La Stazione zoologica e l’Osservatorio: Trieste ‘scientifica’ nel 1800

28.12.2019 – 07.30 – La prima stazione meteorologica di Trieste risale al 1841, quando trovò alloggio in Piazza Hortis, nei locali dell’Accademia reale e di nautica. Oggigiorno dovrebbe corrispondere a Palazzo Biserini, sede dell’emeroteca. Le prime misurazioni “scientifiche” prevedevano la pressione atmosferica, la temperatura, l’umidità, vento, pioggia e condizioni del cielo.
La stazione, man mano che continuava la sua attività, venne alloggiata in appositi locali nel 1856, prima di venire trasferita, assieme all’Osservatorio Astronomico, nella Villa Basevi. Successivamente, a partire dal 1889, l’Osservatorio Meteorologico, denominato “Geofisico“, venne trasferito a Sant’Andrea, vicino alla Stazione zoologica. A questo periodo risale il primo direttore, il prof. Vincenzo Gallo che seppe arrangiarsi con quei pochi mezzi che disponeva Trieste: un igrometro (misurava l’umidità), un pluviometro e un anemoscopio (misurava il vento). Particolare interessante, erano stati costruiti tutti ad hoc dal meccanico dell’Accademia Francesco Gianelli. C’erano anche un barometro e due termometri costruiti dal fisico Bellomi, un milanese. A Vincenzo Gallo va il merito di uno dei primi studi sulle maree di Trieste, pubblicati in un “Almanacco nautico“, con lo scopo di aiutare il Porto di Trieste.

L’Osservatorio Geofisico, a differenza della Stazione zoologica, continuò la sua attività anche sotto l’amministrazione italiana; a partire dal 1921 venne infatti affidato al R. comitato talassografico italiano. Si preferì separare la sezione astronomica, affidata al prof. Carnera e di competenza della R. Marina, e quella metereologica-geofisica, affidata invece a un fisico matematico, il prof. Francesco Vercelli, proveniente da Torino. Scelta quantomai azzeccata, perchè fu il Vercelli a dedicarsi anima e corpo al “piccolo” ente, garantendo che raggiungesse standard internazionali. In quest’occasione l’Osservatorio venne spostato in Viale Romolo Gessi dove un tempo c’era stata la Stazione zoologica.
Vercelli continuò le proprie ricerche durante la Seconda Guerra Mondiale, rifiutando di fermarsi persino durante gli allarmi aerei. Uno spirito di sacrificio che gli costò (quasi) la vita durante i bombardamenti. Il 10 giugno 1944 un aereo alleato bombardò l’Osservatorio: l’intero edificio venne distrutto. I soccorritori, mentre accorrevano, sentirono stupefatti la voce di Vercelli emergere dalle macerie “Sono qui in primo piano…“.
In realtà era sprofondato in cantina, salvato dalle macerie da alcune travi crollate.
Oggigiorno l’Osservatorio è confluito nell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale (Ogs).

La Stazione Zoologica di Trieste, ricercatori al lavoro nel 1800

Se la storia dell’Ogs, con le sue origini “teresiane”, è ben nota, la Stazione zoologica è stata dimenticata.
Era certo un ente scientifico di minore importanza, ma non va sottovalutato il disinteresse dell’Italia a finanziare l’ente, negli anni Venti. Eppure, durante l’età vittoriana, la Stazione fu un importante luogo di ricerca.
Sergio degli Ivanissevich segnala come già nel 1796 fosse stato pubblicato un “Elenco descrittivo di pesci e crostacei”, a cui seguì, nel 1846, una descrizione dei pesci in vendita alla Pescheria di Trieste, opera di Plucàr.
Il zoologo tedesco Gravenhorst, nello stesso periodo, si dedicò intensamente a delle ricerche presso Servola che confluirono in un volume intitolato – non a caso – “Tergestina” (1831). Ma il primo lavoro di ricerca da parte di scienziati “triestini” risale alla fondazione della “Società adriatica di scienze naturali” a cui seguì nel 1875 la costruzione della Stazione zoologica vera e propria, in diretto collegamento con le Università di Vienna e Graz.

La Stazione aveva tredici stanze capaci di alloggiare fino a 24 scienziati; c’era un laboratorio fisiologico, chimico e una camera oscura per la fotografia. Scendendo nel sotterraneo c’erano a disposizione diciassette vasche di cemento con pareti di vetro; in pratica un grande acquario, con acqua marina immessa da apposite pompe. Per gli animali marini più grandi c’erano a disposizione dieci bacini di pietra.
La biblioteca, ai piani superiori, metteva a disposizione dei ricercatori 2600 volumi, tra i quali spiccavano i 50 volumi della spedizione inglese del Challenger (1872-1876).
Ma una Stazione zoologica che studi il mare non è nulla senza un apposito mezzo per andare a caccia di “esemplari”. A Trieste c’era dapprima un barcone a motore chiamato “Argo” e dal 1908 un battello per spedizioni scientifiche, denominato “Adria“.

Uno dei principali esponenti della Stazione fu il prof. Carlo Cori, dell’università tedesca di Praga, il cui figlio, Carl Ferdinand, vincerà il Premio Nobel nel 1947.
Tra gli scienziati di maggiore importanza che lavorarono nel laboratorio troviamo il russo Élie Metchnikoff (1845-1916), il biologo – non ne sono sicuro – Aleksandr Onufrievič Kovalevskij e i due fratelli tedeschi Hertwig, Richard e Oscar. Tra i nomi italiani compare quel Giacomo Camician, primo triestino divenuto senatore d’Italia, che proprio nella Stazione iniziò le sue ricerche.
L’aneddoto forse più interessante risale al 1876, quando alla Stazione Zoologica si affaccio il viso di un giovane destinato a sconvolgere, decenni più tardi, la società borghese: Sigmund Freud. Proprio grazie a una borsa di studio ministeriale il giovane medico aveva iniziato a lavorare presso la Stazione, svolgendo una ricerca sul sistema riproduttivo dell’anguilla. Dopo averne esaminate 400 (!), pubblicò così il suo primo testo scientifico, sulla cui utilità rimase sempre molto scettico.

Nel nome della scienza la Stazione zoologica compì diverse spedizioni con gli scienziati italiani, tra il febbraio 1911 e il marzo 1914; con tanto di collaborazioni fraterne tra la marina da guerra italiana e quella austriaca. Prima dello scoppio della prima Guerra Mondiale; e la fine della Stazione, inghiottita, come tante altre eredità di Trieste, dal silenzio della storia.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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