24.07.2019 – 21.14 – Giorno luttuoso oggi per i fan della fantascienza: muore infatti, a 75 anni, dopo una breve malattia nella sua casa in Olanda, Rutger Hauer (1944-2019), iconico attore noto per il suo ruolo di “replicante” più umano dell’umano nel film capostipite del cyberpunk, “Blade Runner” (1982), di Ridley Scott. Anche i meno avvezzi al cinema conoscono infatti il suo monologo, frutto dell’improvvisazione, ma divenuto, grazie alla recitazione sofferta dell’attore e all’indimenticabile musica dei Vangelis, fiore all’occhiello di un capolavoro del cinema: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire“.

Non solo fantascienza, però, perché Rutger Hauer annoverava come migliore film proprio un gioiellino italiano, “La leggenda del santo bevitore” (1988), di Ermanno Olmi. Senza dimenticare il ruolo con Dario Argento, in “Dracula 3D” (2012)  e con Lina Wertmueller, “In una notte di chiaro di luna” (1989).
Scienza, ma anche fantasy, con il ruolo dell’ex capitano della guardia Etienne Navarre in “Ladyhawke” (1985) accanto a Michelle Pfeiffer; senza poi dimenticare una terrorizzante incursione nell’horror con “The Hitcher – La lunga strada della paura” (1986).
La varietà di interpretazioni di Rutger Hauer testimonia la sua capacità di attore, il suo sapersi insinuare nei più diversi ruoli, perseguendo una carriera all’insegna del particolare e dell’eclettico, con un occhio di favore a quelle produzioni di serie B, a quei pulp, a quei film low budget normalmente snobbati dai grandi attori. Ripercorrere la carriera cinematografica di Hauer significa pertanto scoprire una delle poche star di Hollywood a non essersi prostituito a film commerciali e a grandi budget, preferendo sempre l’originalità, non importa quanto povera risultasse la pellicola.

Le Poste dell’Olanda, paese del quale era natale, dedicarono nel 1995 un francobollo a Rutger Hauer, ritratto in uno dei suoi film più famosi, “Fiore di carne” (1973), di Paul Verhoeven. Proprio con quest’ultimo, infatti, Hauer lavorò a lungo, quasi attore feticcio del regista hollywoodiano, anch’egli olandese. Ricordiamo quanto meno “L’amore e il sangue” (1985) i cui toni sanguigni e barbarici anticiparono di diversi decenni le atmosfere cupe e sensuali della serie tv fantasy “Game of Thrones”.

Rutger Hauer visitò Trieste quale ospite d’onore nell’occasione del Trieste Science+Fiction 2016, tre anni addietro: in gran forma, arguto e senza peli sulla lingua, deliziò i giornalisti con divertenti aneddoti e sincere confessioni. Quel genere di uomini umili e di classe del quale il mondo ha ormai perso lo stampo.

Trieste Science+Fiction, domande e risposte al ‘replicante’ Rutger Hauer