04.05.2019 – 08.04 – Andrea Bochicchio, il nuovo presidente e Managing Director di Wärtsilä Italia, è il primo dirigente triestino a prendere il timone dello storico e importantissimo stabilimento di produzione e progettazione di motori marini e terrestri di grandi dimensioni di Bagnoli della Rosandra, a Trieste. Un’attività, quella incentrata sulla dieselistica, che nel corso dei molti anni trascorsi dalla costruzione dello stabilimento nel 1972 si è trasformata allargandosi ad altri processi e attività ad alta tecnologia che sono parte, oggi, di un concetto nuovo di propulsione e generazione di energia, perfettamente fusi all’interno della così denominata Industria 4.0. Del nuovo concetto di Industria 4.0, lo stabilimento triestino, centro d’eccellenza del Friuli Venezia Giulia, è uno dei fiori all’occhiello a livello mondiale. Bochicchio succede al genovese Guido Barbazza, che continuerà nel suo ruolo di Project Director all’interno di Wärtsilä Marine Business. La prima domanda che gli rivolgiamo riguarda proprio le ragioni dell’avvicendamento.
Bochicchio, come mai questo cambio al vertice, proprio nel momento in cui Wärtsilä Italia affronta ancora una volta una ristrutturazione?
Per il mercato internazionale è fondamentale essere molto rapidi. Occorre un approccio al cambiamento costruttivo e positivo. Questo avvicendamento ai vertici di Wärtsilä Italia rientra in un gioco di squadra, ed è parte della strategia internazionale; sono lieto di poter dare proprio adesso il mio contributo. A Guido Barbazza, che risiederà ora a Genova e si concentrerà sul Marine Power Solution, voglio indirizzare un ringraziamento particolare: ha svolto un lavoro focalizzato e molto orientato al business, ed è riuscito, con le sue capacità e la sua incisività, a sbloccare alcune situazioni che richiedevano da tempo un intervento, guidando una trasformazione importante. E contribuendo in modo fondamentale a far conoscere di più Wärtsilä nel mondo italiano: a farla apprezzare e, spesso, scoprire per la prima volta. È passata poco più di una settimana dalla mia nomina, ma un punto sul quale mi sono impegnato da subito è stato proprio quello della ristrutturazione aziendale.
Può dirci qualcosa su di essa? Sarà difficile, quale impatto avrà sui lavoratori dello stabilimento di Trieste?
La congiuntura economica per la nostra tipologia d’azienda, e lo sappiamo, non è certamente positiva. Anche Wärtsilä sta cercando di adottare una strategia che permetta di utilizzare tutte le possibili ottimizzazioni, per fornire buoni risultati ai suoi azionisti. La nostra attenzione è anche verso le tante persone che lavorano con noi, operando in tutto il mondo. Cercheremo, con il massimo impegno, di far incontrare il profitto con la sostenibilità: è una responsabilità che, sul territorio locale, sento molto forte. Gli impatti della ristrutturazione verranno minimizzati il più possibile: Trieste rimane importante per la Wärtsilä Corporation, e lo stabilimento rappresenta, per la società, un asset fondamentale. Lo dico con grande passione e convinzione: da triestino.
Un triestino per la prima volta al vertice; un presidente nato a Trieste, per un’azienda che di Trieste è un simbolo. C’è un po’ d’orgoglio?
Dire di no non sarebbe sincero. Lo sono d’azione, arrivato però da molto piccolo e mai più andato via, e quindi mi sento triestino fino al midollo. C’è. Come ho detto, ne sento anche la responsabilità. Lo stabilimento è stato, ed è, per la nostra città, importantissimo.
Si sente un manager di nuova generazione? Un manager ‘nativo digitale’?
La mia esperienza in Wärtsilä inizia nei primi anni 2000, e a quasi cinquant’anni non mi sento di definirmi un manager ‘nativo digitale’, no. Amo molto la tecnologia e l’innovazione, da sempre; il mio stile di management però si basa ancora su principi tradizionali. Direi: tradizionali e sani. Da quasi vent’anni ho il piacere e l’onore di essere in una bellissima realtà d’azienda. Ho anche l’orgoglio di essere partito dal basso, facendomi le ossa prima in un’officina di riparazioni navali assieme alla mia famiglia, e poi lavorando, in Wärtsilä, in molte aree: dalla produzione, all’ingegneria. Sono cresciuto grazie al lavoro fatto e alla fiducia di chi ha creduto in me e mi ha fatto da mentore: Sergio Razeto per primo, ma avrei tanti nomi. È il lavoro quotidiano fatto sul campo che mi ha permesso di capire gli aspetti dei nostri prodotti, assieme alla cosa più importante: Wärtsilä è fatta di oggetti, di soluzioni, di servizi. Ma anche di passione, di bravi colleghi e collaboratori. Di persone eccezionali.
L’azienda proseguirà nel percorso di digitalizzazione che l’ha portata a essere una delle più importanti ‘Industrie 4.0’ dell’Unione Europea?
Naturalmente. Vorrei però dire che il termine “Industria 4.0” lo trovo ormai molto usato. Troppo usato, e non sempre a proposito. È addirittura oggetto di speculazione, i consulenti si propongono ora a noi con l’ “Industria 5.0”. Preferisco quindi parlare di più di “Smart”, di “industria intelligente”. L’ambizione di diventare primi nell’ “industria intelligente” è nata tre anni fa, ed è diventata realtà. I risultati che talenti giovani e molto bravi sono riusciti a ottenere in così breve tempo con capacità e passione sono straordinari. Attorno a Wärtsilä Italia ruota ora una galassia di contributori, distributori e importanti soggetti esterni: scuole, università, centri di ricerca di eccellenza, istituti professionali. Di tutto il Friuli Venezia Giulia. La nostra “industria intelligente” è diventata una visione comune, un lavoro fatto assieme. È questa la cosa che mi entusiasma di più: invito tutti a venire a vedere come lavoriamo, come operano i nostri operai e i nostri impiegati. Stanno crescendo d’esperienza e competenza nella parte digitale tenendo salde tutte quelle che sono le esperienze e competenze di base dell’industria. Questo cambiamento coinvolge personale di tutte le età, ed è trasversale.
Il cambio di mentalità del quale proprio Guido Barbazza ci aveva parlato.
Parte tutto da esso. C’è stata un’evoluzione interna: un cambio di cultura, iniziato con la ristrutturazione e la trasformazione dello stabilimento nel nuovo “One Building”; è poi cresciuto tantissimo con la nostra “Operational Excellence”, e Trieste è stata la prima a vincere il premio di Wärtsilä Corporation dedicato a essa, e ad essere il pilota e l’esempio. Tramite l’”Operational Excellence”, l’eccellenza operativa, siamo arrivati alla rivoluzione digitale. Abbiamo fatto quel passo in più, siamo usciti dalla nostra zona di conforto; il passo in più ha avuto successo e ha coinvolto tutti.
Se dovesse spiegare in due parole l’ “Industria 4.0”? O l’industria digitalizzata, “intelligente”, come ha detto.
Condivido l’opinione di Claudio Taboga, che la semplifica, come concetto, in un modo molto bello: la digitalizzazione è come un amplificatore che fa arrivare la musica alle casse acustiche. Se la musica è pulita, si sentirà benissimo; se c’è del rumore di fondo, amplificheremo anche il rumore. Tradotto nell’ottica di un’industria digitalizzata significa questo: se ci sono processi robusti, consolidati attraverso l’analisi dei risultati, mirati all’ottimizzazione e all’eliminazione dello spreco, la digitalizzazione diventa un amplificatore che porta a uno straordinario miglioramento dei risultati. Altrimenti, si può tradurre in un disastro, e ti fa lavorare di più senza nessuno scopo, senza risultato.
Ritorno su un punto, mi scusi. Le difficoltà a seguito della ristrutturazione, però, ci saranno. Le persone sono preoccupate per i posti di lavoro: per la Wärtsilä di domani, che per Trieste è fondamentale.
Purtroppo, già da anni, non c’è stabilità. Diventa veramente difficile fare pianificazioni a medio o lungo termine, e predire quello che accadrà: su alcuni mercati particolari c’è una contrazione che è veramente molto forte, per moltissime ragioni, fra le quali quelle geopolitiche. Le difficoltà le stiamo incontrando. Cercheremo di trovare la soluzione in accordo con le istituzioni e le rappresentanze sindacali, per avere, su Trieste, meno conseguenze possibile. Purtroppo, ci saranno; non possiamo evitarle, di questo dobbiamo essere consapevoli.
Come pensate di affrontarle, da un punto di vista di personale e di competenze?
È necessario reinventarsi, in un ambiente che è, anche per noi, nuovo; che ci presenta condizioni mai affrontate prima. Dobbiamo farlo: dobbiamo cambiare velocemente, e dobbiamo essere bravi e rimanere competitivi. Possiamo farlo grazie a personale specializzato e in costante aggiornamento. Le competenze devono essere rinnovate. È fondamentale che anche gli asset diventino il più possibile flessibili: oggi, a Trieste, facciamo motori, ma non sappiamo come questi motori saranno fra dieci anni, e se fra dieci anni produrremo ancora degli oggetti che chiameremo ‘motori’ o che saranno qualcosa di diverso.
Un rinnovamento, per la ‘Grandi Motori’, senza più ‘motori grandi’?
No, no. Troppo avanti come visione: non voglio spaventare nessuno. I motori saranno il nostro prodotto ancora per molti anni. Il ‘come saranno fatti’, il ‘cosa creeremo a Trieste’, sarà diverso. Parleremo di motori come sistema integrato e ibrido, e il punto focale sarà il come poter sfruttare le nuove tecnologie, soprattutto sulla mobilità marina, nella maniera più semplice ed efficace per i nostri clienti. Dobbiamo ora trovare soluzioni che si integrino con altri prodotti, proprio come il sistema ibrido. E non solo questo: prendere un motore Diesel o Dual-Fuel, e una batteria, e metterli assieme, lo può fare quasi chiunque. Il come gestire il tutto, ottimizzando il circuito dell’energia in maniera efficace e il più personalizzata possibile all’esigenza del cliente, questo no, non può essere fatto da chiunque: richiede esperienza e Know-How. Fa la differenza: e in questo Wärtsilä è vincente. Quando parliamo di “motore ibrido”, in Wärtsilä non parliamo di motore -più- batteria -più- Power Management System: per noi queste tre componenti sono inscindibili. Sono un prodotto.
Parteciperete alle attività, e quindi agli affari, che si concretizzeranno lungo la “Nuova Via della Seta” e in “Free-este”?
Wärtsilä Italia è stata fra le prime aziende a credere fermamente nel progetto della zona franca, oggi ‘Fre-este’, insieme ai maggiori soggetti istituzionali come Interporto, Regione Friuli Venezia Giulia, Autorità di Sistema Portuale. Le opportunità di questa iniziativa – lo vediamo ogni giorno – gli interessi che essa genera a livello mondiale sono ora fatti, non più ipotesi. Wärtsilä vuole fare parte del gioco: i nostri clienti e i nostri fornitori sono in tutto il mondo, ed è quindi quello scenario internazionale di cui ha parlato Zeno D’Agostino. Importiamo da tutto il mondo, esportiamo in tutto il mondo, lavoriamo moltissimo con l’Asia; una trasformazione di alcuni prodotti in regime extra doganale, quindi, è una delle opportunità che stiamo già valutando come Wärtsilä Corporation. Non esistono ancora concetti ben definiti: la legislazione stessa si sta sviluppando, trasformando, ed è molto interessante per chi partecipa a questa grande iniziativa poter anche contribuire proprio allo studio e alla definizione delle regole. E vogliamo esserci assolutamente. La fase è embrionale, ma gli studi che stiamo facendo sono approfonditi. Concreti.
Le prospettive di nuovi posti di lavoro? Un traguardo, ad oggi, sembra già essere quello di conservarli.
Una cosa sono il futuro immediato, e la conservazione dei posti di lavoro. Un’altra, il futuro prossimo. Parliamo di meccatronica, di Data Mining. Di analisi dei dati. Di cobotica. Nuove professionalità, nuovo lavoro: fino a ieri, non c’erano, e portano anche nuove opportunità d’affari, ancora inesplorate. Questo rinnovamento delle professionalità inizia dalle famiglie, dalle scuole, dalle università, dalle piccole e medie imprese, e poi arriva all’industria. Creare assieme, avere lo stesso passo, la stessa passione: e farlo capire a tutta la filiera. Nella quale ci saranno aziende che lavorano assieme, che creano assieme, attraverso lo scambio dei dati e il collegamento degli ecosistemi di produzione. Ecco, qui posso dire qualcosa di ‘nativamente digitale’: collegando gli ecosistemi di produzione attraverso API, interfacce di programmazione, in filosofia Open Source.
L’industria metalmeccanica “Open Source” può quindi diventare realtà?
Lo è già. Si chiama Wärtsilä Italia.
Conta, l’Italia, in Europa, da un punto di vista industriale?
L’Italia deve contare in Europa. Per farlo, vanno interrotti tutti i vecchi schemi che ancora ci appesantiscono: uno fra tutti, l’insistere per voler fare tutto da soli. Serve una scossa. È necessario fare sistema ed essere all’avanguardia con le nuove tecnologie, creando soluzioni semplici che siano innovative e parte di una rivoluzione sostenibile. Vorrei anche dire, ed è importante, che Wärtsilä non vuole più essere solamente una realtà industriale. La nostra visione, oggi, è quella di aiutare la società a essere sostenibile attraverso la tecnologia intelligente. Questa visione sta guidando i nostri principi, i nostri valori, i nostri investimenti, le priorità, la scelta dei partner con cui vogliamo lavorare e le competenze che vogliamo creare e di cui abbiamo bisogno.
La prossima sfida di Wärtsilä?
Abbiamo lanciato un’importante iniziativa: “Horizons”. Si sviluppa a livello mondiale, e ha già coinvolto importanti città portuali come Amburgo e Singapore. Toccherà Trieste il 9 maggio, fra pochi giorni. Noi tutti dipendiamo in gran parte dall’acqua, dal mare: una nostra responsabilità collettiva ed etica è quella di difendere questa fonte di vita e, a tutti gli effetti, di benessere. Con questo evento miriamo a riunire attorno allo stesso tavolo tutte le figure influenti, nelle diverse città portuali, per spronarle a esaminare le problematiche di carattere ambientale relative all’interazione fra il sistema marittimo portuale e la città stessa. Vogliamo rendere i porti e tutto il contesto marittimo più eco-sostenibile, cercando, nel frattempo, di eliminare gli sprechi nella filiera distributiva, per essere efficienti e ‘Green’. In una città come Trieste, questi aspetti sono di enorme valenza: il ruolo del porto di Trieste è sempre più importante, e diventerà strategico sia a livello nazionale che internazionale. Sarà di fondamentale importanza nel commercio globale, ed è importante che questa evoluzione avvenga in maniera sostenibile. Lo dobbiamo ai nostri figli: lo vediamo ogni giorno, dai messaggi e dai segnali allarmanti che ci arrivano. Non possiamo più permetterci di essere totalmente inermi, né possiamo voltarci e non guardare.
La sua più grande passione?
Le persone. Vivere fra i sorrisi dei collaboratori; lavorare assieme.








