10.09.2019 – 08.45 – Centoventuno anni sono passati dal 10 settembre 1898, quando l’imperatrice Elisabetta di Baviera, meglio nota in Italia come “Sissi” e in Austria come “Sisi”, venne brutalmente pugnalata dall’anarchico italiano Luigi Lucheni, a Ginevra. Una morte che commosse l’Europa del tempo e in special modo Trieste, tradizionalmente molto legata alla figura ribelle e anticonformista dell’imperatrice. L’anniversario del barbaro pugnalamento tuttora riverbera in tutto il mondo, perché non c’è nazione occidentale dove Sissi non venga ricordata dai suoi tanti ammiratori.
In quell’infausto mese di settembre del 1898, Sissi era in incognito a Ginevra e in seguito al tragico suicidio del figlio Rodolfo, era vestita di nero, a lutto, con una veletta e un parasole. Camminava con passo veloce verso il battello con la contessa Irma Sztaray, senza scorta, perchè odiava le processioni. L’anarchico Luigi Lucheni, che aveva avuto notizia della presenza di un sangue blu a Ginevra e non desiderava niente di più al mondo che ammazzarne uno, qualunque casa reale fosse, incrociò casualmente l’imperatrice. Finse di sbirciare sotto il parasole di Sissi, poi simulò d’inciampare e fece un movimento con la mano, come a voler recuperare l’equilibrio. Questo movimento, vicinissimo al petto di Sissi, in realtà fu una pugnalata: nascondeva infatti nel palmo della mano un’affilata lima montata su un supporto di legno, il cui ferro penetrò mortalmente nel corsetto dell’Asburgo.
Inizialmente Elisabetta nemmeno si accorse della sottile pugnalata, ma dopo breve tempo, a bordo del battello, il vestito iniziò a colorarsi d’un rosso sanguigno e a un’ora di distanza Sissi esalava l’ultimo respiro. Il gesto fu esecrato non solo dalla compagine monarchico-conservatrice dell’epoca, ma da una fazione degli stessi anarchici, perché come osservò Emma Goldman, Luigi Lucheni aveva assassinato una donna apolitica e apartitica, paradossalmente, lo sappiamo dai diari e dalle lettere, con sentimenti anti-asburgici.
Trieste rimase sempre una città importante per l’imperatrice Elisabetta, perchè rappresentava il porto presso cui salpare verso nuovi viaggi e avventure, specie verso la Grecia o l’Italia. La città in sé non le destava grande impressione, ma era amatissima dalla popolazione. E’ stato calcolato come tra il 1869 e il 1896 Sissi abbia visitato Trieste almeno 14 volte, fermando prima e dopo i suoi viaggi salutisti nel mar Mediterraneo. Tra le tappe predilette, l’isola di Corfù, dove tuttora resiste L’Achilleion (1890), il suo personale palazzo di marmo bianco. La prima visita a Trieste risale al 21 novembre 1856, quando vide il mare per la prima volta. Nell’occasione ammirò i monumenti, le chiese, il Palazzo della Borsa e i collegi femminili. L’ultima visita ufficiale di Sissi a Trieste fu proprio nell’occasione dei cinquecento anni dalla dedizione della città all’Austria, nel 1882, accompagnata nell’occasione dall’imperatore Francesco Giuseppe e dal figlio Rodolfo, il quale si suiciderà sette anni dopo, a Mayerling, nello stesso anno della morte dell’imperatrice.
Trieste volle ricordare “Sisi” nel 1912, attraverso la bella composizione statuaria oggi presente in Piazza della Libertà. Una bell’opera, vagamente in stile liberty, realizzata dall’artista Franz Seifert.
Nonostante Sissi fosse apolitica, il monumento, come tanti altri, venne smontato nel 1921 e relegato nei magazzini comunali. Appena nel 1997 è stato riesumato e riportato all’antica gloria, non senza polemiche. Come un tempo Trieste riceveva calorosamente l’imperatrice, così oggi è Sissi stessa a ricambiare il favore, accogliendo i nuovi venuti alla stazione ferroviaria.


