28.02.2020 – 07.34 – Mentre la Regione Friuli Venezia Giulia sembra intenzionata a ritornare gradualmente alla normalità il primo marzo 2020, la Slovenia sta adottando misure di prevenzione già familiari all’Italia e alla Cina. Intanto il governo ha ribadito che il confine rimarrà aperto; allo stadio attuale, ovvero alle ore serali del 27 febbraio 2020, non si registrano ancora casi ufficiali di Coronavirus nella vicina Repubblica.
Il Ministro della Salute, Aleš Šabeder, ha annunciato che mascherine, guanti, copri scarpe e indumenti protettivi sono già disponibili per un’eventuale emergenza; tuttavia solo per gli operatori sanitari negli ospedali.
Il Primo Ministro uscente Marjan Šarec ha confermato che le “riserve strategiche” sono riservate allo staff medico: “Prima dobbiamo proteggere i nostri lavoratori pubblici, in modo che possano aiutare in modo efficace i cittadini“.
Intanto l’azienda “Labena” ha donato 100mila mascherine protettive all’ospedale UKC di Lubiana che ha ribadito che ricorrerà alle scorte “statali” solo in extrema ratio.
L’ex Primo Ministro Šarec ha criticato la vicina Croazia per la scelta di regolare gli accessi via terra attraverso controlli che stanno causando lunghe code: preoccupa in particolare “il danno economico“. Šarec teme in maniera esplicita che se si scateni il panico si verifichi il classico “effetto Domino” in Psicologia, del quale Trieste ha avuto un saggio con l’assalto ai supermercati e alle farmacie. A questo riguardo è già stato confermato come molti sloveni abbiano accumulato provviste e/o eseguito ingenti prelievi in banca.
Il Coronavirus non sembra però ancora preoccupare a un livello paragonabile all’Italia: non sono ancora stati cancellati importanti eventi come lo Ski Jumping World Cup a Planica. Il premier uscente Šarec vorrebbe infatti decidere caso per caso.


