25.01.2020 – 13.05 – Lunedì 27 gennaio alle ore 18.30 presso la Biblioteca del Villaggio del Pescatore il Gruppo Ermada Flavio Vidonis insieme al Gruppo Flondar, alla Federazione Speleologica Regionale e a tanti gruppi speleologici ricorderanno Flavio Vidonis in occasione del decennale della sua scomparsa, organizzano una serata in suo onore.
Nato nel 1938 aveva iniziato la sua attività di grottista, giovanissimo, negli anni ’50 con il Gruppo Grottisti delle Giulie. Poi le necessità della vita lo avevano allontanato dal mondo delle grotte sino ai primi anni ’90, allorché vi ritornò entrando nella Commissione Grotte E. Boegan. La sua capacità di operare in qualsiasi ruolo, la disinteressata disponibilità e l’entusiasmo giovanile che lo caratterizzavano fecero sì che gli venissero affidati vari incarichi, tutti assolti egregiamente.
Oltre ad essere stato eletto nel Direttivo della CGEB è stato anche Segretario di Redazione della Rivista Atti e Memorie, curatore della spedizione delle riviste sociali, Direttore della Grotta Gigante, Bibliotecario. Negli ultimi anni si era dedicato anima e corpo al Gruppo Cavità Artificiali dell’Alpina delle Giulie in particolare per la bonifica e disostruzione delle Cavità sul Monte Ermada.
Nei vent’anni di partecipazione attiva alla vita sociale è stato presente nelle campagne di scavi alla Grotta Martina, 5640 VG, alla Curta de Lucio, 5800 VG, alla Lazzaro Jerko, 4737 VG, alle grotte Karl e Zita, 5020 VG e 5441 VG, ma soprattutto alla Grotta Gualtiero, 5730 VG, cui ha dedicato una quarantina di uscite con la squadra di rilevamento e di cui ha curato la realizzazione delle tavole che corredano il libro “La Grotta dei Sogni” edito nel 2002 dalla Regione.
Se è stato presente “sul campo” a lavorare con mazza e punta o con pala e piccone, lo è stato pure a tavolino realizzando – spesso in collaborazione con altri soci – una dozzina di pubblicazioni, fra cui si possono ricordare le trenta pagina di tavole della Grotta dei Sogni, la monografia sulle grotte di guerra del Monte Cocco ed il catalogo dei primi duecento ipogei di guerra rilevati sull’Ermada.
Aveva in progetto altre opere, ma la falce di nostra sorella morte, nel suo caso sensibilmente aiutata dall’amianto inalato nei cantieri in gioventù, ha stabilito diversamente.
Nel 2011 ad un anno dalla scomparsa, Aureliano Barnaba, amico di mille avventure negli scavi sull’Ermada, volle dedicare una bacheca a ricordo del lavoro fatto dal Vidonis proprio sull’Ermada, e da quella idea con un gruppo di appassionati e studiosi (tra questi Mauro Depetroni, Pasquale Durante, Massimo Romita, Matteo Crisma), fondò il Gruppo Ermada dedicato proprio a Flavio Vidonis. L’Associazione fondata con lo scopo di promuovere ogni iniziativa finalizzata alla conoscenza delle vicende storiche dell’area giuliana e dell’intera area transfrontaliera di Slovenia, Austria ed Ungheria con particolare attenzione alle vicende belliche ed a quelle dei combattenti di ogni nazionalità e delle diverse popolazioni coinvolte attraverso la ricerca storica, la catalogazione di reperti e la valorizzazione dei siti più significativi. Gli esiti di tale attività sono stati divulgati attraverso mostre, pubblicazioni, seminari, incontri, convegni, conferenze, attraverso diversi progetti, tra i quali spicca “Voci di guerra in tempo di pace“. La mostra del progetto è principalmente la presentazione del lavoro di recupero ripristino e valorizzazione dei tanti manufatti riconducibili alla Prima Guerra Mondiale presenti sull’Ermada.
Il Monte Ermada si trova oggi nella parte nord occidentale della provincia di Trieste nel territorio del comune di Duino Aurisina, mentre le sue propaggini orientali sono in territorio sloveno. L’Ermada, ultimo baluardo dell’Imperial Regio Esercito Austro Ungarico sulla strada per Trieste, costituì durante il primo conflitto mondiale un insuperabile obiettivo militare, contro il quale si infransero senza successo gli assalti dei soldati italiani. L’esercito austro-ungarico, organizzato sulla difensiva, lo aveva trasformato in una fortezza munita di ricoveri sotterranei ed armata di artiglierie occultate agli occhi dell’avversario. Nell’arco temporale che viene periodizzato dal 1914 all’autunno 1917, le popolazioni autoctone subirono privazioni e dovettero abbandonare i propri nuclei abitati e le zone di produzione agricola per far spazio all’insediamento di opere militari difensive che, di fatto, divennero un’insormontabile linea di fronte mai conquistata o superata dalle truppe italiane. L’area oggi si presenta ricca di testimonianze “immobili” dei fatti, negli ultimi anni recuperate e riportate alla luce da un gruppo di volontari. Molte di queste strutture, grazie al lavoro guidati da Flavio Viodonis e dagli infaticabili volontari della Società Alpina delle Giulie, pur a distanza di quasi cent’anni, e nonostante l’incuria della natura e del tempo, sono ritornati alla luce.
La mostra vuole rendere visibile il risultato di questo lavoro, così come quelli dei progetti di riqualificazione delle trincee e della raccolta delle testimonianze della Grande Guerra nel territorio di Duino Aurisina.


