02.11.2019 – 18.14 – Del 5G cinese, in un’area tecnologica di fortissimo interesse e potenzialità tali da far immaginare un futuro fortemente diverso da oggi – sulla quale anche imprenditori triestini e veneti avevano manifestato interesse con ipotesi di infrastrutture in Porto Vecchio – non ci si può ancora fidare. Perlomeno, “non ci si può fidare completamente”. È questa la risposta di Bruno Kahl, presidente del servizio di sicurezza federale BND (i servizi segreti tedeschi) alle domande dirette degli analisti di sicurezza, ed è stata interpretata come un segnale lanciato dai sostenitori della ‘linea dura’ interni al governo di Angela Merkel, decisi a tener fuori la tecnologia cinese dalle reti dati di quinta generazione che la Germania si prepara a implementare. Una risposta sollecitata da domande precise sul livello di rischio che lo stato tedesco si assumerebbe nel momento in cui dovesse decidere di inserire il 5G di Huawei nella propria infrastruttura: “La fiducia in una società statale che ha un livello di dipendenza così elevato dal Partito Comunista e dai servizi segreti cinesi non c’è”.
Il governo guidato da Angela Merkel, precedentemente, aveva escluso procedure di totale esclusione della tecnologia e dell’hardware proveniente dalla Cina dalle proprie reti ultraveloci, sfidando gli avvertimenti degli Stati Uniti e dei propri ‘falchi della sicurezza’ in merito a possibilità di spionaggio da parte cinese. Una posizione già precedentemente adottata dal Regno Unito – anche in questo caso, nella contrarietà dei ‘falchi della sicurezza’ inglesi e che sarebbe da rivalutare nel caso di una Brexit ‘No Deal’ fortemente sollecitata oggi da Nigel Farage – mentre in Italia Huawei ha iniziato a investire, nel luglio di quest’anno, ben 3 miliardi di euro, pianificati su tre anni, nella partita per il potenziamento delle infrastrutture di telecomunicazioni.
Comprensibilmente, i governi europei subiscono forti pressioni dagli Stati Uniti, che hanno un ritardo tecnologico, nello sviluppo della tecnologia 5G, di circa quattro anni e non possono in questo momento competere con la Cina. Per gli Stati Uniti, l’Europa sembra essere diventato l’avversario commerciale principale: una strana situazione, che vede da una parte il Vecchio Continente avvinto al Nuovo dall’alleanza militare e dalla NATO, e dall’altra lo vede soffrire sotto i colpi dei dazi e delle martellate di Donald Trump, reduce da una dichiarazione recentissima dove ha affermato che vedrebbe bene l’Italia fuori dall’Unione Europea. “Avere accesso alle reti 5G sarebbe rapidamente vantaggioso per le aziende tedesche”, ha dichiarato Angela Merkel, promettendo di rilasciare al più presto al pubblico le regole secondo le quali le società potranno avere accesso alle frequenze 5G riservate.
Quanto possono fidarsi, l’Europa e la Germania, delle tecnologie cinesi? La domanda non ha risposte facili, e le, peraltro pochissime, alternative tecnologiche a Huawei esistenti provengono comunque in pratica esclusivamente da Nokia e da Ericsson, società europee ma con forti partecipazioni e soprattutto stabilimenti di produzione comunque in India o in area asiatica, in particolare per quanto riguarda l’area microchip. L’aver abdicato, per motivi di basso costo della manodopera e via via anche delle componenti di progettazione e ideazione, dalla posizione dominante nella tecnologia delle comunicazioni è qualcosa che l’Europa sta pagando ora a caro prezzo in termini di cambiamenti nell’influenza geopolitica che non possono essere facilmente arginati. Internet si è evoluto, e in grandissima fretta; e d’altra parte ‘Datagate’, di cui si parla ormai poco pur essendo cosa di pochi anni fa, ci ricorda che, nel momento in cui gli Stati Uniti mettono in guardia dal pericolo di spionaggio cinese, meno di dieci anni fa fu l’amministrazione Obama stessa a trovarsi in forte imbarazzo per attività di sorveglianza e comunicazioni delle reti tedesche ed europee, e quindi di propri alleati. Non è quindi solo un: ‘quanto possono fidarsi gli USA dell’Europa’, ma anche un: ‘quanto può fidarsi l’Europa degli Stati Uniti’.
Kahl, a ogni modo, ha segnalato che le politiche di sicurezza governative tedesche stanno ancora venendo definite: “Una decisione definitiva non è stata presa, né in un senso, né nell’altro”. Il governo tedesco, nel momento in cui Merkel è molto attenta a mantenere le relazioni commerciali con la Cina in una fase di forte sviluppo, intende realizzare, attraverso il BND, strumenti che permettano allo stesso tempo di utilizzare la tecnologia Huawei pur mantenendo la capacità di escluderla istantaneamente nel momento in cui un rischio per la sicurezza nazionale dovesse venir identificato. Cosa che Kahl ritiene tecnicamente difficile in quanto le capacità attuali di identificare eventuali backdoor che la Cina potrebbe successivamente sfruttare sono attualmente “molto limitate, per non dire senza speranza”. Un limite alla tecnologia Huawei però potrebbe essere impostato, con molta più facilità, a livello di ‘core network’, ovvero nei nodi cruciali delle reti di trasmissione dati tedesche sui quali il governo federale intende mantenere stretto controllo. “Questo”, ha sottolineato Kahl, “permetterebbe di proseguire la collaborazione su aree nelle quali Huawei non deve essere necessariamente esclusa”. Prospettiva interessante per l’Italia, e anche in termini più locali per il Friuli Venezia Giulia.
[r.s.]


