14.05.2019 – 08.18 – Il genitore è un ruolo difficile, ma lo diventa ancor di più quando affrontato in un ambiente quale il carcere; perché tra le sbarre non sono pochi i papà e le mamme. Leo Ortolani affronterà questo difficile tema, intrecciato a un altro, ovvero l’adozione, con uno dei suoi ultimi volumi, “Due figlie e altri animali feroci“, presentato alla Casa Circondariale di Trieste. È raro che un autore scelga di uscire dai classici confini di biblioteche e librerie per presentare le proprie opere, nonostante Ortolani non sia in alcun modo uno scrittore/fumettista “tradizionale”.
L’incontro, previsto sabato 18 maggio 2019, propone la storia personale di una famiglia e di una genitorialità fortemente cercata e voluta. Una genitorialità consapevole che ha dovuto “soffrire” una gestazione di 10 anni per giungere finalmente a compimento. Un parto lungo e complicato ma che ha visto la nascita di due bimbe e ha permesso l’inizio di una nuova avventura.
Leo Ortolani ha scelto lo strumento delle lettere, con le quali l’esperienza – in questo caso un’adozione a distanza, addirittura in Colombia – viene cristallizzata, conservata con tutti i suoi sentimenti e incertezze. La genitorialità infatti è un tema delicato, raramente affrontato in carcere, a causa della cronica mancanza di servizi deputati per l’infanzia, il disinteresse sul problema, pure presente, la falsa equivalenza che tutti i carcerati, non importa quale sia il reato, siano automaticamente cattivi genitori.
E allora, come ricorda il famoso personaggio della fortunata serie di Leo Ortolani, “fletto i muscoli e sono nel vuoto” perché non si è mai perfettamente pronti per la grande sfida che la genitorialità comporta, ma ogni genitore fa certamente del suo meglio.


