Al Bioest l’omeopatia e i vaccini. Pluralità, libertà d’espressione, realtà dei fatti.

04.06.2019 – 17.41 – È la presenza di un gazebo anti-vaccini a Bioest, la tradizionale fiera del biologico al Parco di San Giovanni a Trieste, a riportare all’attenzione della cronaca l’argomento ‘pro’ o ‘contro i vaccini’, o perlomeno ‘contro i vaccini tradizionali’. L’esposizione di materiale promozionale riferito a una contrarietà ‘ai vaccini pericolosi’ da parte di un’associazione triestina rinfocola il dibattito, e motivano le segnalazioni alla stampa locale. Questo nel momento in cui grazie all’obbligo introdotto dal decreto Lorenzin le coperture vaccinali in Italia sono tornate, nel 2018, a migliorare destando meno preoccupazione, con le regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia che per quanto molto meno ‘rosso fuoco’ che in passato, come situazione, non sono ancora al livello desiderato dalla comunità medica, mentre rimane impermeabile ai richiami e alle multe e roccaforte del ‘no ai vaccini’ l’Alto Adige.

L’associazione che mette in guardia contro i vaccini pericolosi a Bioest richiama anche il metodo Di Bella, divenuto famoso in una TV di altra epoca e poi ampiamente rivelatosi inefficace e privo di alcun fondamento scientifico e sperimentale già a fine anni Novanta (su 386 pazienti oggetto della sperimentazione, solo tre mostrarono segni di miglioramento senza però connessione diretta alla terapia stessa), e accenna anche al Siero Bonifacio, dal nome del medico veterinario di Agrigento che negli anni Cinquanta, dopo aver notato che le capre non avevano mai il cancro, iniziò a provare e distribuire un prodotto che era acqua e zucchero con qualche vitamina somministrato via flebo. Il ‘Siero Bonifacio’ fu bloccato poi dal Ministero della Salute di allora, per riapparire negli anni Ottanta, per poi essere ritirato dallo stesso veterinario prima di qualsiasi vera sperimentazione scientifica. Sul materiale contro i vaccini pericolosi e l’opportunità o meno di divulgarlo, Bioest risponde, attraverso gli organizzatori ma indirettamente, segnalando che per proprio statuto l’associazione promotrice da’ voce a tutti, in ossequio alla pluralità e alla libertà di espressione purché all’interno della legalità e della legge; i banchetti anti-vaccinisti non sono necessariamente una posizione propria degli organizzatori stessi. Certamente parlare ‘contro i vaccini’ proibito non è; vaccini, vicenda fatta di miti e di realtà scientifiche. Parliamo di miti, e parliamo di realtà.

  • I vaccini, il primo mito: sono pericolosi. È un mito di facile dissoluzione: non esiste una sostanza, e in particolare un farmaco, che se iniettata in un corpo umano o assunta in qualche modo sia priva di qualsiasi rischio collaterale. Bere troppo acqua uccide, e non per annegamento, ma per conseguenze dirette sulle cellule dell’organismo: e questo non è un mito. Quindi passiamo al secondo mito.
  • Il mito del morbillo che: “non è una malattia grave. Non occorre il vaccino”. C’è ancora chi è convinto che il morbillo non sia un problema che richieda attenzione, e che i sistemi sanitari locali o nazionali siano perfettamente in grado di trattare questa malattia nei bambini senza ricorso al vaccino. Probabilmente, questo succede perché, abituati a un mondo in cui la vaccinazione obbligatoria era data per scontata, ci siamo disabituati a vedere i bambini a puntini rossi, e non abbiamo ben presente quali effetti un’infezione grave da morbillo possa avere. Il morbillo è un’infezione che non può essere trattata direttamente con farmaci antivirali, ed è potenzialmente mortale: una volta iniziata, in soggetti non vaccinati, è possibile curarne solo i sintomi. Come la febbre molto alta, che può essere causa di collasso; le complicazioni, che avvengono in un 30 per cento dei casi e che vanno dalle infezioni alle orecchie con rischio di sordità, alla diarrea con rischio di disidratazione grave, alle malattie polmonari con rischio di polmonite, all’encefalite con rischio di cecità. La morte può arrivare per una di queste complicazioni; l’assistenza e il presidio durante la malattia ne abbassa solo la probabilità, senza eliminarne completamente il rischio, che è enormemente più alto di quello conseguente a una vaccinazione. E, via via che le vaccinazioni calano, se così è, aumenta il rischio d’infezione conseguente dalla mancanza di protezione di gruppo: il morbillo è molto contagioso durante tutti i quattro giorni che precedono la comparsa dei primi sintomi, e quindi il contagio, ad esempio in una scuola, può essere rapidissimo. Si tratta senz’altro di una malattia che trova terreno più facile in paesi più poveri e situazioni sociali estreme; possiamo però toglierci dalla testa che si tratti di una ‘malattia da immigrati’, perché così non è, ciò che può succedere è appunto che il male arrivi da un luogo in cui, per qualsiasi motivo, ad esempio una guerra, la vaccinazione non è stata fatta.
  • Il mito che: “l’omeopatia può sostituire i vaccini. La propongono anche i medici”. È un fatto che alcuni medici si siano schierati su posizioni anti-vacciniste più o meno estreme; fino al momento in cui sono stati chiamati a rispondere delle loro idee di fronte all’Ordine professionale, e puntualmente in praticamente tutti i casi hanno fatto dietrofront. È un fatto che i vaccini (come abbiamo detto, come qualsiasi altra sostanza farmaceutica) abbiano una certa probabilità di effetti collaterali, estremamente rara. La ricerca scientifica ha però ormai dimostrato ampiamente come i meccanismi omeopatici proposti siano poco plausibili, e come le sostanze omeopatiche vendute ‘in alternativa ai vaccini’ e a molti altri scopi siano inefficaci. Un conto è sostituire un calmante con un prodotto derivato da fiori e sostanze naturali, e bere un infuso guardando un film; ben diverso è proporre di sostituire un vaccino con qualcosa che spesso, a causa della composizione, potrebbe portare più rischi diretti del vaccino stesso. Gli effetti che il ricevente avverte dopo la somministrazione di un prodotto omeopatico derivano dal noto ‘effetto placebo’: l’aspettativa di stare meglio ci fa sembrare di stare meglio.
  • Mito che permane: “meglio farsi l’intera malattia piuttosto del vaccino, si è più forti dopo la malattia che con la vaccinazione”. Oppure: “La vaccinazione porta dentro nostro figlio il male”. Quando pensiamo questo, siamo, di norma, innocenti: abbiamo paura di vaccinare nostro figlio perché pensiamo che introducendo la malattia nel suo corpo si possa sovraccaricare il suo sistema immunitario, magari usando un vaccino polivalente, e fargli più male che bene. Quando pensiamo così, però, lo facciamo perché non conosciamo bene come il sistema immunitario neonatale funzioni. Il sistema immunitario di un bambino si sviluppa in maniera molto importante già prima della nascita, ed è capace di reagire e controllare un gran numero di antigeni allo stesso tempo: sono già ad esempio la polvere, lo sporco dell’ambiente in cui viene al mondo e in cui poi dorme e mangia, a far scatenare in lui una risposta immunitaria potentissima. Il raffreddore di una persona che gli sta vicino lo espone già a un numero di antigeni estremamente superiore a quello di un vaccino polivalente. Quindi, attendere che il bambino ‘si faccia la malattia’ è un esporre lui e gli altri bambini che gli stanno attorno a sofferenze, perché starà molto male, e a un rischio inutile, perché come abbiamo visto, una volta iniziate certe malattie non possono essere curate: si può intervenire solo sui sintomi. E spesso ci sono conseguenze.
  • Mito: i vaccini provocano l’autismo. Questo è il mito più grande, e uno dei più pericolosi in quanto di difficile dissoluzione. La leggenda nacque in Inghilterra nel 1998, quando uno scienziato pubblicò materiale suggerendo un collegamento fra le malattie gastrointestinali nel bambino, la vaccinazione MMR (o trivalente) e l’autismo. Nel 2004, un’indagine ha rivelato che il medico aveva interessi economici personali nel propagandare questa tesi: era stato ingaggiato e pagato da un avvocato che intendeva far causa ad alcune società farmaceutiche al puro scopo di far soldi, e conseguentemente erano stati prodotti dati e rapporti falsi. Il medico fu radiato dall’albo e gli autori della truffa condannati; un po’ come accaduto per la vicenda ‘Stamina’, temporalmente e geograficamente più vicina a noi rispetto a quelle di Di Bella e Bonifacio. Ha contribuito al perdurare del mito il fatto che l’autismo venga di solito diagnosticato tipicamente nello stesso periodo della vita del bambino in cui la vaccinazione MMR è raccomandata; una circostanza estremamente sfortunata, che non è però correlata in alcun modo al vaccino.

[fonti: ECDC European Centre for Disease Prevention and Control, in particolare. NCBI National Center for Biotechnology Information, Bethesda. American Academy of Pediatrics. Salute.gov.it]

[foto inviata da un lettore][r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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