20.11.2019 – 07.34 – Situazione difficile nella casa di riposo Livia Ieralla di Padriciano: il rischio, per ben 65 anziani su 112, è quello di restare senza medico.
Con il pensionamento della dottoressa Fiorella Malusà, infatti, a partire dal 29 novembre quasi la metà degli ospiti non avrà il medico assegnato. La questione era già stata fatta presente all’azienda sanitaria responsabile, Asuits, dal responsabile della struttura Matteo Sabini, più di un anno fa; risale a luglio 2018 l’ultima risposta concreta dell’Azienda Sanitaria, la quale invitava a ricorrere alla continuità assistenziale per poi informare dell’intenzione di presentare la proposta di mettere a bando la struttura. “Non è assolutamente mia intenzione fare polemica”, sottolinea Sabini. “Vogliamo solo trovare una soluzione a questa carenza di medici. Se non si riuscirà a trovarla, saremo costretti di volta in volta a chiamare la guardia medica o il Pronto Soccorso.”
I pazienti ed i familiari hanno reso pubblica la situazione rivolgendosi alla stampa e alle emittenti locali, e firmato una petizione, inviata all’Asuits e all’Assessorato Regionale della Salute allo scopo di sensibilizzare anche la politica nei riguardi di questa situazione. Ieri mattina, la replica dell’Azienda Sanitaria Universitaria di Trieste, che nel comunicato stampa ribadisce ciò che era stato già affermato: “L’assistenza sanitaria primaria all’interno delle residenze protette e di collettività viene erogata dal SSN attraverso i MMG convenzionati ai sensi del DPR 484/96, sulla base delle scelte liberamente espresse dagli ospiti che vi risiedono. Nei confronti di tali pazienti i medici sono tenuti a garantire tutte le prestazioni previste dal citato accordo”. Viene sottolineato che la struttura assicura quindi di garantire assistenza ma la responsabilità della scelta del medico nelle strutture spetta al paziente o ai suoi familiari. Il medico che decide di prendersi in carico più di 20 assistiti di uno stesso complesso ha l’obbligo di essere presente almeno una volta al giorno; qualora ciò non accada, il medico ha l’obbligo di essere presente almeno una volta a settimana.
Per questo motivo molte case di riposo possono trovarsi in difficoltà, soprattutto quelle come la Ieralla, che si trovano distanti dal centro città e per le quali i medici con posti ancora vacanti, come in questo caso, non danno disponibilità neanche a singoli pazienti.
L’AIR, Accordo Integrativo Regionale, da poco siglato (11/10/19) e che mancava da quindici anni, colma una carenza organizzativa prevedendo la continuità assistenziale su base medica volontaria anche nelle attività di assistenza primaria per alcuni ambiti come ad esempio in cure palliative, strutture intermedie e residenze per anziani. L’Asuits continua dicendo: “Trattandosi di scelta fiduciaria nessuna azienda sanitaria può nominare direttamente il medico di famiglia ma ha il solo onere di garantire questa possibilità di scelta. Gli ospiti della casa Ieralla potranno scegliere altro professionista (è un loro preciso diritto) e continueranno ad usufruire delle prestazioni di cui hanno finora goduto.
Non è invece possibile per questa Azienda imporre ad un medico di medicina generale
l’assistenza degli ospiti della struttura, oppure individuarlo tramite bando, essendo un preciso diritto del cittadino scegliere il professionista di fiducia ed onere del professionista prescelto garantire l’assistenza. Si precisa, infine, che casi analoghi si sono sempre verificati (da ultimo due volte nel corrente anno), e sono sempre stati individuati i nuovi professionisti che hanno continuato a garantire l’assistenza.”
Se è vero che sta al cittadino scegliere un professionista, al crearsi di una contesto critico di massa è bene, ritengono i familiari degli ospiti, stia all’Azienda Sanitaria garantire la risoluzione della situazione diventata ingestibile per il privato. Garantire un medico interno per ogni casa di riposo, almeno in strutture che superino una certa capienza, sarebbe la soluzione più opportuna; è cosa, però, dispendiosa, e si rifanno vive le questioni di bilancio. Possono però essere considerate altre soluzioni, come quella di valutare una figura di un medico di base di riferimento per tutti gli ospiti della struttura, per gestire con efficienza la situazione globale, senza ritrovarsi – ed è un rischio che i familiari temono molto – in potenziali situazioni in cui su 65 ospiti si possano avere 65 medici diversi. In questi casi, lasciando tra l’altro l’incombenza alle famiglie, è difficile integrare le procedure della struttura con quelle personali dei singoli medici esterni; raramente, inoltre, riescono ad essere presenti nei momenti di attività di rilevanza sanitaria ed assistenziale.
Un’altra possibilità interessante sarebbe quella di modificare il vincolo di 1500 pazienti per ciascun medico nel caso in cui abbiano più pazienti tutti nella stessa struttura: spesso il medico che va a visitare degli anziani nelle case di riposo è disponibile a visitare altri pazienti che vi risiedono, ma viene limitato dal massimale posto. Quest’ultima soluzione potrebbe risolvere, almeno in parte, una situazione critica che attualmente sembra non avere altri sbocchi.
[m.p]


