 settimane che erano state alla base del “coraggio, facciamo uno sforzo” – “dovete stare in casa” gridato forte. Si spostano in là, diventano una finestra di tempo incerta, come tutto il resto.

Fermiamoci qui, e spostiamoci oltremanica, per dare un metro di paragone riferendoci a una nazione, il Regno Unito, alla quale in un certo modo da triestini siamo vicini. Dal Times arriva la notizia che il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak fa ancora una mossa, chiudendo il cerchio: occorrerà aspettare fino a giugno, ma i lavoratori autonomi del Regno Unito riceveranno dal governo un sostegno finanziario pari all’80 per cento dei loro profitti, per tre mesi, fino a un massimo di 2500 sterline (circa 2700 euro). Questa misura sarà valida per chi ha un profitto fino a 50mila sterline l’anno (circa 55mila euro), andando così a coprire, si stima, una platea del 95 per cento dei professionisti e di chi lavora con la locale partita IVA. Sarà direttamente il governo di Sua Maestà a contattare gli autonomi: la domanda verrà presentata online e il sostegno economico versato direttamente sul conto in banca. Il provvedimento, secondo Sunak, è stato motivato dai timori che il governo di Boris Johnson ha relativamente al flusso di denaro liquido che questa fascia di lavoratori ha a disposizione, e quindi dell’autonomia prima che la crisi li lasci senza possibilità di sostentamento: la stessa paura che attanaglia le partite IVA italiane, alle quali nessuno ha ancora dato rassicurazioni degne di questo nome. “Non saremo in grado”, ha detto Sunak, “di proteggere tutti, o salvare tutte le attività. Ma sono convinto che le misure che stiamo mettendo in piedi forniranno supporto a milioni di famiglie”. Così Londra; Roma non è ancora in linea. Sullo sfondo, lo spettro di una patrimoniale per tenere a galla un paese allo stremo.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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