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venerdì, 1 Luglio 2022

“Russian Doll”: uno scorcio paranormale nella routine newyorchese

16.06.2019 – 09.00 – Il nuovo progetto artistico di Natasha Lyonne (Nicky di “Orange is the new black”), Amy Poehler e Leslye Headland, “Russian Doll”, prodotto da Netflix ed andato in onda con la prima puntata lo scorso 1° febbraio, ci racconta la storia di un lunedì, e della donna newyorchese costretta a riviverlo decine di volte. Nadia (interpretata dalla stessa Natasha Lyonne) è una programmatrice di videogiochi nata e cresciuta a New York, anticonformista convinta, conduce una vita vuota di significato. In fuga dai traumi che la madre, mentalmente instabile, le ha imposto fin da bambina, si circonda di uomini, droghe e dei tanti conoscenti della giovane New York intellettuale ed artististica.
Il giorno del suo trentaseiesimo compleanno tuttavia, muore investita, ma la sua coscienza sembra tornare indietro di qualche ora, facendola risvegliare nella toilette a casa della sua amica Maxine, dove stava festeggiando.
Così comincia l’avventura di Russian Doll, un misterioso, tragicomico viaggio alla ricerca della libertà da sé stessi.

Nadia morirà decine di volte, spesso in scene grottesche, da sola o sotto gli occhi delle persone che più tengono a lei, risvegliandosi sempre di fronte allo specchio del bagno alla festa, sulle note di Gotta Get Up, canzone di Harry Nilsson.

Russian Doll non nasconde le sue molte ispirazioni (prima tra queste il film “groundhog day” con Bill Murray), ma riesce a rimanere estremamente originale. L’impeccabile interpretazione di Natasha Lyonne, la comicità noir che conquista facilmente lo spettatore e il mistero di questo “purgatorio” newyorchese, rendono senza dubbio questa serie una delle più stravaganti e uniche che Netflix ha da offrire.
Ad ogni reboot conosciamo meglio Nadia, e ben presto, assieme a lei, ci rendiamo conto che la strada per scappare da questo ripetitivo lunedì e la strada per la comprensione della sua psiche coincidono.

La serie, di solo 8 episodi, è auto conclusiva,rendendola praticamente un unico film diviso in più parti. Ha pochi ingredienti e non perde tempo in direzioni narrative vuote, e per quanto la storia possa non essere raccontata in reale ordine cronologico, è facile comprendere e ricordare ogni dettaglio importante, cosa fondamentale data la rete di collegamenti che è rappresentata dalla mente di Nadia.

Ma oltre ad una riflessione intensa su noi stessi e sulle scelte che facciamo e le responsabilità da cui scappiamo, Russian Doll espone una società, (in questo caso concentrandosi nel giro intellettuale newyorchese) che liberata ormai dai tabù e dalle repressioni dei secoli scorsi, si erge piena di potenziale ma si perde nella mancanza di valori e nella vacuità di opinioni e azioni, toglie gravità al materiale, all’emotivo e al mentale, glorificando solo l’indolenza e l’autocompiacimento.

Russian doll è un’opera bizzarra, originale e sorprendente che si sviluppa sovvertendo le aspettative e che usa l’umorismo non per spezzare la tensione ma come filtro tramite il cui osservare l’esistenza.

Articolo di Pierluca Campajola da Centoparole.

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