Obiettivi di sviluppo sostenibile: la situazione in Friuli Venezia Giulia

14.10.2019 – 15.10 – Pubblicato questo mese il Rapporto ASviS 2019, che fotografa e analizza l’andamento del Paese rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) dell’Agenda 2030. In regione i dati positivi riguardano istruzione, formazione ed infrastrutture; negativo il dato occupazionale, che vede diminuire la percentuale di popolazione attiva nel mondo del lavoro.
Il report redatto dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile giunge alla quarta edizione e, grazie al contributo di 600 esperti provenienti da oltre 220 organizzazioni, fornisce una visione dell’andamento del Paese in materia di sviluppo sostenibile valutando le politiche realizzate negli ultimi 12 mesi. Monitora dunque quanto fatto, ma avanza anche proposte per il futuro per accelerare il percorso del nostro Paese verso l’attuazione dell’Agenda 2030.
Il computo di quest’anno, a livello nazionale registra progressi ma, tuttavia, valuta le misure adottate da recenti governi, settore privato ed organizzazioni internazionali come non all’altezza rispetto a quanto auspicato dal programma SDGs. Il monito lanciato indica che serve un urgente e deciso cambio di passo per rispettare il piano d’azione disegnato per dare un futuro al pianeta e a chi lo abita. Una bocciatura politica completa per l’Italia dunque? Non del tutto. Il presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini fa intravvedere un cauto ottimismo: “La buona notizia è che il nuovo Governo ha introdotto la sostenibilità nell’agenda politica” commenta, aggiungendo poi “A questi annunci devono seguire azioni concrete per mettere l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile”.

Ma com’è la situazione in Friuli-Venezia Giulia? Tra i dati favorevoli si registra un miglioramento dei risultati in particolare per gli Obiettivi 4 (Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti) e 9 (Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile) dell’agenda 2030.
Per quanto riguarda l’Obiettivo 4 il dato positivo è in linea con il trend nazionale che migliora sensibilmente nel corso degli anni. Dal 2010, infatti, si osserva un deciso aumento sia della quota di persone tra i 25 e i 64 anni che hanno completato almeno la scuola media superiore, sia della quota di persone tra i 30 e i 34 che hanno conseguito un titolo universitario. E, soprattutto quest’ultimo dato, congiuntamente all’aumento della percentuale di persone tra i 25 e i 64 coinvolte in un’attività di istruzione e formazione nelle quattro settimane precedenti l’indagine, che ha fatto risultare la regione virtuosa nell’obbiettivo. Preoccupa in questo ambito che, nell’ultimo anno, il tasso di abbandono scolastico a livello nazionale sia peggiorato, attestandosi al 14%.
Per l’Obiettivo 9 continuano a migliorare significativamente in tutta la Penisola gli indicatori relativi alla diffusione di banda larga tra le famiglie, l’uso di internet, il tasso di ricercatori per 10.000 abitanti e la quota di merci trasportate su ferrovia. Influiscono positivamente anche la crescita del valore aggiunto dell’industria manifatturiera e la forte diminuzione dell’intensità di emissione di CO2 del valore aggiunto. In regione la variazione positiva è dovuta sopratutto agli aumenti delle percentuali di famiglie con connessione a banda larga fissa e/o mobile e di lavoratori della conoscenza in rapporto al totale degli occupati.

Tra i dati negativi del Friuli Venezia Giulia quello inerente l’Obiettivo 8 (Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti), a causa dell’incremento del tasso di mancata partecipazione al lavoro e della quota di part time involontario sul totale degli occupati. I relatori ASviS attribuiscono il cattivo andamento a livello nazionale all’influenza dal ciclo economico: peggiorato fino al 2014, a causa dell’andamento sfavorevole del PIL per occupato e dell’aumento della disoccupazione e della quota dei giovani NEET che è la più alta dei Paesi UE, ha registrato nel triennio 2015-2017 un recupero che è, tuttavia, ancora lento.

Ultime notizie

Dello stesso autore