Il racconto, la narrazione e la Trieste “blindata”. Il Sindacato Autonomo di Polizia: “Un articolo inaccettabile”

11.08.2019 – 16.16 – “Spiace leggere tra le righe del racconto della scrittrice Federica Manzon, pubblicato oggi, il fastidio che trapela nei confronti delle forze dell’ordine presenti a Trieste”. È il commento che il SAP, il Sindacato Autonomo di Polizia, una delle organizzazioni sindacali che rappresenta il personale, affida a un comunicato stampa in reazione alla pubblicazione sul Piccolo, in forma di racconto, di un’immaginaria passeggiata fra Barcola e la città nella quale un turista affezionato stenta a riconoscere Trieste e borbotta: “Nemmeno a Gerusalemme” di fronte alla massiccia presenza di poliziotti, di posti di blocco, di volanti con sirene lampeggianti, uomini in divisa e vigili che scendono dall’auto per multare a ogni possibile occasione bagnanti in custome e motorini parcheggiati male. “È un articolo inaccettabile”, commentano i tutori dell’ordine. “Quegli uomini sudati in divisa che, in ‘un clima da coprifuoco’, inseguono il turista fino a fargli cercare rifugio nei negozi, come scrive la Manzon, sono coloro che concorrono, con il loro lavoro, a rendere Trieste una città aperta e vivibile per la gente per bene. Affermazioni come: ‘Imbattersi in tre volanti della polizia’ e incontrare ‘poliziotti in bicicletta o passeggianti a due a due’, ‘volanti ovunque, controllori a controllare cosa’, ‘Trieste riempirsi di corpi speciali e sentinelle’ e ancora ‘impossibile camminare a Barcola senza incontrare uomini in divisa’, sono descrizioni e giudizi di chi evidentemente non ha simpatia verso le forze dell’ordine. In netto contrasto però con quanto da tempo i cittadini invocano e vorrebbero vedere con ancor maggior frequenza. Quello di cui i cittadini ed i turisti non hanno bisogno di imbattersi, oggi”, continua il sindacato di polizia, “sono le rapine, lo spaccio di stupefacenti, i borseggi, le risse, gli accoltellamenti; non di certo le divise”.

Complice la platea urlante dei Social Network, certamente dall’episodio dell’amaca di Barcola, – sotto sotto e nella realtà un po’ diverso da come sui Social è stato raccontato – e dai divieti di passeggiare in costume da bagno al di fuori delle aree balneari – comunissimi in altre località e accompagnati da sanzioni anche rilevanti – fino a oggi le critiche e le battute accompagnate da Méme nei confronti di una eccessiva ‘militarizzazione’ della città non sono mancate. È giusto che la satira non abbia limiti; c’è, però, una differenza fra satira e politica. Dall’altra parte, poco più in là del baracchino di Barcola e dello Spritz, a sudare sotto il sole rimangono gli agenti, ai quali molti cittadini richiedono ancora più presenza, in particolare per quanto riguarda l’ordine e il decoro, e il controllo del territorio e del transito degli immigrati irregolari sulla Nuova Rotta Balcanica che, sia esso o meno un problema di numeri, è percepito fortemente come non gradito e da fermare. “La brava gente”, continua il SAP, “vuole vedere le ‘divise’ a tutela di una città che negli ultimi anni è cambiata, come lo sono anche le altre città d’Italia. Spesso sono proprio i turisti, ma anche i cittadini a voler essere immortalati nei loro obiettivi in compagnia dei mezzi delle forze dell’ordine e degli operatori di polizia; sintomo che c’è apprezzamento per il lavoro che viene svolto quotidianamente anche a Trieste mentre ‘la città’, così l’articolo del Piccolo, ‘dorme e svapora’. Le classifiche ufficiali di gradimento dicono che in particolare la Polizia di Stato è l’istituzione più amata dalla gente. Fa specie poi quel ‘nemmeno a Gerusalemme’ e “nemmeno a Bogotà’. Chi è abituato a girare il mondo, come credo lo sia la scrittrice, è abituato a vedere apparati di sicurezza ben più appariscenti e soprattutto rigidi. Per restare nell’ambito nazionale, mi chiedo se la scrittrice sia mai uscita dalla stazione di Roma Termini o Milano Centrale e abbia notato il dispositivo messo in atto e quello presente nelle metropolitane e nei loro centri storici. Chissà se anche quelle situazioni saranno utili ad ispirare uno scritto che rappresenti il medesimo senso di fastidio”.

Trieste, la nostra città; di chi ci è nato e di chi ha accolto. “Lo scrittore spagnolo Javier Marias”, conclude la scrittrice, “diceva che distruggere è la cosa più facile del mondo, non serve intelligenza e nemmeno astuzia”. Parole da rileggere, riflettendo; nella convinzione che la storia non si sia affatto spostata altrove ma che in questo momento stia più che mai ripassando per Trieste, e che il confronto d’opinioni possa essere pubblico e aperto, anche senza intellettuali di prestigio e senza mancar loro di rispetto.

[r.s.]