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sabato, 25 Giugno 2022

La morte. Innovazione poetica

04.12.2019 – 11.09 – Meglio parlarne subito. A volte può essere tardi. Anzi, strano a non averne parlato prima. L’indicibile. La porta certa. Il portale. L’ultima fine. Il passaggio. Il grande spavento. La festa. Lo strazio. La lacerazione. Il viaggio. Il ciclo. Il ponte. Il buio. Il gelo. La luce. Il bianco. Il ricongiungimento. La separazione. Il dolore. La gioia. Il silenzio. Il tunnel. Il non ritorno. L’altro. L’oltre. Il livello. L’inconcepibile.
L’incapibile. L’incomprensibile. Il profondo mistero. La verità. Il reale. L’invisibile. Il
manifesto. L’improvviso. L’inaspettato. Il crollo. La liberazione. La libertà. La
prigione. Un pensiero. L’illusorio. La trascendenza. L’abbandono. La cura. La
guarigione. Lo sconfinato.

Lei è sempre lei. Ed è per ognuno di noi. La qualità profonda di pensarci è slegata alla quantità di Lei che sentiamo quotidianamente ormai da anni, ossia da sempre, in tutti i canali di comunicazione. Ma sentire parlarne così tanto, in realtà, ci ha migliorati? I dettagli più crudi, le situazioni più estreme, ci hanno messo più paura di vivere, più consapevolezza, più immedesimazione, più saturazione? Sono sempre le domande ad aprire porte. Rovesciare tutto. Nei progetti di comunicazione interattiva sceglierò di inserire, ad esempio nei totem, solo notizie positive. Persone, imprenditori, che abbiano creato qualcosa di magnifico e Trieste in questo, essendo la città con la percentuale più alta di ricercatori in Europa e con registrazione di marchi e brevetti, sicuramente ha nell’aria qualcosa di strano che gorgoglia nella notte come una fiumana e carica e scarica pensieri profondi e sottilissimi. Il diritto d’informazione, nel media ancora più seguito, la tv, può scegliere 8,10 notizie da esporre, da quelle obbligate di politica, di cronaca e via, per una durata di 10,15 minuti forse. E lì chi sceglie, sceglie. Quella è la linea editoriale. Che già non esiste una linea retta in natura ma è tutto circolare, comunque sia, esistono stimoli da
dare per antenne supersoniche, addormentate o che riposano lì fra le orecchie e gli
occhi, sopra i ciuffi dei capelli ricci, che aprono gli occhi come quando soffi sui
bucaneve, una squisita e dolcissima energia che può aprire varchi che neanche
possiamo immaginare. L’inimmaginabile. Succede sempre qualcosa di strano quando
leggiamo, ascoltiamo qualche intervista o canzone e dicono la semplice frase e le
semplici parole che aprono porte “tutto è possibile a chi crede”, se poi la credibilità
che attribuiamo a chi la dice è stimolante avviene qualcosa di magico.

Ma, si parlava della morte. Che quasi mi dimenticavo. Non è la morte degli altri, non è proprio da allontanare, da toccarsi, se c’è qualcosa in noi di vero è Lei. Se non la Vita. Meno male, quasi si tira un respiro di sollievo, ci sentiamo più leggeri. Questa immersione
non si voleva sentire troppo, quasi metteva angoscia. Ma è lì. E come il dolore, fa
parte di quello strano equilibrio che lì ci stravolge. Ci stupisce. Ci fa sbandare. Ma
proprio da lì riusciamo a cambiare strato di energia ed essere più luminosi. Ma si può
anche cadere nel buio. E’ la follia di cui si parlava qualche pensiero fa, quel bordo, ma
se la follia era assonante con l’Amore, allora per equivalenza anche Lei è l’irrazionale,
il molteplice significato, l’abbiamo letto prima, quindi anche Lei è Amore. La vita
leggenda, all’ennesima potenza, che mi bagnava di lampone e menta, un bianco
laccato di vertigine, un volo d’aquila sulle miriadi, una voce calda di sera, un letto di
buio sconosciuto, ora affronta Lei. Lei che proprio si fugge. E cosa resta se non
l’opera. Un pensiero che sbuca nella memoria. Il finimondo che spaura. Ma cosa hai
da dirmi, se tendo le antenne? Parlami ora come mi parlano le perle, che scivolano
negli occhi bagnati di stelle, non può essere, non è vero, non credo, e questa tomba in
cuore è un mistero o si squarcia il Diocielo, ti Amo davvero ed è tutto che crolla o è
Infinito che vedo; non posso giurare che si torna indietro, mi dicono è dolce, svanire
è salire, mi giro ma scusa non posso venire. E scendevo baciandomi la Vita con la
Vita.

[d.b.]

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