Condivisione, creatività ed espressione: Officine Artistiche – Danza e Percussioni Africane

25.06.2019 – 10.00 –La danza non è un esercizio. E’ uno stato dell’anima che esce attraverso il movimentoscriveva Antonio Gades. Una frase, questa, che in poche parole riesce forse a racchiudere il significato profondo di una forma d’arte che, unitamente alla musica, elemento da essa inscindibile, si delinea essere una delle massime espressioni artistiche attraverso la quale l’essere umano fin dalla notte dei tempi è stato in grado di comunicare e di raccontare se stesso. L’intreccio di queste due discipline ed il loro profondo radicamento nella società tuttavia, per quanto concerne il cosiddetto “mondo occidentale” hanno perso nel corso della storia non tanto quel valore comunicativo quanto il valore inclusivo ed unitario: danza e musica si sono tramutate quindi nel corso del tempo in due discipline relegate a determinati momenti, luoghi, contesti e persone. Vi sono tuttavia, alcune parti del mondo nelle quali la danza e la musica racchiudono ancora al loro interno quel profondo valore sociale, unitario e soprattutto culturale, divenendo strumenti in grado di raccontare non solo se stessi ma anche la storia, la tradizione e l’identità di un popolo. E’ questo il caso dell’Africa dove la danza è parte integrante del tessuto sociale, essa è dappertutto, in ogni contesto che sia esso rituale, celebrativo o ‘profano’ ed è inoltre libera ed inclusiva, chiunque infatti può danzare senza che vi siano limiti di genere, di classe o di età.

Nella città di Trieste vi è una realtà che ben interpreta questo aspetto della musica e della danza africana: si tratta dell’associazione culturale sportiva dilettantistica e non a scopo di lucro Officine Artistiche – Danza e Percussioni Africane, nata nel 2004, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza e la pratica della danza e della musica africana, attraverso corsi, laboratori, stage e spettacoli. Donatella Bolognini, presidentessa nonché una delle fondatrici dell’associazione, quando e come nasce Officine Artistiche?

“Inizialmente sul territorio vi erano già presenti alcune associazioni che si occupavano di danze e percussioni africane, ma quell’anno in particolare, nel 2004, sentimmo l’esigenza di avviare un percorso che fosse nostro: nacque così Officine Artistiche. In un primo momento l’associazione racchiudeva al suo interno molteplici discipline, tuttavia nell’arco di pochi anni prevalse un maggiore interesse per la danza e per la musica in particolare e decidemmo quindi di focalizzarci e di lavorare su questi due aspetti. Quindici anni fa iniziammo con due corsi di danza e alcuni laboratori di percussioni, ad oggi abbiamo un’offerta di dodici corsi pensati per tutte le età, che trovano la loro principale matrice nell’Africa occidentale, dalla Guinea, al Burkina Faso, al Mali, fino alla Costa d’Avorio.
Per quanto riguarda poi la struttura dell’associazione il direttivo si compone di cinque persone: io che al contempo insegno anche danza, Valentina Albertini, anche insegnante di danza, Luca Zugna, insegnante di percussioni che si occupa anche dei corsi musicali pensati per i più piccoli, Elena Lagonigro che si occupa assieme a me dei corsi di danza e movimento dedicati ai bambini, affiancando Luca Zugna nei corsi musicali per i più piccoli e Claudia Brandolin. Si aggiunge poi al nostro team anche Paolo Galimberti per la parte di percussioni e per il laboratorio ritmico. Come soci invece saremo nel complesso più o meno 140, quasi tutti di Trieste o delle zone limitrofe.”

Quali sono le attività offerte dall’associazione e a chi sono rivolte?

“Officine Artistiche si rivolge a tutti senza limiti di alcun tipo. La nostra associazione offre due corsi di percussioni, un laboratorio ritmico pensato ad hoc per le ballerine, in modo da insegnare loro qual è il legame tra la danza e la musica, e corsi di danza d’espressione africana suddivisi in tre livelli, così chiamata perché è questo il nome che gli è stato attribuito quando si è sviluppata in Europa e anche perché noi abbiamo studiato le danze tradizionali dell’Africa sulle quali è stato però poi avviato uno studio ed una loro successiva rielaborazione. Offriamo poi corsi di danza afro e afro-cubana, corsi per bambini divisi in fasce di età, nonché percorsi musicali e di movimento, e abbiamo poi il corso di ‘Dundun Danse’ o “danza sui tamburi bassi” una delle espressioni di maggiore impatto per chi non conosce l’afro dove sono le ballerine che, oltre a danzare, suonano un tamburo, alternando passi di danza e fasi ritmiche; fattore importante è poi che tutti i nostri corsi si svolgono con musica suonata dal vivo. Infine, durante il corso dell’anno organizziamo anche alcuni stage dove chiamiamo insegnanti internazionali e a partire da martedì 25 giugno svolgeremo anche alcune lezioni aperte all’interno dello spazio Energia Vitale dell’Ausonia, un’attività che proseguirà per tutta la stagione estiva fino al mese di settembre, periodo in cui ripartiranno i corsi annuali.”

Poco tempo fa si è svolto il vostro spettacolo intitolato “Anitié”, di che cosa si tratta?

“Anitié è un saggio di fine anno che non vuole però essere un classico saggio: innanzitutto il nome ‘Anitié’ significa ‘grazie’ ed è stato il nostro modo per ringraziare l’Africa e tutto quello che ci ha dato fino ad ora. Inoltre, abbiamo cercato con questo spettacolo di raccontare qualcosa, scegliendo quindi un tema o un messaggio e ‘teatralizzandolo’ e creando una storia ed un filo conduttore che fossero in grado di coinvolgere il pubblico. Quest’anno abbiamo voluto raccontare le nostre esperienze vissute in Africa, dove siamo andati per apprendere da vicino ciò che è alla base della nostra arte; abbiamo quindi cercato di portare in scena, attraverso la musica e la danza, le esperienze e le situazioni che abbiamo vissuto, dalle più divertenti alle più profonde.”

A chi si approccia ad esso per la prima volta, come spiegheresti che cos’è l’afro nella musica e nella danza?

“Solitamente quando qualcuno mi chiede di che cosa si tratta io rispondo ‘vieni a provare’, perché questo è effettivamente l’unico modo per capire, ovvero sperimentare attraverso il corpo. Nel corso degli anni inoltre, ho riscontrato che se da un lato con la danza e con la musica africana vi è un elemento di immediatezza, sia nell’apprendimento che nel benessere, dall’altro ci vogliono in realtà molti anni per imparare non solo la tecnica ma soprattutto i diversi codici musicali, fondamentali per riuscire a comprendere e ad apprendere fino in fondo questa tipologia di arte. A livello generale possiamo dire che per quanto concerne la danza vengono coinvolti moltissimo il bacino e lo sterno, quest’ultimo è infatti tra gli elementi più mobili in queste tipologie di ballo e in generale è quasi sempre coinvolto.”

[Donatella Bolognini: legata fin da piccola al mondo della danza, si trasferisce a Trieste dove frequenta l’Università degli Studi di Trieste. Dopo un periodo di pausa dalla danza, nel 1997 si approccia e prova per la prima volta un corso di danza africana, da qui l’avvio della sua grande passione: frequenta numerosi corsi e stage nazionali ed internazionali continuando a studiare e ad affinare la tecnica e frequentando, lo scorso anno, stage intensivi in Senegal e in Mali. Nel 2004 fonda Officine Artistiche, dove attualmente insegna danza d’espressione africana, danza sui tamburi bassi, laboratorio ritmico, danza afro e afro-cubana e danza africana per bambini, coordinando inoltre le diverse attività culturali e artistiche dell’associazione come stage, laboratori, conferenze, spettacoli e animazioni.]

Foto dello spettacolo “Anitié” – [credit Roberto Srelz]: