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martedì, 4 Ottobre 2022

Quando si costruisce la casa del partner. E poi ci si lascia. Il Diritto 4.0

18.02.2019 – 16.24 – Ecco un caso abbastanza frequente: una coppia impegna tempo e denaro per costruire la casa dove vivere, ma la casa è intestata a uno solo dei due. In caso di separazione, quando la relazione finisce e la convivenza cessa, cosa può chiedere il partner che ha finanziato la casa senza esserne proprietario?

Di un caso come questo si è occupata la Corte di Cassazione (sentenza 14732/18). Una ex-partner si lamenta col giudice che, durante una relazione durata 14 anni, entrambi avevano contribuito con denaro e lavoro alla costruzione della casa, in cui poi avevano convissuto per 4 anni.

La casa, però, era stata realizzata sul fondo dell’altro partner, che era divenuto proprietario esclusivo della casa. Al momento della separazione, il partner “proprietario” aveva tenuto per sé la casa e gli arredi, ma tutto era stato costruito e comprato con le risorse economiche e con il lavoro di entrambi. La Corte di Cassazione si trova così a dover ragionare sulla cessazione di una relazione affettiva, individuando i principi da applicare per regolare i rapporti patrimoniali tra gli ex partners e per dividere il patrimonio comune.

Quali principi vanno applicati?

Il conferimento di denaro e del proprio tempo libero, impegnato in ore di lavoro per la costruzione della casa che doveva essere la dimora comune, è stato senz’altro volontario da parte di entrambi i partner. Però, esso non è stato effettuato dalla donna in favore esclusivo dell’uomo, per aiutarlo a costruire la sua casa, bensì è stato effettuato dalla donna in vista della costruzione di un futuro comune, cioè per costruire un immobile che poi avrebbero goduto insieme, all’interno del loro rapporto, per consentire ad entrambi di coabitare in una casa che avevano progettato e costruito anche materialmente insieme, nell’ambito e per la realizzazione di un progetto comune.
Nel momento in cui il rapporto sentimentale si scioglie, al convivente che non si è tutelato non potrà essere riconosciuta la comproprietà del bene che ha collaborato a costruire con il suo apporto economico e lavorativo.

Ma non tutto è perduto.
Infatti, decide la Cassazione, il partner “non proprietario” avrà comunque diritto a recuperare il denaro che ha versato e ad essere indennizzato per le energie lavorative impiegate.
Pertanto, qualora i contributi, in lavoro o in natura, siano state spontaneamente dati in vista della realizzazione di un progetto comune, essi andranno integralmente rimborsati, poiché il partner “proprietario” non può arricchirsi del denaro e del lavoro dell’altro.
Attenzione che, in questo caso, hanno avuto particolare importanza due circostanze: il lungo tempo del rapporto (14 anni) ed il fatto che si trattava di esborsi consistenti rispetto ai mezzi economici della coppia.

avv. Guendal Cecovini Amigoni
Trieste – Gorizia – Udine

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