18.03.2020 – 08.55 – La pandemia del Coronavirus ha ormai travolto gli Stati Uniti; e in quest’ambito tante sono le produzioni di cinema e videogiochi costrette a un improvviso blocco. In questo panorama “malato” per l’industria dell’intrattenimento, spicca però un’eccezione; ed è lo scrittore George RR Martin, il quale, costretto all’isolamento, ha ritrovato l’energia per scrivere l’ormai Godot(tiano) – nella misura in cui lo aspettiamo, ma mai arriverà – “Winds of Winter“. Il “Tolkien americano” nei decenni scorsi passava infatti il suo tempo dall’inaugurare una nuova Convention, al collaborare all’adattamento della serie tv; dal benedire il nuovo gioco da tavolo tratto dalle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, allo scrivere spin-off e antologie parallele all’opera principale. E proprio a causa dei continui viaggi e impegni, come egli stesso aveva ammesso, Martin non aveva avuto modo di continuare a scrivere. O, per i fan più maliziosi, non ne aveva avuto l’energia.
È dalle pagine del suo blog ormai pluridecennale che Martin ha comunicato di aver ripreso a scrivere, rassicurando nel frattempo sulle sue condizioni di salute. Martin rientra infatti nella categoria a rischio, esseno nato nel 1948 e avendo – come possiamo scriverlo? – un naturale amore per il cibo.
“Per tutti quelli che si stanno preoccupando per me… Sì, sono consapevole di far parte della fetta di popolazione più vulnerabile al virus, vista la mia età e la mia condizione fisica. Al momento però sto bene e qui stiamo prendendo tutte le precauzioni del caso. Sono da solo in isolamento, in un posto lontano. C’è solo un membro del mio staff, ma non esco e non vedo nessuno. A dire la verità, sto passando più tempo a Westeros che nel mondo reale, visto che sto scrivendo ogni giorno. Le cose si stanno facendo abbastanza toste nei Sette Regni… Ma forse non tanto quanto lo è la situazione qui“.
Già prima che l’emergenza iniziasse, Martin si era ritirato in quello che definisce il suo “bunker”, una baita in montagna, isolata dall’umanità.
Lo scrittore ha poi ricordato quale futuro immaginasse la fantascienza della sua infanzia e lo ha paragonato all’infausto presente:
“Ci sono giorni in cui, vedendo i notiziari, non posso fare a meno di pensare che ci troviamo tutti in un racconto di fantascienza. Tuttavia non è questo, ahimè, il tipo di fantascienza in cui sognavo di vivere quando ero un bambino. Immaginavo città sulla Luna, colonie su Marte, robot domestici programmati secondo le tre leggi della robotica e macchine volanti. Le storie sulle pandemie non mi sono mai piaciute poi così tanto… Speriamo di riuscire a superare tutto quanto sani e salvi.
Statemi bene, amici miei. Meglio stare in sicurezza ora che dispiacersi poi“.
Fonte: “Strange days“, Not a Blog, 17 marzo 2020.


