Morto Giuseppe Comand (1920-2020), ultimo testimone delle foibe

04.01.2019 – 15.02 – “Sono passati 74 anni, ma sento ancora quell’odore, e soprattutto le parole dei miei compagni, che sotto choc si sfogavano tutte le sere raccontando ciò che avevano trovato…”
È morto oggi nella sua casa di Latisana, a quasi cent’anni di vita, Giuseppe Comand (13 giugno 1920-2020). Scompare non solo un uomo dalla grande umanità, ma un frammento di storia del Novecento. L’anziano era infatti considerato uno degli ultimi testimoni oculari della tragedia delle foibe: una testimonianza vivente di un dramma storico che raccontava con la freschezza di un trauma impossibile da cancellare.

L’uomo si era diplomato in Agraria a Udine quando, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, venne arruolato tra i reggimenti destinati all’Africa; tuttavia la mancanza di carri armati costrinse le autorità italiane a rimandarlo a Udine dove ottenne un posto come soldato della difesa territoriale.
Due anni dopo, nel 1941, Comand fu trasferito a Sussak, quale addetto dei Vigili del Fuoco; con l’armistizio dell’8 settembre, però, venne sciolto da ogni impegno, con l’unico obbligo di portare dei documenti militari a Fiume. Ma intanto la situazione degenerava, infuriava il conflitto e con esso i rastrellamenti tanto dei tedeschi, quanto dei partigiani di Tito.

“La mia compagnia si mise in cammino cercando di raggiungere Trieste – raccontò Comand all’Avvenire – ma le strade erano infestate dai partigiani con la stella rossa, per cui dovemmo deviare tra Pisino e Pola e più volte rischiammo la pelle. A Pola ci accampammo nel campo sportivo militare, senza né acqua né cibo. La prima notte siamo stati accerchiati dai titini poi, dalla padella alla brace, siamo caduti nelle mani dei tedeschi: ci tolsero le stellette e ci giurarono che se fossimo scappati le nostre famiglie sarebbero state internate in Germania. Ed è allora che ci destinarono a riesumare dalle foibe quei poveri corpi, in aiuto ai Vigili del Fuoco di Pola guidati dal mitico maresciallo Harzarich…”

Comand all’epoca aveva appena ventitré anni; fu pertanto esentato dal doversi calare nelle foibe. Il suo compito era invece di pulire le tute dei pompieri e di recuperare i cadaveri seppelliti sotto le macerie di Pisino. In tal senso andrebbe osservato come la sua testimonianza, durante le interviste, riportasse quanto ascoltato dai vigili del fuoco che erano i reali protagonisti del recupero dei corpi straziati.
Verso la fine del ’43 Comand tornò finalmente a casa, a Latisana, dove sposò Modesta, compagna di una vita scomparsa a sua volta a 92 anni. A 98 anni, nel 2018, Comand ricevette l’onorificenza di commendatore al merito dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Con la scomparsa di Giuseppe Comand perdiamo la memoria e la testimonianza diretta di quel che fu l’orrore delle foibe, e di quale pietosa opera si fecero carico coloro che riportarono alla luce i corpi straziati. Prendiamo esempio dalla lucida compostezza con cui Comand ha rievocato quasi fino all’ultimo le sue esperienze, e affidiamo alle Istituzioni il dovere del Ricordo affinché questo brano della storia d’Italia sia conosciuto e compianto”.
Lo ha ricordato Debora Serracchiani (PD), rivolgendo “sentimenti di vicinanza e gratitudine alla famiglia e alle associazioni degli Esuli, che hanno contribuito a tenere accesa la fiammella della memoria. Comand – ha aggiunto – è stato un uomo che, anche al di là delle esperienze vissute in Istria, ha saputo essere sempre operoso e utile alla sua comunità”.

(Fonti: Avvenire, Udine. «Io, a 97 anni ultimo testimone oculare delle stragi delle foibe»)

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