16.01.2020 – 11.45 – Nella giornata di ieri, mercoledì 15 gennaio, Giulio Regeni, il giovane dottorando dell’Università di Cambridge, scomparso il 25 gennaio 2016 al Cairo (Egitto), dove si trovava per svolgere la sua attività di ricerca, e dove il suo corpo straziato venne ritrovato otto giorni dopo su una scarpata nei pressi della periferia della città, avrebbe compiuto 32 anni. “#verita’egiustiziapergiulioregeni, sempre” scrive la madre del ragazzo, Paola Deffendi, in un post su Twitter “avresti compiuto 32 anni ma c’è chi ti ha rubato la vita“.
E’ invece di due giorni fa, martedì 14 gennaio, la notizia dell’incontro tra il Premier Giuseppe Conte ed il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi: “Oggi al Cairo ci sono carabinieri e polizia e si fermeranno anche domani: è il segnale positivo che sono ripresi i contatti tra gli investigatori” ha affermato Conte “confidiamo che presto riprendano anche quelli tra le procure. L’importante è che la collaborazione riprenda, al Sisi mi ha rassicurato che la collaborazione da parte loro sarà massima“. A ribadire quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio, in un comunicato della presidenza egiziana si legge come anche “l’Egitto desidera raggiungere la verità e ha confermato il pieno sostegno all’attuale cooperazione fra le autorità coinvolte in Egitto e Italia per svelare le circostanze del caso“.
A termine dell’incontro svoltosi nella capitale nordafricana, i magistrati romani che indagano sul caso hanno ribadito “Ora servono risultati concreti, risposte alle nostre richieste” chiedendo quindi “atti concreti” dalla controparte egiziana che, dal canto suo, si è impegnata a “fare tutto il possibile per arrivare a stabilire la verità” come sottolineato dal nuovo procuratore egiziano Hamada Al Sawi, ribadendo “la volontà a proseguire i rapporti bilaterali” con la messa a punto di una “nuova squadra investigativa” che dovrà “studiare e mettere in ordine le carte del caso“. (Fonte Ansa)


