Il tempo (prezioso) del Coronavirus: la parola a Giorgio Tamburini

14.03.2020 – 12.20 – È banale ricordare che occorre fare di necessità virtù.
Lungi dall’elencare tutte le oppo
rtunità che si aprono, per fortuna, mentre molte altre si chiudono e tutti, alcuni molto più di altri, soffrono le conseguenze dell’epidemia, soffermiamoci un attimo sui nostri bambini confinati a casa.
Ci sono due aspe
tti della questione: come rispondere alle loro domande e affrontare le loro paure, da una parte; e come impiegare questo tempo lungo, inatteso, del tutto particolare e forse irrepetibile nella sua mescolanza di costrizione e nuove libertà.
Rispondere alle domande e affrontare le paure ci costringe — nonni, genitori, operatori dell’infanzia — a esercitare la fantasia ma anche la capacità di cercare spunti, in quello che ci può offrire la Rete, qualche amico, o anche in noi stessi, per raccontare la storia dell’epidemia ai nostri bambini, spiegare cos’è un virus, come si trasmette, perché ci si deve “distanziare”, e magari cosa è un vaccino e come funziona.

È più che possibile che, cercando di qua e di là, chiedendo a chi ne sa di più, e trovando le parole (e i disegni!) per spiegare quanto accade ai nostri bambini, chiariremo qualche idea anche a noi.
Un po’ di tempo se ne può andare cosi, mentre ci improvvisiamo maestri. E nel rimanente?Ve lo raccontiamo in questo breve video, che abbiamo chiamato proprio Il tempo (prezioso) del Coronavirus”.

Ci si può fare venire qualche idea da soli, sarà più divertente, ed è la cosa migliore che si possa fare.
Ad esempio cercare tra le cose vecchie, e trovare qualcosa da mostrare ai nostri bambini di come eravamo, come giocavamo, dove siamo andati.
Leggere assieme, guardare atlanti e viaggiare per i Paesi (anche quelli dove c’è il virus!)
o, perché no?, sfogliare un libro di cucina.
O ancora sentire musica, scegliendo quello che ci piace e che può piacere.
Giocare
con giochi vecchi, giochi nuovi o anche nessun gioco, solo quello che troviamo in giro: tappi di sughero, scatole di cartone, spaghi, carta colorata, colla, plastilina.
Guardare dalla finestra e commentare, quello che si vede e quello che non si vede più.
Uscire, correre, non tutti gli spazi sono affollati, nei più belli spesso non c’è nessuno. Usare, questa volta bene, il cellulare, per chiamare i nonni e chiedere come stanno, o l’amico della scuola.
Insomma, non bisogna per forza ricorrere alle cose pronte, video, audio o altro.

Torneremo, prima o poi, alla vita di prima.
Anzi, no, non sarà più q
uella di prima.
Per tanti motivi ma anche perché avremo scoperto un tempo, un tempo lungo da riempire, o anche da lasciare scorrere, più lent
amente del solito.
Con i nostri bambini.
Che se ne ricorderanno a lungo.

Giorgio Tamburlini è il cofondatore e il presidente del Centro per la Salute del Bambino di Trieste ed è anche consulente per l’OMS e per l’UNICEF per i programmi sullo sviluppo infantile precoce.
Ma Giorgio Tamburliniè prima di tutto un pediatra, che ha a cuore il benessere dei più piccoli.
Per questo in questi giorni nuovi, per certi versi strani, in cui ciascuno è chiamato a reinventarsi la propria quotidianità, ha pensato di rivolgere un messaggio ai genitori e ai nonni, quei grandi che hanno la responsabilità di gestire e organizzare questo tempo per i bambini e le bambine.
Un tempo che nonostante le apparenze può rivelarsi prezioso.
Perché può essere un tempo di relazioni e di creatività.

[c.s]

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