18.02.2020 – 12.00 – La Trieste dei “buchi neri”: zone d’ombra dimenticate, immobilizzate in un limbo urbanistico colmo di contraddizioni.
Un dibattito acceso che sarà argomento principale del nuovo incontro pubblico promosso dalla Rete civica Un’altra città e in particolare dal Tavolo qualità dell’ambiente urbano e Porto vecchio, che si è costituito un anno fa e ha promosso nel dicembre 2019 l’evento “Porto vecchio impresa collettiva”.
Venerdì 21 febbraio alle 18 al Teatro Miela di Trieste per discutere insieme dei fantomatici Buchi neri e delle strategie di sviluppo della città, con l’obiettivo di condividere un aggiornamento sullo stato delle cose e restituire i contenuti dei tavoli di lavoro di dicembre, vere e proprie strategie per lo sviluppo della città.
Focus fondamentale lo si avrà sulle zone scure di Trieste, che rendono tangibile lo strato urbano soggetto a decadenza e declino, che sono state mappate dalla nuova pubblicazione promossa da Un’altra città e curata dall’architetto Roberto DAmbrosi.
Sono ben 90 i “buchi neri” rilevati dalle indagine svolte; dalla Caserma di via Rossetti a Palazzo Parisi, dalla Rotonda Pancera a Palazzo Kalister in Piazza Liberta’ e Palazzo Carciotti, passando per il Campo Profughi di Padriciano, Piazzale Gretta, l’ex Ippodromo e l’ex Aci, il palazzo delle Ferrovie, via Udine, l’Urban Center, l’Autopark Belvedere, il Tram di Opicina e decine di altri siti progettati e abbandonati a se stessi, o mai definitivamente realizzati, e per i quali ad oggi manca qualsiasi prospettiva di riconversione/rigenerazione urbana.
Un elenco sterminato di opere, edifici e progetti, fino a coprire una superficie di oltre 850mila metri quadrati “sottratti” all’utilizzo pubblico (pari per estensione all’area del Porto Vecchio).
Ma nel corso dell’incontro si parlerà ancora e soprattutto del Porto vecchio: centro nevralgico pregno di potenzialità e utilizzi.
L’incontro, presentato da Marcela Serli, sarà introdotti da William Starc, che aggiornerà sullo stato di avanzamento dei lavori.
Il dossier sui Buchi Neri sarà illustrato da Roberto Dambrosi con Anna Laura Govoni e un contributo metodologico di Giovanni Fraziano.
Subito dopo si aprirà, con Riccardo Laterza e Gaia Novati, il resoconto sui tavoli di lavoro dedicati alle strategie per lo sviluppo della città.
Dagli 8 tavoli di lavoro avviati a dicembre, con la riflessione di centinaia di cittadini, sono emerse tre direttrici: Porto Vecchio come laboratorio per la sostenibilità e la qualità della vita cittadina, anche in risposta alla crisi climatica, a una maggiore accessibilità, a spazi pubblici di qualità; in chiave dialettica fra Porto Vecchio e sviluppo economico e produttivo, in connessione con eccellenze cittadine come il sistema della ricerca e il mondo della cultura.
E infine con la visione di Porto Vecchio quale ponte verso l’Europa e il Mediterraneo, spazio che ospita occasioni di incontro, confronto e cooperazione con mondi vicini e lontani, per riportare la città al centro di un’area vasta collocata tra Mediterraneo, Mitteleuropa e Oriente.


