24.12.2019 – 13.33 – Ecco una storia di Natale, una di quelle che la giurisprudenza italiana sa donarci. Te lo ricordi il vecchio spilorcio che durante le festività incontrava i tre fantasmi del Natale presente, passato e futuro? Il personaggio inventato da Dickens, alla fine della novella, abbandona la vecchia vita da taccagno e ne inizia una nuova da uomo prodigo e generoso. La Corte di Cassazione rovescia il racconto e, nella nostra versione, è proprio la taccagneria a salvare il protagonista.
Immaginate l’anziano Scrooge mentre vaga sotto a un’abbondante nevicata. Il cappello a tuba, le ghette, i guanti di pelle. Fa freddo, il Natale è alle porte e un suo amico si trova in difficoltà: è stato fermato dalla Polizia che gli vuole infliggere una contravvenzione di ben 39 euro (oltre alla perdita di due punti sulla patente). Mosso da spirito natalizio, il nostro protagonista si avvicina agli agenti della Polizia Stradale, apre il portafogli e offre loro due banconote da 20 euro. Totale 40 euro. Non per pagare la multa, ma per evitare che la facciano. Le sue parole sollecitano il buon cuore degli agenti: “dai appuntato, sai come funziona, stiamo in difficoltà, aiutaci”.
Purtroppo, tanta generosità viene travisata e il signore si ritrova condannato alla pena di un anno di reclusione per “istigazione alla corruzione”, cioè per aver cercato di convincere i pubblici ufficiali a venir meno al loro dovere. Infatti, com’è scritto nel Codice Penale, “chiunque offre o promette denaro ad un pubblico ufficiale per indurlo ad omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, viene condannato”.
Certo, se il racconto terminasse qui, non sarebbe un acconto di Natale. Mancherebbe il lieto fine, quello che ci scalda il cuore, quello che potrebbe trasformare questo articolo nel prossimo capolavoro della Disney. Ma ecco che al protagonista compaiono in sogno i fantasmi e quello del Natale futuro gli fa vedere la galera. Più che un sogno, un incubo. E, così, egli decide di impugnare la sentenza di condanna davanti alla Corte di Cassazione. E là, avviene il miracolo.
Non dimentichiamo che il reo ha il braccino corto. Ha cercato di corrompere i due agenti, ma con 40 euro, che fanno 20 euro a testa. Un po’ pochino. O, almeno, la Corte di Cassazione la pensa così. La legge si preoccupa di tutelare il “perturbamento psicologico del pubblico ufficiale destinatario del tentativo di correzione”. Quanto è stato psicologicamente perturbato un pubblico ufficiale a fronte dell’offerta di 20 euro? Non molto. E allora, perché non ritenere il fatto “non punibile”? C’è proprio un articolo del Codice Penale (131bis) che dice che non si possono punire i reati per i quali “l’offesa è di particolare tenuità”. 40 euro? Una somma ridicolmente bassa. Se il reo avesse voluto corrompere gli agenti, avrebbe dovuto impegnarsi di più e offrire un importo più consistente.
In conclusione? La sentenza di condanna viene annullata e lo spilorcio protagonista del racconto se ne va assolto, protetto e salvato proprio dalla sua taccagneria. Alla faccia di Dickens. (Cass. Penale n. 41973/2019)
Buon Natale a tutti.
Guendal Cecovini Amigoni


