08.09.2019 – 08.30 – I professori, ricercatori e studenti di archeologia dell’Università di Udine continuano ormai da tre anni a studiare un relitto di nave bizantina risalente al XIV secolo, ritrovato al largo di Ragusa, nella zona meridionale della Sicilia.
È il risultato di un progetto coordinato dall’Unità di archeologia subacquea dell’Università di Udine, la Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia e l’Institute of Nautical Archaeology di College Station (Texas, USA). Chiamato “Kaukana“, dal nome del ritrovamento, si sta rivelando nel corso degli anni uno studio dal notevole interesse: il relitto, infatti, giace a soli tre metri di profondità, seppellito sotto due metri di sabbia. Una posizione che lo renderebbe potenzialmente facile da spostare e/o recuperare in chiave museale. Il compito degli archeologi udinesi consiste proprio nel fornire i dati alla Soprintendenza tali da far decidere se si tratti di un bene recuperabile o meno, decidendo anche sotto un aspetto turistico ed economico.
Quest’estate, al relitto bizantino si è aggiunta una nave dell’età antica di tipo “lapidaria“, perchè deputata al trasporto di grandi elementi architettonici, quali statue o capitelli. In questo caso i ricercatori del Friuli Venezia Giulia hanno scoperto come trasportasse due gigantesche colonne monolitiche, di sei metri ciascuna, destinate a un tempio.
Non solo uno scavo, però, perché accanto al lavoro manuale, prosegue un’intensa attività di ricerca e didattica. Il frutto dei lavori estivi, tuttavia, ha ricevuto una battuta d’arresto, perché dopo tre settimane a spennellare il relitto, una mareggiata improvvisa l’ha di nuovo seppellito sotto strati su strati di sabbia.


