03.09.2019 – 16.39 – La sagoma gigantesca del Gasometro del Broletto, uno dei tanti manufatti dell’archeologia industriale triestina, dallo sterminato Porto Vecchio, alla Centrale Idrodinamica, alla Torre dei Pallini, ha rappresentato sempre una sfida e un punto interrogativo per le Giunte succedutosi negli anni a Trieste.
Il “gigante dimenticato”, all’epoca della costruzione un gioiello industriale sull’esempio delle città austriache e germaniche, aveva la funzione di erogare il gas alle diverse utenze nella città, all’epoca in rapidissima crescita. Bell’esempio di architettura d’inizio ‘900, dove la funzionalità dell’edificio non detrae dall’incanto dei suoi (tanti) ornamenti, il Gasometro sopravvisse ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, venne chiuso nel 1952 e infine dichiarato “bene di interesse culturale” nel 1988, in tempo per salvarlo dalla demolizione. Come nel caso dei magazzini vittoriani del Porto Vecchio, le dimensioni stesse del Gasometro ne rendono difficile il recupero: qualsiasi intervento richiederebbe spese ingenti, al di là del budget comunale.
Tuttavia, come nel caso portuale, qualcosa sembra smuoversi negli ultimi anni, complici le nuove possibilità offerte dal project financing e l’attenzione internazionale suscitata dal ruolo di Trieste nello scenario tanto turistico, quanto geopolitico.
A questo proposito l’assessore al patrimonio e demanio Lorenzo Giorgi ha visitato ieri questa “cattedrale industriale”, con l’obiettivo di sfruttarla per appositi eventi tali da attirare investitori affascinati dall’idea di recuperare la struttura.
Trieste All News, che aveva già trattato la complicata storia del Gasometro, ha intervistato l’assessore sul possibile futuro del “gigante dimenticato”.
Buongiorno, la ringrazio per la sua disponibilità.
A seguito del suo post su Facebook, dove visitava l’abbandonato Gasometro del Broletto, volevo domandarle le intenzioni del Comune nei confronti della struttura.
Il concetto è molto semplice: dobbiamo passare una fase che non è solo quella di bandire aste o cercare teoricamente di vendere un bene, ma o di vendere effettivamente o di intervenire e recuperare. Occorre proprio cambiare la mentalità, perché spesso ci si limita a predisporre bandi o altre cose, ma non si ottengono risultati e le cose rimangono lì per anni. Questa la visione generica per quanto riguarda tutto il patrimonio immobiliare.
Per quanto concerne il Gasometro, l’ex mensa Crda, il Palazzo Carciotti che va all’asta il 25 ottobre… Sono una serie di immobili di proprietà del Comune che intanto vanno pubblicizzati; dobbiamo renderne consapevoli i triestini che ne sono i proprietari.
E far conoscere questo patrimonio costruito ai possibili investitori, con l’idea di rivitalizzarlo, recuperarlo.
Il che vuol dire intanto salvaguardarlo. Noi non abbiamo i mezzi, in questi casi, per procedere a quelle manutenzioni che da ordinarie diventano solitamente straordinarie. Ahimè, proprio quanto successo con Palazzo Carciotti, dove l’amministrazione ormai non ha i mezzi per poterlo recuperare e quindi non venderlo vuol dire rischiare di perderlo, di distruggerlo. Questo perché c’era stata l’usuale polemica – Ah! Voi vendete i gioielli di Trieste! Ecc, ecc – tuttavia alcune volte i gioielli vanno venduti per preservarli.
Chiaramente è preferibile che venga venduto e recuperato, piuttosto che lasciarlo decadere…
Anche perché hanno messo delle prescrizioni importanti su Palazzo Carciotti, specie sulla parte “monumentale”, che continuerà a essere fruibile. Andiamo in realtà a salvaguardarlo. Ma tornando al Gasometro, che è una struttura interessantissima, a Vienna ce ne sono quattro, tutti recuperati…
Il quartiere di Simmering…
Esatto, dei quali uno è diventato il fulcro della musica, dell’intrattenimento; un altro recuperato dal punto di vista abitativo; certo, ovviamente non siamo a Vienna, le limitazioni sono diverse. Francamente però uno spazio del genere che è vero, è inserito, è inglobato in un’area particolare dell’Acegas, ma va anche considerato come sia a sei metri da Via d’Alviano, dunque facilmente estraibile dal contesto in cui si trova…
Il Gasometro può dunque diventare un altro punto di richiamo, considerando come Trieste stia attirando non solo turisti, quanto investitori, per lo più non italiani, da fuori, il che va comunque bene, perché creano ricchezza, economia, posti di lavoro…
La mia idea è quella di iniziare con un progetto, per l’appunto, di portare a conoscenza e far emergere tutto questo patrimonio costruito che può avere un valore non indifferente per un imprenditore – attraverso una vendita diretta o ancora meglio con il project financing.
Uno strumento, quest’ultimo, che il codice degli appalti permette e recentemente di grande utilizzo a Trieste; si pensi al Centro Congressi tanto per citare un esempio tra i tanti; dove si sta costruendo con l’intervento dei privati, ma assieme con l’amministrazione pubblica che a sua volta mette qualcosa sul piatto, di solito il bene e un po’ di soldi.
Il project financing oggigiorno è uno strumento da usare, da “sfruttare”, perché da un lato consente un controllo, un mantenimento pubblico e dunque un controllo della città, dei triestini stessi; dall’altro garantisce quei soldi che altrimenti non avremmo a disposizione.
Quindi, come si fa questo lavoro? Innanzitutto con le aste, con le manifestazioni di interesse, ma anche promuovendolo – specie attraverso i nuovi canali Social – e con piccoli momenti aggregativi di un certo livello.
Sul Gasometro si sta riflettendo, in collaborazione con una serie di associazioni, di creare un momento primaverile aggregativo, il che vuol dire che porto un piccolo evento musicale – tra l’altro proprio ieri siamo andati con un importante personaggio musicale che insegna a Trieste per valutare le acustiche – ad esempio, un concerto con un quartetto d’archi, nello spazio del Gasometro, con una prenotazione delle persone che vengono a vedere, che visitano il posto, si rendano conto e prendano coscienza di quant’è un patrimonio dei triestini, che assistano a questo concerto in un ambito incredibile.
Legare la promozione del patrimonio a un evento culturale: questo fornisce una visibilità straordinaria, una conoscenza diversa; può essere molto attrattivo, perché attira anche fuori dal solo capoluogo.
Attualmente il Gasometro consente questo genere di eventi?
Qual è la situazione a livello ambientale?
Come sempre va ripristinata la sicurezza, al fine di garantire a un numero limitato di persone di potervi accedere. Tuttavia esistono dei casi simili; a Roma, ad esempio, si realizzano visite guidate a importanti monumenti in via di ristrutturazione. In effetti l’idea mi è venuta da lì; ho visto diversi scatti su Instagram e mi sono accorto come diventino facilmente virali. Specie l’idea di farsi il selfie nell’edificio di archeologia industriale, di visitarlo col caschetto in testa, mentre è ancora in divenire. Un luogo, il quale, per la sua particolare situazione, non dovrebbe essere visitabile.
Chiaramente il tutto eseguito nella più completa sicurezza.
La vostra dunque era soprattutto una visita esplorativa…
Sì, prima abbiamo tenuto una riunione, optato per visitare l’edificio e abbiamo considerato in vista dell’evento l’illuminazione, gli estintori, i dettagli tecnici. Ad esempio lo faremo a primavera, perché potrebbe piovere dentro. Un evento identico verrà tenuto anche per Palazzo Carciotti, sebbene su scala minore.
In linea generale una serie di eventi, indubbiamente con una componente ludico-culturale e/o con un’esposizione di opere d’arte, volte ad avere una funzione di “richiamo“.
Io ritengo che lo spazio debba essere inserito in un contesto particolare; vanno bene le iniziative per i giovani, ma in questo contesto l’obiettivo finale è che un investitore si interessi del luogo e che possa avanzare un’idea o una manifestazione d’interesse; in questo contesto lo spazio dev’essere legato a eventi diversi che attraggano persone con disponibilità economica e lavorativa capaci di attuarne il recupero. Chiaramente gli eventi resteranno aperti a tutti, ma risulteranno adeguatamente contestualizzati…
Indubbiamente l’evento deve avere una sua attrattiva internazionale, se l’obiettivo è attirare investimenti fuori dalla città…
C’è bisogno di un richiamo adatto: pensi a un quartetto d’archi nel Gasometro, con un’apposita visita guidata, con l’idea che questo possa poi diventare uno spazio utilizzato da un investitore… Piace molto, specie al di fuori di Trieste. Ha una sua particolare attrazione.
Occorre essere assessori al patrimonio fantasiosi, andare al di là del discorso di casse e spese. Qui invece mobiliteremo un’associazione che presto sveleremo al pubblico, c’è un lavoro fatto in collaborazione con il Dr Zanmarchi, che ha fatto un lavoro eccezionale sull’atlante del patrimonio costruito di Trieste. Una ricerca impegnativa, durata quattro anni, che ha immensamente semplificato il lavoro degli uffici e dei dipendenti. L’obiettivo degli eventi, alla fine, sarà di valorizzare una parte di questo patrimonio.
Come ultima cosa, a livello personale, quale sarebbe la sua visione per il Gasometro?
Al di là dell’investimento, se fosse possibile agire immediatamente.
Uno spazio aggregativo per i giovani, indubbiamente; io ho anche visto l’esempio di un gasometro trasformato in uno spazio abitativo, ma è un’impresa difficile da realizzare.
Molti hanno citato nei commenti il planetario, il quale è una bella idea, ma dal punto di vista economico/imprenditoriale ha oggettive difficoltà per quanto riguarda la sostenibilità economica. Il planetario di Roma è in grandi difficoltà; ed è una grande città, una capitale. Il triestino ci va; ci va una volta, poi possono venirci le scuole, ma dopo quest’iniziale successo il peso ricadrebbe sui turisti. Difficilmente il planetario avrebbe quel flusso turistico tale da garantirne il successo.
Come avevo sposato un tempo – prima che il passare del tempo ne rendesse inevitabile l’abbattimento, ormai è una bruttura – il progetto di recupero in chiave giovanile del Teatro Tripcovich, così egualmente per il Gasometro.
Anche qui, ovviamente, sarebbe necessaria una seria valutazione di sostenibilità economica, ma uno spazio aggregativo per i giovani, per la musica, lì dentro diventerebbe spettacolare. Tanto più che esistono colossi che si occupano proprio di questi settori.
Gli spazi finora presenti, sebbene siano molto cresciuti negli anni, rimangono legati a un ambito commerciale/enogastronomico; dev’esserci qualcosa di più.
Il Gasometro potrebbe essere quell’idea.
Dal #Gasometro (splendido) voglio far partire un #progetto di #promozione e #valorizzazione del #Patrimonio costruito…
Geplaatst door Lorenzo Giorgi op Maandag 2 september 2019









