04.12.2019 – 12.30 – Cinghiali per Opicina. O meglio, sulla strada che da Via Commerciale porta ad Opicina, a ridosso della zona verde e delle zone residenziali, e in cerca della cena o di qualche prelibatezza lasciata per loro. Non è una visione nuova: l’emergenza cinghiali è ovunque, in Italia, e il fenomeno da qualche tempo ha raggiunto una dimensione allarmante che è già stata oggetto di numerose interrogazioni alle autorità competenti. I cinghiali, piano piano, hanno spostato le loro aree di perlustrazione verso i centri abitati: quelli rurali sono particolarmente colpite, ma le periferie non sono immuni – a Trieste non è insolito incontrarli, oltre che in via Commerciale, anche nella zona del caseggiato di Melara, per fare solo due esempi – e, volenti o nolenti i cinghiali stessi, la sicurezza delle persone che si trovano nelle vicinanze è messa in pericolo.
In molte aree del nordest Italia i cinghiali sono considerati fauna non autoctona e indesiderabile, e negli anni passati, oltre alla raccolta del cibo nei sacchetti abbandonati o dai bidoni – o, ancora più facilmente, dalle ciotole lasciate per i gatti randagi: i cinghiali si nutrono praticamente di tutto – si sono resi protagonisti di mirabolanti imprese come le nuotate in spiaggia dalla Toscana alla Liguria e le passeggiate lungo le piste ciclabili.
All’origine dell’urbanizzazione dei cinghiali, che, ali a parte, ricorda da vicino quella dei gabbiani, c’è lo squilibrio ecologico seguito all’incuria e all’abbandono della campagna: negli anni Sessanta e Settanta sono stati gli alberi di 30 piani, ovvero i grattacieli, a prosperare e pian piano ci si è spostati in città. I cinghiali quindi ci seguono, e così, piano piano, da specie a rischio sono diventati oggi a rischio minimo e a loro volta un rischio per le specie protette e per l’uomo; non sono spaventati né eccessivamente ridotti dalla caccia, che provoca puntualmente la reazione degli animalisti, e sembrano risentire poco anche dei controlli e delle sterilizzazioni messe in atto. Affrontare, come specie, qualcosa che è comunque molto, molto meno socievole e maneggevole di un gatto, non è per tutti.
I cinghiali, è il caso di ricordarlo, possono essere simpatici alla vista se guardati da lontano ma non sono animali da compagnia né lo saranno mai: hanno una stazza e un peso sufficiente a essere un pericolo per un motociclista o un automobilista, e anche se non sono aggressivi possono diventarlo in caso di paura, ferimento o pericolo e le conseguenze di un inseguimento e un assalto possono essere mortali. Oltre al pericolo fisico diretto, nutrendosi di scarti e venendo a contatto con le feci i cinghiali così come i suini in genere, i cinghiali possono contrarre la tubercolosi ed esserne veicolo sia verso l’uomo che verso maiali d’allevamento: numerosi i casi riscontrati in Calabria e nel Vibonese nel 2018 e 2019. Affrontare e risolvere il problema, per le amministrazioni di comuni e regioni, si sta dimostrando tutt’altro che semplice, perché tutto o quasi tutto ciò che viene messo in campo si scontra frontalmente con le posizioni ambientaliste: si fa quindi un passo avanti, e uno indietro, di fronte al tempo che trascorre inesorabile. Nel frattempo, i cinghiali continuano a passeggiare: per adesso sulle rotaie del tram, poi forse, in un prossimo futuro, quando riprenderà a sferragliare, solo lì vicino. In ora serale, fare attenzione.
[r.s.][foto di un lettore, 3 dicembre 2019]


