12.03.2020 – 11.45 – In un momento in cui si fa via via sempre più difficile attraversare i confini nazionali e muoversi liberamente tra un Paese e l’altro, la scienza ed il progresso insegnano ancora una volta come la sinergia e la collaborazione transnazionale siano in grado di condurre ad importanti risultati che riguardano un futuro condiviso.
E’ questo il caso del progetto internazionale del reattore sperimentale Iter, destinato a dimostrare la fattibilità della fusione nucleare, imitando i processi che avvengono nel cuore delle stelle, al fine di produrre energia pulita. Si tratta di una grande ed importante sfida internazionale, che coinvolge ben 140 istituti di 34 paesi con la partecipazione di numerosi centri di ricerca, nonché università ed industrie dell’Unione Europea, Giappone, Federazione Russa, Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e India.
L’Italia si trova in prima linea nel progetto, in quanto costruttrice di 10 dei 18 magneti superconduttori della macchina, nonché dell’acceleratore di fasci neutri che permetterà di dare il via al processo di fusione. Altri nove – uno di quelli italiani è di ricambio – saranno realizzati dal Giappone.
Il supermagnete italiano è ora ufficialmente pronto a partire per la Francia (dove si trova il reattore sperimentale), una gigantesca bobina, frutto della collaborazione tra industria, Enea e l’agenzia dell’Unione Europea F4E – Fusion For Energy, realizzata nello stabilimento della Asg Superconductors a La Spezia, e che nel novembre 2017 ha intrapreso la prima parte del suo viaggio verso Porto Marghera, dove negli stabilimenti della Simic è stata rivestita con una ‘corazza’ protettiva in acciaio.
Nello specifico il magnete sarà il primo delle 18 bobine per il campo toroidale e sarà anche il primo componente di provenienza Ue di tale grandezza a essere consegnato per il progetto.
Si prevede che Iter possa cominciare a funzionare nel 2025; dopo almeno cinque anni di test e dati, nel 2030 si potrebbe passare alla fase sperimentale vera e propria e quindi al dimostratore tecnologico Demo. Nel 2050 tutto potrebbe essere pronto per realizzare un vero e proprio reattore a fusione destinato a produrre energia su larga scala.
(Fonte: Ansa, Il Sole 24 Ore)


