18.03.2020 – 14.01 – Cancellazioni, in alcuni degli alberghi, fino al 100 per cento, con una media di oltre il 60 per cento dal 3 al 9 di marzo 2020, e Marriott, la più grande catena del mondo (fra i suoi gioielli, a Trieste spicca il Falisia Resort di Portopiccolo), inizia a mettere i suoi dipendenti in congedo con la prospettiva di licenziamento. E sono, potenzialmente, decine di migliaia in tutto il mondo, di fronte al prosciugamento totale delle fonti di guadagno causata dallo stop nei viaggi e dalla chiusura delle attività commerciali e dei confini, misure che si confrontano con la mancanza di previsione certa sul periodo in cui saranno disponibili cure e vaccini.
La politica di riduzione del personale di Marriott, che gestisce 2mila proprietà (che salgono a oltre 7mila includendo anche gli altri brand della catena, fra i quali Sheraton, e 560mila stanze in tutto il mondo, si distribuirà su tutti i livelli, dal personale delle pulizie ai direttori; per ora, l’unico settore esente dai tagli sarà quello Corporate di coordinamento, ma la società ha già iniziato a chiudere alcune delle sue strutture, e che cosa questo possa significare in termini anche di perdita del valore strategico e di deprezzamento degli immobili è facilmente immaginabile. Eppure, non c’è niente che si possa fare: la paura dei viaggi una volta radicatasi non se ne andrà l’indomani della riapertura degli aeroporti, ed è molto probabile che perduri anche ben oltre la data di disponibilità di un vaccino per Covid-19. “L’impatto complessivo”, ha dichiarato il portavoce di Marriot alla CNN, “è difficile da prevedere, vista la fluidità della situazione. Rimaniamo fiduciosi nelle nostre prospettive di lungo periodo. Questo è molto probabilmente l’inizio di un brutto momento che diventerà peggiore prima di migliorare”.
[c.s.]


