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giovedì, 18 Agosto 2022

“Trieste a tutta birra”: l’eredità nascosta delle birrerie triestine

19.12.2018 – 08.34 – La velocità di un’auto è da tempo immemore commisurata ai cavalli nel motore e a sua volta questo riferimento deriva dall’utilizzo, secoli addietro, del nobile destriero come principale mezzo di trasporto, nelle forme delle carrozze, dei calessi, dei carri di campagna…
Quando, alla guida della propria automobile, si preme sull’acceleratore e si guida senza freni, a velocità spericolata, si va “a tutta birra”.
In questo caso l’espressione è direttamente collegata ai cavalli del motore, perché un tempo quando si doveva dare “una marcia in più” alla propria cavalcatura, la si abbeverava con la bionda bevanda.
Una sostanza rivitalizzante, un “dopante” d’altri tempi: tutt’ora, nelle gare ippiche, si consiglia di mescolare lievito di birra al cibo del cavallo prima della corsa.
È interessante, a questo proposito, come in Francia l’espressione “à toute bride”, tradotto come “a briglia sciolta”, assomigli al nostro “a tutta birra”, lasciando interdetti se il proverbio derivi dalla corruzione del francese o dall’usanza medievale di condividere la birra con il proprio equino compagno.
Trieste a tutta birra”, scatenato volume dell’infaticabile giornalista Riccardo Tosques e dell’eclettica fotografa Roberta Radini, tiene fede a questo motto, consegnando al lettore una guida alle birrerie della città degna di una corsa all’ippodromo, di uno scatenato galoppo spinto fino agli estremi limiti, senza concedere tregua a un lettore sovraccarico di storie e aneddoti, di ritratti e fotografie dove la birra rimane regina incontrastata.

Il volume, nonostante un’apparenza dolce e divulgativa, si rivela in realtà a una lettura attenta sorprendentemente denso: la copertina morbida e ambrata nasconde centoventi sottili pagine dove consigli e informazioni spumeggiano come la miglior birra spillata.
Un’edizione innegabilmente economica, con un occhio di riguardo a chi ricerca un regalo natalizio, ma capace di rivelarsi ricca di visuali e contenuti, con un notevole sfoggio di abilità dalla piccola casa editrice Mittelcom.
La partenza è breve, innocua: una gustosa piccola birra, consegnata dalla briosa introduzione di Pietro Spirito. Chi aveva apprezzato la mia breve rassegna sulle birrerie asburgiche dell’Ottocento gusterà con piacere – spero! – l’introduzione storica, dove approfondisco l’argomento. Il saggio include uno studio sull’ascesa e caduta della Fabbrica e Birreria Dreher, orgoglio triestino troppe volte dimenticato dalla cittadinanza, nonostante il suo contributo plurisecolare alla storia della città.
Dopo questo primo, poderoso, attacco alcolico “Trieste a tutta birra” entra nel vivo con la prima parte dedicata ai micro birrifici e ai brew pub: si dispiega allora la ricchezza dell’indagine giornalistica di Tosques e Radini, laddove i riferimenti storici e le citazioni del primo completano alla perfezione l’apparato fotografico del secondo, proprio di boccali, di botti, di mastri birrai colti nel piacere di un lavoro mai così vivo.
Piuttosto alticci dopo questo iniziale assaggio, si entra nel vivo della guida con il capitolo dedicato alle birrerie e i pub di Trieste: locali storici, così come ultimi arrivati, ciascheduno caratterizzato dall’amore e dalla professionalità verso la bionda bevanda degli dei.
Ogni pub e ogni birreria, grande o piccola che sia, viene indagata a fondo, con intelligenza e accortezza. I gestori svelano tic e passioni, mentre il lettore viene informato delle birre e delle carni, oltre che dei contatti social e dell’indirizzo, financo a una classifica della migliore “cervogia” disponibile.
Incerti sulle gambe e con la felicità propria dell’ebbro, non rimane allora che l’ultimo capitolo dedicato ai negozi specializzati nella vendita di birra: shops e rivendite ricchissime nell’offerta, eppure piccole e conviviali, pronte a guidare il cliente nella scelta più oculata.
Rincasati dopo questa traversata nel mare alcolico triestino, si può infine far leggere all’amico astemio il vocabolario in coda alla guida, onde evangelizzarlo al credo birraio.

Taverna ai Mastri d’Arme, via di Tor Bandena, 3/A

Notevolissimo come la diversa storia dei locali, grandi e piccoli, vecchi e recenti, dimostri una sostanziale unitarietà, un filo rosso di scelte e registri involontariamente condivisi.
Questi elementi ricorrenti si rivelano caratteristici tanto di Trieste, quanto della cultura birraia e sono preziosi, perchè trasversali a luoghi e gestori diversissimi tra loro.
La birra artigianale, la birra specializzata, la birra prodotta non solo dalle piccole, ma dalle “microrealtà sul territorio, dominano i locali e scacciano la tirannia delle multinazionali, verso cui il disprezzo appare condiviso all’unanimità. Persino quando il locale è storico e risale agli anni precedenti all’attuale trend della birra artigianale, c’è una ricerca, una cura nella selezione e nell’offerta delle bevande unica nel suo genere. Non c’è un singolo mastro birraio, un singolo locale dove non traspaia una passione verso la birra superiore a ogni altra considerazione.
Questo calore viene spontaneamente riflesso nelle oltre duecento foto della Radini: il marrone, l’ocra, il bianco, l’oro e il rosso bene si prestano a trasmettere nel lettore un’allegria naturale e casereccia, propria di persone, non di aziende.
La fotografa doveva fronteggiare una difficile sfida: catturare qualcosa d’impalpabile come la birra, senza banalizzarla negli spot pubblicitari a cui si è ormai assuefatti, ma nel contempo lavorando in condizioni quali i pub e le birrerie dalla difficile luminosità.
Ne risulta un’attenzione al dettaglio, alla scenetta, al particolare piuttosto rara, dove l’occhio viene catturato dall’elemento singolo, raramente dall’insieme. Un fascino particolare riveste in tal senso l’apparecchiatura industriale delle diverse birrerie, futuristica, eppure così retrò, nell’essere pesante e voluminosa, lontana dal minimalismo imperante oggigiorno.
Come osservo nell’introduzione, la diffusione della birra è stata una conseguenza dello stabilirsi della comunità tedesca, tanto dall’Austria, quanto dagli staterelli della Germania meridionale, tra Settecento e Ottocento. Rimane però sorprendente la quantità di birrerie triestine dove quest’elemento tedesco, seppure stereotipato, riaffiori con forza: non si contano le collaborazioni con i birrifici austriaci e bavaresi, mentre l’arredamento contiene spesso un riferimento “nordico”.
Il lettore scopre così birrerie austriache e bavaresi, ma quanto impressiona è fino a quale livello persino i pub inglesi e le birrerie “generiche” contengano riferimenti germanici.
Il sostrato tedesco della cultura birraia triestina sembra esercitare a distanza di secoli un’influenza impossibile da ignorare: forse una suggestione architettonica, forse la naturale conseguenza della posizione geografica della città.

La guida di “Trieste a tutta birra” illustra locali storici, ormai affermati da decenni nel tessuto cittadino, ma presenta anche nuove realtà, nate sull’onda della rivoluzione birraia degli ultimi anni.
Quando la birreria risale agli anni ottanta e novanta del Novecento si avverte all’istante il richiamo di una triestinità chiara e riconoscibile.
I nuovi locali spesso presentano gestori provenienti dall’entroterra o d’altre regioni dell’Italia; eppure, al di là della comune passione per la bevanda, le birrerie mantengono una “triestinità” di fondo immediatamente percepibile, ammessa dagli stessi birrai, che riconoscono la necessità di adattare la birreria al peculiare ambiente cittadino.
Siano vecchie o nuove birrerie, la guida pertanto presenta locali ciascuno a suo modo unici, ma nel contempo tutti caratterizzati da un’impalpabile “triestinità”, che si traduce nel gusto nordico, nell’amore per la storia, nella predilezione per una cucina e una birra semplici, ma qualitativamente elevati.
Questa orgogliosa diversità, accomunata al contempo da un’indecifrabile matrice comune, simboleggia perfettamente tanto la natura di Trieste, quanto la cultura della birra artigianale.

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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