L’Armenia guarda al Friuli Venezia Giulia: legami economici e storici

18.10.2019 – 12.30 – Come un tempo i fedeli armeni giunsero a Trieste, attirati dalla crescita della città e dalla sua tolleranza conferita dalle patenti di Maria Teresa e Giuseppe II d’Asburgo, così oggigiorno l’Armenia quale stato si rivolge al Friuli Venezia Giulia: allora come adesso attirata dalle possibilità culturali e tecnologiche della Regione.
E’ stato il vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Russo, ad accogliere ieri Samvel Mkhitaryan, Margarita Baburyan, Susanna Tadevosyan e Gurgen Hakobyan, componenti chiave di una delegazione armena partner di un progetto cofinanziato dalla Regione. Partecipano il Comune di Monfalcone, il Polo tecnologico di Pordenone, l’associazione di agricoltori di Trieste Kmecka zveza e le realtà caucasiche New Technology Education Fund e Technology and Science Dynamic.

L’Armenia è uno stato in crescita, ma il galoppare dell’economia lascia indietro il know-how tecnologico, supera le reali possibilità infrastrutturali del paese: l’obiettivo dunque diventa acquisire quelle competenze fondamentali per consentire il progredire della nazione. Serve dunque formazione, specie scientifica; e proprio in questo campo Trieste e il Friuli Venezia Giulia eccellono. L’Armenia, inoltre, grazie alla sua posizione geografica, rappresenta uno dei tre paesi del partenariato orientale assieme a Georgia e Ucraina, verso cui l’Unione Europea ha un interesse sempre più spiccato.

Correva l’anno domini 1715 quando un gruppo di Padri Armeni Mechitaristi approdò a Trieste, dopo essere passati da Istanbul alla Repubblica di Venezia, infine attirati dalla tolleranza e dalla crescita – non solo economica, quanto spirituale – della città-porto Trieste. La comunità armena, all’inizio con cinquanta fedeli, crebbe rapidamente, raggiungendo quasi seicento membri nel 1773. Convenzionalmente vengono individuati due diversi periodi; il primo fino al 1810, quando i Padri Mechitaristi chiusero per debiti e il secondo, dal 1817 al 1910, di gran lunga più ricco e fiorente. Risale infatti all’ottocento la costruzione di quel gioiello in rovina che è la Chiesa degli Armeni (via dei Giustinelli 7), dedicata alla Beata Vergine delle Grazie. L’edificio conserva ancora l’organo Rieger donato da Julius Kugy, perché a lungo era anche la chiesa della comunità cattolica di lingua tedesca. La chiesa era parte di un complesso che comprendeva, dal 1859 al 1875, il primo ginnasio in lingua italiana, parte di un collegio-convitto. Oggigiorno la comunità armena è ridotta a una ventina di anime, ma rimane culturalmente importante nel tessuto storico della città.

I rappresentanti armeni hanno proposto la sottoscrizione di un protocollo di intenti per dare continuità ai rapporti avviati, tenuto anche conto che Finest ha due accordi di collaborazione firmati nel 2013 con l’Armenian Development Agency e con la Pan
Armenian Development Bank. Attualmente la priorità spetta all’innovazione e alla formazione, alla crescita delle microimprese e alla valorizzazione del settore agroalimentare. Ma non si escludono, nel futuro, collaborazioni culturali con Trieste.