“L’amenissima passeggiata” Come nacque il Passeggio S. Andrea

18.01.2020 – 07.45 – Trieste è nota per le sue passeggiate e tra queste spicca, per la sua posizione centrale eppure straordinariamente verdeggiante, il Passeggio di S. Andrea.
Cogli anni la passeggiata ha conservato gli iconici lampioni e alcune antiche tracce del suo passato, giungendo a essere all’intersezione tra il quartiere di san Vito, con i suoi giardini e occasionali villette, e la zona del porto che qui dirama i tentacoli dell’entroterra ferroviario.
Un contrasto “forte”, ma con una sua bellezza ruvida, la cui area verde va approssimativamente da Viale Romolo Gessi al Passeggio “storico” verso Via Campo Marzio.
Le prime tracce di questo “Passeggio” risalgono al 1737, quando le necessità militari obbligarono a costruire le prime strade che connettessero Lazzaretto, Marina di Sant’Andrea e il Forte Sanza. Probabilmente, come osserva Sergio degli Ivanissevich, in quest’epoca già esisteva una strada che portava alla Chiesa di Sant’Andrea, da cui il nome del luogo.
Fu il governo austriaco, nel 1781, a decidere di progettare un viale capace di collegare il Lazzaretto, San’Andrea e la stessa Servola, all’epoca ancora un villaggio. Vennero stanziati 200 fioriniper cominciare li Viali“.
L’anno seguente il “Protocollo di Pulizia” raccomandava “di ornare la città con un nuovo passeggio”. Il direttore della Polizia Pittoni aveva raccomandato che gli alberi per il Passeggio “fatti fossero ò di Lippe (tigli), o di castagneri selvatici” oltre a richiedere altri 200 fiorini per “spianare la strada”.

Da questo rapporto passarono diversi anni senza notizie se il Passeggio fosse stato costruito o meno; tuttavia, proprio nel 1786, il giornale “L’Osservatore Triestino” tornò a discutere il progetto. L’Osservatore si domandava perché non si fosse già provveduto “all’apertura d’una strada da passeggio la più bella, la più deliziosa, la più comoda a confronto delle più frequentate nelle principali metropoli marittime”.
Il percorso partiva “dal sito denominato la casa del conte Giovanni Vojnovich passato il Lazzaretto Vecchio […] attraverso i terreni bagnati dal mare conducesse a Servola”.
Il giornale proponeva che venisse inaugurato, lungo il percorso, una locanda; o meglio, “una casa nella quale potesse essere accolto ogni ceto di persone e trattato con rinfreschi e commestibili propri del luogo e della stagione” citando a questo riguardo “il buon pane di Servola, le rinomate ostriche, il vino”.

Passeggio a S. Andrea. (Trieste)/ Spazierort zu S. Andreas (Triest). Litografia d’inizio ottocento, prima dell’interramento. All’epoca, come si nota, il mare era vicinissimo al Passeggio. Foto di Europeana Collections

Un indizio importante, perchè proprio negli anni seguenti le cronache ricordano un’osteria aperta nella chiesa sconsacrata di Sant’Andrea; lo ricorda M. Bevilacqua, nell’opera “Descrizione della fedelissima imperiale regia Città e Portofranco di Trieste” (1820).
“Nel 1786 – scrive – fu venduta ad un Oste, e convertita per conseguenza in osteria, la quale è tuttora frequentata giornalmente da persone d’ogni sesso e d’ogni condizione. È questa osteria rinomata, perchè vi si trova frequentemente delle ottime ostriche, e del miglior vino proveniente dall’Istria”.
Se la locanda era stata costruita nell’occasione dell’inaugurazione del Passeggio, come aveva proposto l’Osservatore Triestino, è probabile che la sua costruzione risalga al 1786 o agli anni immediatamente seguenti.
Lo stesso Bevilacqua osservava come nel 1810 “fu rinnovata la strada, e fatta larghissima, capace di passarvi quattro carrozze in fila senza punto toccarsi una coll’altra; a parte poi d’un lungo e ben largo viale circondato di pini, e acacie, acciò la gente a piedi non sia dalle carrozze molestata”. Rinnovata, non inaugurata; pertanto la strada c’era già prima.

Una bella descrizione del Passeggio di S. Andrea a cavallo tra Settecento e Ottocento viene offerto dallo scrittore austriaco Ignazio Kollman, nell’opera “Triest und seine Umgebungen“, pubblicata nel 1808.
“A quegli amici della natura – scrive Kollman – che in essa cercano elementi di meditazione e di elevazione, raccomando la passeggiata verso Sant’Andrea, la quale si svolge tutta lungo il mare e che conduce da dietro il Lazzaretto vecchio alla riva sopraelevata donde si domina la lontana distesa del mare e l’intera baia di Muggia, circondata da malinconiche alture e montagne ingentilite qua e là soltanto da un villaggio o da una casa di campagna”.
“Il mormorio profondo delle onde – scrive Kollman, con slancio poetico – ai piedi di colui che cammina silenzioso e meditabondo, lo spirare dell’aria pura ed il suo scherzare sui glauchi flutti, il vasto spazio che così soavemente tutto ciò raccoglie, schiudono il petto a profondi sospiri, e l’intenso desiderio di diventare parte di questo celestiale tutto, aleggia lievemente sulla greve massa dell’umanità”.
Kollman ritorna presto però con i piedi per terra: “La strada è angusta, ed i cocchieri la rendono spesso molto difficile per i pedoni. All’estremità della passeggiata c’è una piccola trattoria davanti ad un grazioso prato, dove si viene serviti in modo piuttosto sciatto e poco pulito. Questo posto è frequentato soprattutto in primavera”.

Passeggio S. Andrea con il tram a cavalli, inizio ‘900, cartolina paesaggistica

Passando dai giornali e dai resoconti, ai libri di storia ufficiali, si giunge così al 1810, quando iniziarono i lavoriufficialiper il Passeggio. In quest’occasione l’ingegnere Pietro Nobile progettò i viali alberati tutt’ora presenti, fermandosi fino alla rotonda, nel 1812, nel pieno dell’occupazione napoleonica. Nel 1818 si proseguirà con il secondo tratto del percorso, ultimato nel 1824 con il finale raccordo verso Servola.
La costruzione del Passeggio viene pertanto attribuita spesso all’occupazione napoleonica; ma il merito, come tanti altri parchi della città, spetta in realtà all’Austria e agli stessi triestini che avevano già posto le fondamenta di quella che tutt’ora rimane un’oasi verde nella bruttura urbana.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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