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sabato, 25 Giugno 2022

Inail e cuneo fiscale: cambia finalmente qualcosa. Luigi Di Maio firma il decreto.

28.02.2019 – 14.43 – Il cuneo fiscale. Da molto tempo l’Italia è uno dei paesi dell’Ocse nei quali la tassazione sui redditi da lavoro è più alta: questo ha contribuito, negli anni, ad abbassare drasticamente la competitività delle imprese, sia nazionali che locali sul territorio del Friuli Venezia Giulia, rendendo più difficile rimanere sul mercato in particolare con la vicinanza a paesi europei che hanno regimi fiscali più leggeri e cancellando di fatto le opportunità, per chi ha perso il lavoro stabile, di trovarne un altro. L’impresa non ti assume: costi troppo anche se non prendi tanto, e questa situazione è stata più volte denunciata come importante causa della crescita della disoccupazione.

Il cuneo fiscale spiegato in altre parole rappresenta infatti la differenza fra quanto l’azienda paga per poter avere un lavoratore alle proprie dipendenze e quanto, a quello stesso lavoratore, rimane in tasca tolto quello che lo Stato trattiene. Nel 2018, il cuneo fiscale italiano era del 47,7%, poco dopo la Germania (50%) e il Belgio (53,7%). Su una busta paga di 780 euro, così per dare un numero d’esempio, il lavoratore ne porta a casa 400 o poco più. Il prelievo da parte dello Stato, inoltre, negli ultimi anni è stato in crescita, in controtendenza con gli altri paesi occidentali. Le motivazioni per le quali il cuneo fiscale è cresciuto sono molteplici, ma indubbiamente hanno influito su di esso l’altissima evasione fiscale e l’incidenza della spesa assistenziale, in particolare per i pensionati e gli anziani: sul prelievo in busta paga si è scaricata in maniera pesante la necessità dello Stato di compensare, prelevando da chi non può nascondere niente, le spese fatte da altre parti.

Ora la situazione cambia. Il Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, ha firmato il decreto che riduce di circa un terzo le tariffe INAIL per il 2019, che scendono del 32,72% e contribuiscono così a ridurre proprio il cuneo fiscale. I tariffari, nella nuova formulazione, sono stati differenziati e resi più aderenti all’attuale fattore di rischio lavorativo, con l’inserimento di nuovi tipi di attività più moderne e tecnologicamente avanzate e l’eliminazione dal tariffario di circa 150 voci obsolete, tipiche di un contesto del mondo del lavoro che è invece cambiato profondamente negli ultimi anni. Sono stati confermati, inoltre, gli interventi a sostegno della prevenzione: più salute e sicurezza nel lavoro, quindi, inclusa la formazione specifica. Razionalizzazione doverosa con effetti da monitorare, naturalmente, e per gli eventuali riflessi in busta paga è solo un primo passo.

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