25.03.2020 – 07.30 – Ricorreva il 25 marzo 1871 quando venne posta la prima pietra della Società Ginnastica Triestina. L’associazione sportiva sceglieva di costruire una sua palestra, dopo decenni di sedi temporanee: una scelta coraggiosa, destinata a sopravvivere tutt’oggi, centoquarantanove anni dopo.
In quest’occasione venne sepolta una pergamena commemorativa, della quale si conserva una copia nel Museo: ricordava la data – 19 marzo, in seguito traslata al 25 – e il ruolo della palestra “per ginnastici ludi”. Senza dimenticare il motto originario: “Mente sana in corpo sano”.
L’edificio sociale fu progettato dall’architetto Feliciano Vittori, mentre i pochi affreschi sopravvissuti, ammirabili nell’atrio storico, sono dovuti alla maestria di Napoleone Cozzi, un “regnicolo” esperto spadaccino che lavorava come pittore.
Com’era moda a quei tempi, l’edificio era funzionale, ma esteticamente piacevole: l’esiguità dei fondi a disposizione non aveva impedito un forte gusto architettonico che ricordava un po’ un castello, un po’ una villa. Non a caso, perché Vittori aveva costruito a Trieste rispettivamente la residenza di Angelo Valerio (ex Villa Sevastopulo) adesso nota come edificio “N” dell’Università di Trieste e la Villa per la Regina Nugent (Via Moncolano 10).

I costi della costruzione vennero coperti grazie a un anticipo di 32mila corone di uno dei soci, Enrico Rieter, che aveva proposto il luogo, in via del Farneto (ora via Ginnastica); e in secondo luogo grazie all’emissione di 1500 buoni di 10 fiorini ciascuno che venivano sottoscritti dagli stessi soci. Una partecipazione dunque “dal basso” senza particolari appoggi di istituzioni o enti governativi: erano stati gli stessi soci della SGT a trasformare in realtà il sogno.
La palestra, completata il 17 settembre 1871, rimane ad ora il nucleo della SGT: un unicum tra le associazioni sportive ultracentenarie che difficilmente mantengono la sede originaria.


