Gabriela Alarcón: desiderio, parola, depressione. Cambio di genere, godimento. Incontriamo la sessuologa.

03.05.2019 – 16.35 – Gabriela Alarcón, nata a Buenos Aires, vive a Trieste e lavora come psicologa, psicoterapeuta e sessuologa. Si è formata a Roma; attualmente si divide tra il suo studio privato e il lavoro presso la Clinica Urologica dell’ospedale di Trieste; ce lo racconterà lei stessa nell’intervista. È inoltre cantante di tango argentino: è uscito ad inizio anno un suo nuovo lavoro discografico, “Andanzas”.

Per quanto riguarda la sessualità e la psicoterapia, di cosa ti occupi nello specifico?

A parte le sedute individuali o di coppia, da anni seguo un centro molto importante a Trieste per il cambio di genere. Sono state operate moltissime persone che cambiano genere da maschio a femmina, o da femmina a maschio; il secondo caso capita meno (è più complesso, ci vogliono più interventi).

Il tuo lavoro di psicoterapeuta avviene in che parte di questo percorso?

La persona ha già attraversato tutto l’iter, ed è quindi già arrivata al punto di fare l’intervento. Seguo le persone nella degenza, che è molto articolata, ci sono molti passaggi important: vedersi per la prima volta, urinare, le dilatazioni. Dopo l’intervento non c’è una conclusione, bensì l’inizio di un nuovo percorso.

Riguardo una tematica molto attuale, si legge spesso che la depressione è la malattia del secolo; come mai?

Non essere in grado di essere sulla cresta dell’onda, come viene richiesto dalla società, porta molte persone a voler “scendere dal treno”. Sembra che si debba essere sempre vitali, solari, sempre al massimo, sempre a produrre, sempre a fare. A volte bisogna consentirsi di essere tristi, non c’è nulla di male ad esserlo; bisogna permettersi di stare anche male. Siamo esseri umani, non dobbiamo essere sempre performanti, sempre felici e contenti, o dover sempre dimostrare che stiamo al massimo.

Quanto è connesso, questo, con i Social Network?

La questione dell’immagine oggi è sicuramente centrale; lo specchio sociale, quello che gli altri fanno, non necessariamente corrisponde al vero. Bisogna mostrare quanto si è in grado, quanto si è ‘capaci di’; anche se non corrisponde. Ho un paziente che da quando ha disinstallato Facebook e Instagram è più tranquillo, perché si rattristava nel guardare tutti gli altri. Sembra che l’erba del vicino sia sempre più verde, che gli altri riescano in tutto. Si è anche persa la differenza tra pubblico e privato. Le difficoltà che riscontro di più sono quelle inerenti al rapporto con l’altro. La tecnologia ha sicuramente spronato le persone a raggiungere cose nuove e ha semplificato per molti versi la vita; per altri aspetti invece intralcia le relazioni umane. Per esempio, essere dipendenti dal cellulare per ricevere una risposta, andare in ansia se la risposta non arriva velocemente, pretendere che l’altro sia a disposizione. La fluidità dei rapporti umani, parlando con i termini di Bauman, anche nei rapporti amorosi; e la fatica che si fa a relazionarsi con l’altro ogni giorno. Sono le tematiche che riscontro spesso. La sessualità rischia di divenire un godimento tra tutti gli altri.

Cosa intendi con “un godimento tra tutti gli altri”?

I godimenti si sono moltiplicati. La sessualità una volta era un godimento particolare dell’essere umano; adesso, in questa società del consumo, è diventato ‘uno dei tanti godimenti’. Un modo per godere può essere anche stare attaccati tutti il giorno allo schermo, e non parlo della pornografia, che è un’altra questione ancora, ovviamente. Il godimento del corpo nella sessualità entra in concorrenza con tutta un’altra serie di godimenti nuovi che compaiono, anche legati alle nuove tecnologie.

In che modo influisce la pornografia online in questo?

La pornografia può incidere in modo positivo se la si sa utilizzare, per prendere spunti ed essere più creativi con il proprio partner. In modo molto negativo, invece, per l’immediatezza, per la mancanza di creatività all’opposto intesa come fantasia. È sempre a portata di mano ora, permette di raggiungere subito un piacere che poi diventa non tanto piacevole proprio perché così facilmente raggiungibile; questo impoverisce. Impoverisce la fantasia appunto, l’avvicinarsi all’altro, è tutto “prêt-à-porter”. Se utilizzata troppo spesso,  si rischia la dipendenza, ma soprattutto come dicevo, un grande impoverimento dei rapporti umani, non solo quelli sessuali.

Ci sono coppie che hanno fantasie non condivise, qualcosa che si desidera ma non viene ben accolto dal partner o rifiutato.

A volte si tratta di contrattare, di capire, e poi non è detto che tutte le fantasie siano fatte per portarle a compimento. L’importante è che un uomo o una donna sia soddisfatti della loro sessualità da come riescono a dare e ricevere piacere; è lì il punto poi ogni coppia si aggiorna e rinnova, specie se stanno assieme da molti anni o se è subentrata la routine. La questione è mantenere viva la fiamma. Sicuramente non bisogna dare nulla per scontato e quindi non dare per scontato l’altro. È importante imparare a condividere il piacere, i progetti, continuare a conquistare l’altro, non sedersi troppo nella coppia; ogni tanto bisogna risvegliarsi e capire come fare. Per esempio, si sente molto spesso questo per la donna quando diventa madre e un po’ si adagia, si dimentica di essere donna; mentre l’uomo la desidera ancora. Il desiderio è la cosa meno garantita negli esseri umani, non possiamo avere la garanzia del proprio desiderio verso l’altro. Ciò che si può fare è cercare di mantenersi “svegli”; non c’è una formula per mantenere una coppia insieme tutte la vita.

Cosa accade nelle dinamiche di coppia riguardo al desiderio?

In genere può capitare che uno abbia desiderio tutti i giorni e l’altro due volte alla settimana e quindi ci si viene incontro, è questo è normalissimo. Il problema è quando questo diventa tanto presente, se la persona non desidera avvicinarsi e la cosa si prolunga nel tempo; c’è il rischio che la coppia venga messa a repentaglio. Spesso si immagina che sia la donna che più spesso dice di no ma non necessariamente; il desiderio sessuale ipoattivo esiste e succede anche agli uomini. La donna si sente non desiderata; ma, in generale di solito chi ha un desiderio ipoattivo ce l’ha non solo verso il partner, ma verso tutti.

Per quanto riguarda la sessualità femminile ci sono alcuni articoli in cui si parla solo di orgasmo clitorideo.

Le donne hanno un altro rapporto con il piacere rispetto agli uomini; dire che esiste solo l’orgasmo clitorideo è un concetto molto maschile di pensare alla cosa. Consiglio il libro di Roberto Bernorio e Milena Passigato, “Il piacere al femminile”: hanno condotto sondaggi su Internet; è molto interessante la loro ricerca sull’universo femminile in Italia.

Gabriela, che cos’è per te la sessualità?

La sessualità è una sfera degli esseri umani fondamentale per la vita, che non solo implica la possibilità di trasmettersi e trascendere, ma anche di dare e ricevere piacere. È avere un rapporto con il proprio corpo che sicuramente non esula dal rapporto che abbiamo con la parola.

Cosa intendi?

La parola ci costituisce in quanto esseri umani, è la differenza tra animale e l’essere umano. Ma la parola non potrà mai dire tutto sul godimento del corpo, qualcosa resterà sempre opaco. Questo ci da’ la nostra singolarità, la dona a ognuno di noi; così come a ognuno di noi da’ un modo di godere diverso da tutti gli altri. Credo che la sessualità nell’essere umano unisca la parola al corpo; è un connubio tra la parola che ci costituisce e il corpo che noi abitiamo.

Ringrazio Gabriela Alarcón per le sue preziose parole; appuntamento alla prossima settimana per una nuova tappa del nostro viaggio!

[Chi fosse interessato ad informazioni può contattarmi come referente Rosso Limone alla mail: [email protected]]