06.10.2019 – 20.07 – In mancanza di riscontri certi e oggettivi sull’infermità mentale di Alejandro Stephan Meran, il ventinovenne che venerdì 4 ottobre scorso ha ucciso all’interno della Questura di Trieste i due agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, mentre proseguono le indagini su un gesto che appare tuttora incomprensibile il giudice per le indagini preliminari ha confermato la richiesta del pubblico ministero Federica Riolino di carcerazione cautelare in presenza di quelli che tecnicamente sono definiti ‘gravi indizi di colpevolezza’ e nella possibilità che, seppur ferito, l’aggressore possa tentare la fuga o reiterare il suo gesto ai danni di altri. Aggressore, e assassino, che durante l’azione concitata, come risulta da filmati a disposizione del giudice, avrebbe mostrato lucidità e autocontrollo.
Non si sa ancora, in attesa di accertamenti definitivi e di eventuali documenti dalla Germania, paese di precedente residenza, se Alejandro Stephan Meran, che è finora rimasto in silenzio, sia quindi affetto da un turbamento psichico o da una malattia mentale. Finora solo la sua famiglia avrebbe riferito in proposito: una testimonianza per forza di cose di parte, anche se resa, come si è appreso, già prima dell’arresto che ha preceduto il dramma in questura e accompagnata dal ritrovamento di farmaci nel corso della perquisizione a casa. Durante l’arresto stesso seguito al furto di uno scooter, Alejandro non è stato preso in carico dal 118 ed era lucido, così come durante la sua successiva azione contro i poliziotti; ma sia la madre che il fratello hanno riferito di sue precedenti paure immotivate, di un udire voci inesistenti che lo minacciavano di morte e di sue reazioni nervose improvvise che avrebbero spinto la madre a rivolgersi all’ospedale; dove però non aveva potuto, così ha riferito, trovare supporto in quanto il figlio non l’aveva accompagnata per farsi visitare. Sui media e sui Social Network si sono susseguiti per tutta la giornata, e proseguono tuttora, scambi di critiche e accuse di inopportunità fra chi ritiene che i due agenti abbiano agito con imperizia e leggerezza o perlomeno con ingenuità, e chi risponde definendo ingiuriosa nei confronti delle Forze dell’Ordine una posizione che possa anche solo alludere a eventuali errori dei due poliziotti uccisi; il Questore di Trieste, Giuseppe Petronzi, ha sottolineato che la capacità di risposta dell’apparato di polizia è stato all’altezza della situazione e ha consentito di fermare l’aggressore immediatamente, scongiurando la possibilità di danni peggiori. Un forte invito è giunto dal Ministero dell’Interno a evitare speculazioni su ricostruzioni arbitrarie relative a quanto accaduto a Trieste, con particolare riferimento alle fondine e all’equipaggiamento degli agenti, fino a quando i fatti non saranno definitivamente accertati.
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