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sabato, 25 Giugno 2022

FdI: Giusto dare cittadinanza a Egea Haffner, testimone vivente dell’esodo giuliano

28.11.2019 – 18:39 – ‘’Sono d’accordo nel concedere la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, testimone vivente delle brutalità commesse dal Nazismo, nel ‘900. Alrettanto giusto ritengo sia dare la stessa cittadinanza alla polesana Egea Haffner, la celebre bambina ritratta con l’ombrellino e la valigia con la scritta ‘’Esule Giuliana’’, tutt’oggi vivente e testimonianza delle brutture di un’altra vergogna del secolo scorso; il comunismo’’. Questo è quanto è stato dichiarato questa mattina dall’assessore regionale e portavoce di Fratelli d’Italia, Fabio Scoccimarro, nel corso dell’odierna puntata di ‘’Sveglia Trieste’’.

La storica foto della piccola Egea, è stata utilizzata dall’ex governo giallo-verde per celebrare la prima commemorazione del ‘’Giorno del Ricordo’’, svoltasi lo scorso 10 Febbraio 2019.

La storia di Egea:

Egea Haffner, oggi residente a Rovereto in provincia di Trento, nacque a Pola, nel 1941, sei anni prima del grande esodo che, nel 1946, ha visto lasciare il paese oltre 30.000 cittadini, a causa delle persecuzioni messe in atto dal colonnello Tito, con l’intento di cancellare l’italianità dalle terre giuliane.

Nonostante ciò, la piccola Egea, fu costretta a lasciare la sua terra natia già nel 1946, a causa di una triste vicenda in cui era stato coinvolto il padre.

Il 1 Maggio 1945, infatti, due titini entrarono in casa Haffner, in cerca di suo padre.

Una volta dentro, il papà chiese loro perché lo cercassero e i due militari risposero che non c’era nulla di cui preoccuparsi dicendo lui di doverlo condurre al comando per avere alcune informazioni.

Il padre, chiese quindi, se fosse necessario portarsi dietro qualcosa, ma nuovamente i due titini scossero la testa. Così Kurt Haffner, prese la sciarpa e segui i due uomini.

‘’Da quella sera – ha raccontato Egea – non seppi mai più nulla di mio padre, ma mia madre mi raccontò di aver riconosciuto quella sciarpa al collo di un titino’’.

Secondo alcune recenti ricerche, molto probabilmente, il signor Haffner, è stato infoibato, quella stessa notte, nell’Abisso di Pisino, nei pressi dell’omonima cittadina dell’Istria centrale.

‘’Io sono e mi sento italiana – ha chiarito più volte Egea – più precisamente il mio sangue è istro-veneto. In casa parlavamo italiano, ma anche tedesco e ungherese’’. Ricorrente paradosso di chi è cresciuto in quelle terre, da sempre punto nevralgico di incontri fra popolazioni che, facendo convivere le loro idee, le hanno rese uniche per intraprendenza e cultura.

Per quale motivo allora, il padre di Egea, è stato così barbaramente trucidato e ucciso dalle milizie titine? Che male irreparabile avrebbe potuto mai compiere quel giovane padre, orefice della Via Sergia? Nessuno, ma era italiano, era un borghese e non era comunista, come decine di migliaia di altri cittadini giuliani scomparsi per sempre in quei anni bui.

‘’Per quanto riguarda la foto – ha dichiarato più volte Egea – prima di lasciare Pola, tutti i polesani si facevano fotografare davanti all’Arena. Ovunque oggi viva un ex polesano, che sia in Australia, negli USA o in Sud Africa, c’è una foto presso l’Arena Romana.

Quel fotogramma che sul retro riporta la data, 6 luglio 1946, e il timbro del fotografo Giacomo Szentivànyi, uscì dai cassetti di famiglia quando il ‘’Museo della Guerra di Rovereto’’, alla fine degli anni ‘90, allestì un’esposizione per il 50° anniversario dell’esodo istriano-fiumano-dalmata.

Ogni esule portò qualcosa di suo; qualsiasi cosa fosse rimasto integro che ricordasse le tristi vicende dell’esodo. Egea portò la sua foto di piccola orfana; oggi, divenuta emblema del dramma di un intero popolo.

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