24.10.2019 – 08.49 – Cyberbullismo: un problema molto attuale e una preoccupazione ormai costante per i genitori e per gli insegnanti. Anche se ‘cyberspazio’, con tutte le sue declinazioni di cui sentiamo parlare ormai quasi ogni giorno, tecnicamente non ha un vero e proprio significato essendo solo un espediente narrativo introdotto dallo scrittore di fantascienza William Gibson negli anni Ottanta (e da lui stesso poi fortemente criticato come ‘evocativo ed essenzialmente senza senso’), il termine è ormai largamente usato come sinonimo di reti di computer interconnesse, e si confonde nell’uso quotidiano con la definizione di Internet. Il cyberbullismo non è quindi che la prepotenza manifestata via Internet, che può colpire bambini e ragazzi più deboli o più esposti nel momento in cui si affacciano allo strano e nuovo mondo dell’Online; se il bullismo, ben noto, si esprimeva attraverso atti di solito violenti, aggressioni fisiche o verbali e persecuzioni da parte di singoli o di gruppi, il bullismo ‘cibernetico’ che si esprime attraverso la rete per forza di cose non arriva mai al contatto fisico, al pugno o allo sgambetto o allo scherzo pesante, ma colpisce e perseguita intenzionalmente chi ne diventa vittima con messaggi, video, chat, immagini in un gioco psicologico sempre più pesante che può diventare pericoloso e risolversi in atti estremi. Chi sta dall’altra parte e riceve l’attacco, di solito, è incapace di difendersi oppure prova ma non trova la forza di reagire. Le possibilità che i ragazzi debbano confrontarsi con questo fenomeno sono diventate negli ultimi anni molto alte: negli Stati Uniti gli studi più recenti hanno identificato in 1 su 10 (in Australia, addirittura 1 su 5) gli adolescenti bullizzati attraverso i Social Network, e due terzi dei giovani intervistati dai ricercatori hanno riferito di essersi trovati oggetto, più di una volta, di commenti oppure offese legate a razza, nazionalità, religione o preferenze sessuali, fino ad arrivare all’esclusione da determinati gruppi Social: esclusione virtuale, ma non meno dolorosa da un punto di vista psicologico.
Con l’intervento dell’assessore all’Istruzione del Friuli Venezia Giulia Alessia Rosolen, di Patrizia Pavatti, dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, di Alessandro Basso consigliere delegato alla scuola del Comune di Pordenone, del Commissario Capo Nicolò Toresini vice dirigente del comparto di Polizia Postale e delle Comunicazioni e del vice ispettore Luca Penna della Polizia di Stato, il progetto denominato GenerAzione – giovani attivi contro la violenza, l’intolleranza e la discriminazione presenta oggi, giovedì 24 ottobre 2019, presso la Sala Maggiore Unicusano di via Fabio Severo 14 a Trieste dalle ore 17.30 alle ore 19.30 i risultati del suo lavoro, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e promosso da Modavi Onlus.
I giovani colpiti da atti di cyberbullismo, spesso, non raccontano che cosa succede ai loro genitori: vengono bloccati a volte dal timore che gli stessi possano rimproverarli o reagire male, non capire o peggiorare la situazione. L’essere a disagio dopo aver letto o visto qualcosa sul loro smartphone, magari su una chat, o una personalità che improvvisamente cambia e diventa più ansiosa, triste, nervosa o riservata; una tendenza a una maggiore solitudine rispetto a prima, un peggioramento dei risultati a scuola, l’isolarsi volontariamente e l’autoescludersi da certe attività. Sono alcuni dei segni che possono far intuire che sta succedendo qualcosa: la scuola, gli insegnanti e gli psicologi possono giocare un ruolo fondamentale e aiutare le famiglie a proteggere i figli da esperienze che per loro sono molto spesso fonte di grande sofferenza. Con sede a Roma, Modavi Onlus da più di vent’anni si occupa di sociale sul territorio sia nazionale che internazionale; recentemente ha iniziato a intervenire in maniera importante anche sul territorio di Trieste, e si occupa in particolare di famiglia e infanzia, giovani e stili di vita sani, inclusione sociale, servizio civile, cooperazione allo sviluppo. Nel progetto generAzione sono state coinvolte tutte le regioni d’Italia, quindi anche il Friuli Venezia Giulia grazie anche alla collaborazione di Socioplan (associazione di promozione sociale per lo sviluppo del territorio), per poter iniziare un percorso coi ragazzi delle scuole dei comuni italiani teso a conoscere, prevenire e contrastare la violenza in generale e tutte le sue forme. A Trieste, generAzione ha coinvolto circa 1500 giovani che hanno partecipato alle varie attività elaborate dalla dott.ssa Margherita Paglino, sociologa, e realizzate con la psicologa Federica Anastasia. Modera l’incontro il direttore di Trieste All News, Roberto Srelz.
[f.f.]


