28.10.2019 – 16.00 – Segnali di una crescente criminalità che si sta diffondendo a macchia d’olio sul nostro territorio, o solo percezione di insicurezza accresciuta da singoli episodi isolati? Le notizie di cronaca riportate dai giornali sembrano protendere per la seconda ipotesi, mentre le Istituzioni continuano a rilasciare dichiarazioni che smentiscono tali conclusioni relegandole ad una apparente “sensazione” e controbattendo con numeri e percentuali, ma qual’è la realtà? La tragedia che ha recentemente colpito Trieste ha scosso visibilmente l’opinione pubblica, non solo locale ma anche a livello nazionale, gettando un’ombra su quella che fino ad ora era ritenuta una città tranquilla, un’oasi felice, rispetto alla realtà delle grandi metropoli come Roma e Milano. Il clima a Trieste negli anni sembra essere andato via via appesantendosi, fino a culminare nel tragico evento dello scorso 4 ottobre, che ha portato alla morte dei due giovani poliziotti Pierluigi e Matteo. Già 5 anni fa, un precedente episodio si era verificato all’esterno della Questura, quando un cittadino afgano aveva sottratto la pistola dalla fondina di un agente, provando a far fuoco contro l’operatore; per fortuna la sicura ancora inserita aveva evitato la tragedia e l’uomo aveva finito con il suicidarsi. Un senso di insicurezza che si traduce in una consapevole difficoltà, nell’affrontare questa nuova quotidianità, che sembra colpire le stesse Forze dell’Ordine incaricati della sicurezza della popolazione ma che sono i primi a trovarsi in difficoltà, impossibilitati ad agire e a operare in serenità.
Da giugno a ottobre 2019 in Italia, sono circa 220 le aggressioni documentate ai danni degli Agenti in servizio denunciate dal SAP – Sindacato Autonomo di Polizia, durante le quali gli operatori sono rimasti feriti, anche in maniera grave. “Un fenomeno non solo italiano come ricordato anche nel libro intitolato “Sbirri, maledetti eroi” ma che coinvolge diversi Stati” ha commentato il Segretario Provinciale Lorenzo Tamaro, con cui abbiamo affrontato le problematiche e le condizioni lavorative in cui versano le Forze dell’Ordine, in particolare quelle di Polizia.
Come mai il SAP sta raccogliendo queste segnalazioni adesso, prima non c’erano episodi significativi o dopo gli eventi avvenuti a Trieste, la Polizia ha deciso di dire basta?
Negli ultimi tempi in Italia abbiamo accusato un incremento delle aggressioni nei confronti degli operatori in divisa, tanto che noi del SAP abbiamo deciso di monitorare quante sono effettivamente queste aggressioni. Sebbene nella classifica stillata fino ad ora non risultino episodi nella nostra città, anche a Trieste si sono verificati degli episodi con collegi feriti. Si tratta infatti di una classifica al ribasso ma comunque significativa; il SAP ha voluto intraprendere questa campagna di sensibilizzazione, per denunciare e smuovere le acque, portando all’attenzione una situazione ormai non più sostenibile: noi delle Forze dell’Ordine ci ritroviamo completamente sguarniti nell’approvvigionamento di dotazioni.
Le fonti ufficiali continuano a parlare di una “percezione di insicurezza” e non di una vera e propria emergenza, cosa ne pensa al riguardo?
In tutta sincerità questa serie di episodi, personalmente mi sembrano essere molto più frequenti rispetto al passato, anche semplicemente dal punto di vista delle risse, senza poi parlare dell’aumento della violenza e dell’utilizzo di armi. L’aumento esponenziale di risse con coltello, per citare solo l’ultimo caso, quello successo in Scala dei Giganti, ci pone in una situazione di costante pericolo anche su interventi all’apparenza semplici ma che senza le adeguate dotazioni, potrebbero avere ripercussioni anche gravi; ricordiamo che una coltellata ben inferta può avere conseguenze fatali. A Trieste, non eravamo abituati a questo clima, ma ciò non significa che dobbiamo cominciare ad abituarci. Il Prefetto ha annunciato giusto qualche giorno fa che stanno per arrivare dei rinforzi da parte del reparto speciale anticrimine, forse è questo il segnale che effettivamente la situazione è cambiata.
A livello psicologico e lavorativo, dopo un evento del genere, che ripercussioni ha avuto sul modo di operare da parte del personale di Polizia?
Sicuramente nei primi giorni c’è stato un po’ di tentennamento, in quanto l’accaduto ha fortemente colpito tutti quanti noi nel profondo. Proprio la mattina successiva al fatto, qualche nostro iscritto – che opera in Frontiera – mi ha telefonato preoccupato chiedendomi: “Noi che siamo a diretto contatto con queste persone come dobbiamo comportarci visto le condizioni in cui operiamo? Io ho ancora il vecchio cinturone”. Noi del SAP avevamo avevano sollecitato già ad agosto, il problema delle fondine segnalando le problematicità dell’innesto tra fondina e cinturone, costituita da materiale plastico che si rompe facilmente; problema riconosciuto dallo stesso Ministero degli Interni, giusto qualche giorno prima della tragedia. In realtà poco importa quale sia stata effettivamente la causa, le fondine sono solo uno dei problemi legati alle dotazioni della Polizia, rendiamoci conto che ad oggi non c’è ancora un’uniformità nell’equipaggiamento; il personale degli uffici gira ancora con il vecchio cinturone bianco con chiusura a clips. Sottolineo che il personale degli uffici è lo stesso che viene poi impiegato durante l’Ordine Pubblico in occasione di manifestazioni importanti e durante le partite. Questo modello di fondina è stato sostituito per le divise operative del personale delle Squadre Volanti, proprio perché il continuo apri-chiudi della clip, a lungo andare perdeva la sua funzione se non addirittura ad arrivare a rompersi.
Come affrontano ora gli Agenti gli interventi? C’è una maggiore consapevolezza di rischiare la vita rispetto a prima?
In realtà ci si deve comportare come sempre, il nostro lavoro è anche questo alla fine, il rischio di poter rimanere ferito, anche seriamente o addirittura morire, credo sia messo in preventivo da tutti noi che intraprendiamo questo lavoro, ma non è accettabile che questo avvenga. Anche noi, al pari di un operaio che si reca in cantiere, vogliamo che i nostri equipaggiamenti siano al passo con i tempi e adeguati a quello che dobbiamo affrontare, in modo di poter operare in sicurezza. Ci troviamo sempre più spesso a fare i conti con persone che, tutto sommato, non hanno nulla da perdere, mentre dall’altra parte c’è l’operatore delle Forze dell’Ordine che si ritrova con le mani legate, correndo il rischio di essere magari falsamente denunciato incappando poi in un processo penale, con annesso procedimento disciplinare, il quale comporta una sospensione della progressione della carriera e quindi ripercussioni anche nella sfera privata-familiare. Problematiche a cui va ad aggiungersi la questione dell’uso delle manette regolamentato per legge, ad usarle in maniera arbitraria si rischia di eccedere in un abuso di potere. E’ da questi piccoli intoppi burocratici che nasce la paura di operare, ovvero non la paura di farsi male, ma la consapevolezza di essere limitati nelle proprie funzioni e non tutelati dallo Stato italiano.
Parlando di dotazioni e mancanza di fondi, qualche tempo fa, è stata stanziata una somma piuttosto importante per le nuove mostrine della Polizia di Stato che, fin da subito hanno sollevato polemiche sulla qualità del prodotto, cosa ne pensa?
Per rispondere alla domanda, dico solo che noi del SAP abbiamo appena fatto una convenzione per i nostri iscritti con un negozio, per l’acquisto a prezzo agevolato dei guanti antitaglio, una voce che risulta nella lista delle forniture base di Dipartimento, ma in realtà non sono mai state distribuite.
In molti, dopo la sparatoria ci hanno detto di voler acquistare di tasca propria i sottocamicia, perché ovviamente queste dotazioni non ci vengo fornite a livello individuale. I giubbotti semi-rigidi forniti, sono troppo pesanti e ingombranti da indossare durante l’arco delle 6 ore, come prevederebbe il regolamento per chi è di servizio in esterna, ma di fatto risulta solo un impedimento, soprattutto per l’operatore alla guida. È per questo che ora il SAP sta chiedendo i sottocamicia/giubbotti antitaglio, i quali hanno una vestibilità migliore e sono più leggeri, pesano 2 kg contro i 5 kg del classico giubbotto; offrono protezione in un eventuale conflitto a fuoco e anche nel caso di una aggressione con coltello, cosa che abbiamo visto nei fatti di cronaca recenti, accadono sempre più spesso. Tornando sulla questione fondine, non è accettabile che in caso di rottura, al reparto forniture non siano disponibili delle sostituzioni, obbligando l’operatore a riutilizzare quella vecchia.

Il Segretario Provinciale ha infine concluso: “Ci aspettiamo che di fronte a questa tragedia, non ci si fermi alle belle parole di circostanza pronunciate a favore delle telecamere, ma che si affrontino e si risolvano i veri problemi della polizia. E’ necessario, dopo aver preso il giusto il tempo per compiangere i nostri caduti, agire a livello nazionale per risolvere le innumerevoli lacune del Reparto Sicurezza”.


