Sesso. Innovazione poetica

22.1.2020 – 11:32 – Si, ora scrivo come se non arrivassi a domani. Quell’atmosfera un po’ nera, anche misteriosa, ma chiara, di chi non ha nulla da perdere. Ci mettiamo sempre nelle migliori condizioni per non perdere qualcosa, chissà poi cosa. Ma bisogna anche lasciare domande, spazi e quindi non dirò tutto. Come quelli che se ne vanno senza avvisare. C’era una poesia di Sandro Penna che diceva “Il problema sessuale/prende tutta la mia vita/che sia un bene sia un male/me lo chiedo a ogni uscita”, avevo la supponenza di pensare che sarebbe l’unico verso che avrei cambiato, sostituendo
“problema” con “sistema”. Ora non sono più così convinto. Il sesso. Anche qui, libri e libri, mondi profondissimi. Di rinuncia, di estremismo e di trascendenza. Mi dispiace ora pensare che con la ragazza avevo in mente nella lista infinita di cose da fare, di dedicarci momenti di trascendenza, amandoci così tanto che poteva solo succedere qualcosa di inconcepibile. L’essenza del settimo chakra, il colore viola nella stanza, i respiri sincronizzati, la concentrazione a tutti i sensi e andare ancora di più in estasi di quando lo si faceva le altre volte. E invece, evidentemente ho e abbiamo rinviato così tanto che in 7 anni così non l’abbiamo mai fatto. A dare un motivo di questo si potrebbe vedere miriadi di possibilità. Ricordo che quando scattarono degli sguardi intensissimi, eroticissimi e di un’apertura a quel “fare l’Amore” di fusione e unione, oltre e più oltre alla fisicità, avevo così desiderio di celebrarlo che quel momento non mi pareva mai il migliore possibile. E rinviavo. Cerebrale e celebrativo. In questa vita leggenda, meglio di un letto era l’Amore mio dolce, la mia sacerdotessa, la mia donna (mai pensato alla possessione, tutti gli aggettivi sono usati per sottolineare il rapporto intimo fra di noi) in uno chalet caldo mentre fuori nevica o proprio sulla neve o in un bosco in primavera, davanti un falò e luna e mare… Comunque sia anche la naturalezza e spontaneità senza cornice di questa poesia leggenda sarebbe andata più
che bene. Oppure è giusto così. Non era Lei, direbbe un positivo.

Comunque sia, non che la voracità, spontanea, fulminea, fisica, tesa, dura voglia non
si manifesti, anzi… pure troppo, in una modalità simile al modo di mangiare. Così
faceva la ragazza di un mio amico, mi ha raccontato l’altro giorno, studiava i ragazzi
da come mangiavano per capire come si sarebbero poi comportati a letto. Chi mangiava prima le cose più buone per lasciare le altre cose alla fine, chi faceva il contrario, chi mangiava con ingordigia, chi gustava con calma le diverse portate, chi ordinava in bianco senza contorni. E anche qui, si apre un mondo. Del sesso si potrebbe parlare intere giornate, chi lo considera parte integrante, chi parte marginale, a chi non suscita interesse e stimolo, a chi lo vive costantemente. Sappiamo che la sublimazione, quindi la trasformazione dell’energia sessuale in altri obiettivi come l’arte stessa, è stata ed è fondamentale in tutti i processi. Interessante, come si diceva nel primo articolo di questa
rubrica, quanto la poesia e la follia sia associare molteplici significati alle cose ed
uscire dalla parte razionale,come nell’Amore e nella Bellezza, la via principale per
avvicinarsi così alla vera essenza di noi. Bene, cos’è il sesso, se non lo squassarsi,
l’uscire da noi, liberarsi e sperimentare, tirarsi e legarsi, creare e immaginare, toccare e
affondare, entrare, prendere, dare e togliere.
Ognuno ha le sue fantasie, associazioni e simbolismi che gli fanno scorrere i brividi ed eccitare già solo al pensiero. Un tuffo sul perché piaccia qualcosa o qualche situazione in particolare rispetto ad altre, è un viaggio profondo che forse non tutti hanno fatto e qualcuno non vorrebbe fare. Ma tutto parla di noi in una visione più ampia della nostra sola presenza. Qui, si è detto tutto e non si è detto nulla. Bene, cosa direbbe l’Innovazione Poetica del sesso. Io non faccio testo (paradosso), ho seguito per istinto, desiderio e vanità la strada del poeta maledetto, con l’unica luce di non fare male a me stesso e agli altri, dopodiché, una vita all’ennesima fatta di esperienze e miracoli di balsamo e uvaspina, stazioni e cimiteri, prati e piazze, respiri e ansimi, brividi e scariche, inguini e muscoli, ritmi e battiti. La via si sa per tutto è l’equilibrio, come sempre, gran scoperta. Ma l’innovazione poetica sarebbe parlarne così, come fosse la musica che ti piace, con naturalezza e il giusto mistero, più del chi ma del come o del cosa. Come parlarne con chi ha rinunciato. O rinunciare anche noi, per quanto lo decidiamo. Domandarsi, conoscersi, liberarsi, disciplinarsi e incanalare la giusta energia che abbiamo, sapendo che è pronta lì, anche pronta, pronto come sei tu, per il tuo capolavoro.

[d.b.]