Soldi falsi per un caffè. Il Diritto 4.0

05.03.2019 – 12.15 – Un signore entra in un negozio e cerca di pagare con due banconote da 20 euro false. Alla cassa se ne accorgono, chiamano la forza pubblica e si scopre che l’uomo aveva con sé altre 3 banconote contraffatte.

Come le ha avute?

“Me le hanno date di resto pochi giorni fa, quando ho pagato un caffè con una banconota da 200 euro.”

Dove?

“Non ricordo.”

La difesa dell’uomo non viene creduta, e l’uomo viene condannato ad un anno di prigione. Trovando ingiusta la condanna, il signore impugna la sentenza e, così, la sua difesa viene valutata dalla Corte di Cassazione (Cassazione Penale n. 8432/2019). L’uomo insiste di non avere le conoscenze di una cassiera nel distinguere le banconote false da quelle vere. Ed osserva che, nel portafogli, aveva anche delle banconote vere, a riprova del fatto (dice lui) che gli avevano dato un resto di banconote miste, vere e false, per trarlo meglio in inganno. Eppoi, egli continua, si è trattato di un importo molto modesto: 100 euro in tutto, di cui solo 40 spesi.

Ma anche in Cassazione le cose non gli vanno meglio. Infatti, viene osservato che “non è credibile che l’imputato abbia pagato una consumazione in un bar con una banconota da 200 Euro e che è ancor meno credibile che egli non ricordasse il nome, la via, la zona di un locale dove, a suo dire, solo due giorni prima aveva pagato con una banconota da 200 Euro: di qui la conclusione che l’imputato aveva ricevuto le banconote nella consapevolezza della loro falsità”. Viene discusso anche il fatto che i falsi fossero grossolani; ma l’accertamento della falsità delle banconote è avvenuto dopo che la cassiera, pur abituata a maneggiare denaro, ha avuto dei dubbi sulla loro genuinità, tanto da confrontarsi con alcuni colleghi e solo dopo che le banconote furono verificate da un apposito apparecchio. Pertanto, tanto grossolani i falsi non erano.

Quanto alla tenuità dell’importo, i Giudice non fanno sconti: 100 euro sono sempre 100 euro, importo tutt’altro che irrilevante.

La condanna dell’imputato ad un anno di reclusione viene così confermata in via definitiva; con l’aggiunta di un’ammenda di 3.000,00 euro per aver resistito al giudizio con argomenti infondati.

avv. Guendal Cecovini Amigoni

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