Krsko, “alto rischio sismico”. Tornano le preoccupazioni sulla sicurezza della centrale

18.10.2019 – 10.34 – “Tra tutte le centrali nucleari europee, il sito di Krsko è quello con la più alta sismicità ed elevato grado di rischio sismico”. Le dichiarazioni del geologo austriaco Kurt Decker, dell’Università di Vienna, all’ANSA rinfocolano la polemica sulla presenza nell’area della Slovenia e del Friuli Venezia Giulia di un impianto potenzialmente, questo perlomeno stando ai suoi oppositori, pericoloso, alla luce delle valutazioni avviate su un suo potenziamento con un secondo reattore. “Dal punto di vista sismo-tettonico”, ha sottolineato Decker, “il sito è tutt’altro che ideale: le minacce riguardano un significativo rischio sismico”.

La sismicità dell’area sulla quale si trova la centrale di Krsko non è un fatto nuovo; l’impianto è stato costruito in prossimità di una zona nella quale esiste la possibilità di terremoti di intensità stimabile fino a 6 gradi sulla scala Richter, come evidenziato anche dalla Mappa Europea sui rischi sismici; l’ultimo terremoto di tale intensità si è verificato nel 1917. Il programma energetico nazionale della Slovenia prevede il proseguimento delle operazioni del reattore esistente fino al 2043 e la costruzione di un secondo impianto accanto al primo nel 2022. Chi è contrario al potenziamento dell’impianto ritiene non definitive, addirittura inconcludenti le verifiche condotte sulla centrale nel 2012, che hanno compreso la simulazioni di situazioni di stress. Le rivalutazioni del rischio sismico pubblicate nel 2016, però, che hanno aggiornato quelle utilizzate all’epoca della progettazione e realizzazione della centrale e quindi fra gli anni Settanta e Ottanta, indicano un pericolo probabile derivante dall’accelerazione del movimento a livello del terreno, in caso di forte terremoto, di 0.56 g: un danno al reattore della centrale di Krsko potrebbe verificarsi, secondo gli esperti, con un’accelerazione di 0.8 g, e questo tipo di eventi sismici è stimato con probabilità di 1 ogni 50.000 anni o più. La pericolosità dell’area, numeri alla mano, non sarebbe quindi tale da destare nessuna preoccupazione.

In più di trent’anni di servizio, la centrale costruita dalla Yugoslavia e poi diventata una delle fonti di energia più importanti della Slovenia non ha avuto incidenti degni di particolare nota, a parte la fuoriuscita, nel 2008, di liquido dal circuito primario di raffreddamento. Incidente senza emissioni radioattive, tanto da essere messo, nonostante le proteste dell’opinione pubblica, a livello zero della scala INES. Dagli anni Novanta in poi, i sistemi di sicurezza e la tecnologia della centrale sono stati aggiornati più volte; le rilevazioni positive e gli aggiornamenti all’impianto non hanno però fermato le proteste degli ecologisti, in particolare di quelli austriaci, che hanno più volte definito la costruzione di Krsko un atto di volontà politica, giungendo all’accusa che, all’epoca della costruzione, i permessi siano stati ottenuti cancellando letteralmente la presenza delle faglie dalle mappe geologiche. Su Krsko esiste anche uno studio approfondito presentato all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica nel 1996; il governo sloveno ha sempre dichiarato di aver tenuto le raccomandazioni dei governi austriaco e italiano, negli anni in considerazione, compresa quella di aumentare la resilienza dell’impianto in modo che possa resistere a 0.6 g di accelerazione al suolo. Le paure sulla sicurezza sismica non avrebbero quindi basi razionali, in mancanza di argomenti che possano dimostrare con concretezza la possibilità che un terremoto a Krsko possa superare l’accelerazione capace di danneggiare il reattore.

[c.s.]

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